Rifugiati in provincia di Pordenone, altri arrivi e dubbi sul dormitorio

La prossima settimana altri 15 migranti dal Sud, problema decoro nei parchi. Il prefetto sullo stabile della Cri: «Città congestionata, l’avrei preferito fuori»

Gli arrivi dei richiedenti asilo non si fermano. E la provincia di Pordenone, dopo tantissimo tempo, dovrà farsi carico di migranti trasferiti dalle regioni del sud. Non più solo quelli che arrivano dalla rotta balcanica, quindi. «Non ci voleva ma non possiamo fare diversamente – spiega il prefetto Maria Rosaria Laganà –. La prossima settimana arriveranno in regione una cinqunatina di migranti e andranno distribuiti nelle varie province. A Pordenone ne arriveranno tra i dieci e i quindici».

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Nel comitato per l’ordine e la sicurezza di ieri mattina si è discusso anche di questo e più in generale delle misure che l’amministrazione Ciriani sta cercando di incrementare per garantire la sicurezza e il decoro in città. C’è la situazione di via Bertossi – di cui riferiamo nell’articolo della pagina accanto –, ma c’anche la concentrazione dei richiedenti asilo nei parchi che genera problematiche legate al decoro, come segnalato più volte dai cittadini anche per quanto riguarda il fossato davanti alla caserma Monti.



«Le misure che l’amministrazione vuole attuare per garantire il decoro non possono che trovarci favorevoli. Anche le pattuglie aggiuntive della polizia municipale – spiega il prefetto Laganà – sono un aiuto ulteriore in una situazione non facile. La Questura in particolare ha gli organici all’osso, ma devo dire che è stato fatto un lavoro di riorganizzazione che, anche grazie al supporto dell’unità anticrimine di Padova, ci ha permesso di ridurre l’incidenza dei reati nel territorio. Un rafforzamento di queste attività di queste attività di controllo è particolarmente utile per consolidare i risultati».

Per quanto riguarda la gestione dei richiedenti asilo, è stato affrontato anche il tema del dormitorio della Croce rossa in via Rotate. «Ho avuto già modo di incontrare il presidente Giovanni Antonaglia e di parlare con lui – prosegue il prefetto – e di analizzare gli aspetti positivi e quelli critici del progetto. L’ideale sarebbe che un servizio di questo tipo nascesse in un altro comune, meno congestionato rispetto a Pordenone, ma è altrettanto vero che i richiedenti asilo arrivano in città per cui la prima emergenza è qui». Laganà conferma che la Prefettura non ha poteri autorizzativi nei confronti della Croce rossa, al massimo li potrà avere il Comune. Nelle ultime settimane i numeri hanno ricominciato a crescere – più di 60 senza un tetto sulla testa – e se ne sono accorti anche i pordenonesi, sia per la concentrazione davanti all’hub, sia per la presenza di gruppi numerosi anche nei parchi. Quest’ultima tendenza ha spinto il Comune a decidere di aumentare ulteriormente la presenza della polizia municipale nel territorio.

Sull’accoglienza dei migranti che hanno titolo per entrare nel programma finanziato dal ministero dell’Interno, la linea della Prefettura resta quella dell’accoglienza diffusa, che ha permesso di allargare le maglie dell’accoglienza ad altri cinque Comune. Sulla carta sono già 33, ma per rendere operativi i nuovi posti nservono alcuni lavori e interventi di manutenzione.

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