Terrorismo, pordenonese studia tecnologie per stanare gli attentatori

Sabrina Magris, nel riquadro, ricercatrice di psicologia e antiterrorismo

Protagonista la trentenne Sabrina Magris: suo anche il progetto degli occhi elettronici che leggono le frequenze cerebrali

PORDENONE. Quando talento, competenza e passione si fondono, i risultati non possono che essere di assoluto rilievo. È il caso di Sabrina Magris, trentenne di Pordenone studiosa di psicologia e antiterrorismo.

Agli onori delle cronache per lo studio che contrasta la cosiddetta droga dello stupro, Magris in realtà è impegnata anche nello studio di tecnologie e materiali, per stanare i terroristi.

A breve verranno installate in un aeroporto canadese e in uno del Nord Italia delle particolari telecamere, che presentano aspetti assolutamente innovativi: occhi elettronici capaci di leggere le frequenze cerebrali dei viaggiatori in attesa.

Questo consentirà, attraverso l'analisi degli impulsi, di individuare possibili terroristi o persone in possesso di sostanze stupefacenti.

«E’ una novità assoluta, che potrebbe risultare determinante in un periodo storico come quello attuale», sottolinea la ricercatrice pordenonese.

Magris, inoltre, negli anni scorsi ha realizzato uno studio finalizzato a porre in correlazione colore e materiale di un’arma con la possibilità di eludere i controlli al metal detector e attraverso altri sistemi.

Un lavoro tornato d’attualità con l’ultimo attentato di matrice islamica che si è registrato a Londra, dove gli jihadisti hanno utilizzato coltelli col manico in ceramica e di colore viola: una combinazione capace di sfuggire ai controlli.

Due anni fa, Magris aveva realizzato una serie di studi sul tema grazie alla collaborazione di una banca situata nel centro della città: l’istituto di credito, appreso l’esito del lavoro della ricercatrice, aveva disposto una serie ci cambiamenti dei sistemi di sicurezza.

Magris, insomma, tiene alto nel mondo il nome di Pordenone, ma, nonostante i tanti, brillanti risultati conseguiti, ha ancora un sogno da realizzare.

«Mi piacerebbe che le materie di cui mi occupo da anni divenissero oggetto di studio all’università, magari anche a Pordenone – evidenzia la ricercatrice –. Il momento storico attuale, a mio giudizio, dovrebbe spingere il mondo accademico italiano a introdurre in determinati percorsi di studio queste materie.

Abbiamo già avviato un progetto in tal senso, vedremo che esito produrrà». Nei giorni scorsi, dopo i fatti di piazza San Carlo a Torino, il ministro dell’Interno Minniti e il capo della Polizia Gabrielli hanno evidenziato che per la sicurezza delle città devono essere addestrati polizia locale e Protezione civile.

«Questa idea nasce da un progetto realizzato da me e dalla mia struttura per Roma Capitale nei mesi precedenti il Giubileo del 2015, quando Gabrielli era prefetto di Roma – conclude Magris –. Su mio progetto, la mia struttura formò polizia locale di Roma Capitale, Protezione civile, i tassisti di Roma e la sicurezza di Atac (trasporti) per supporto antiterrorismo, legando il tutto al numero unico 112 del Lazio».

Magris, come detto, è stata premiata a Orlando, negli Usa, alla conferenza mondiale degli esperti nella lotta alla cosiddetta droga dello stupro (sostanza che stordisce la vittima non consentendole di ricordare quanto accaduto).

La ricerca realizzata dal team dell’Ecole Universitarie Internationale è l’unico studio europeo tra i quindici selezionati, a fronte di migliaia di piani di lavoro presentati.

Il gruppo di lavoro, formato da Magris e da altre quattro studiose italiane, è impegnato da un anno nella definizione di un sistema capace di integrare l’aspetto medico con quello investigativo.

«L’aggregazione di questi due elementi – spiega la studiosa – può essere determinante nel risalire a chi ha fatto assumere questo tipo di sostanza alla vittima: attuando fattori d’indagine fin dal ricovero in ospedale, infatti, si hanno più possibilità di individuare l’autore della violenza».

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