Friuli e Slovenia, terremoti diversi

«L’energia irradiata oltre confine non può innescare eventi qui». Sequenza sismica non ancora conclusa

Il terremoto di Tolmezzo è un nuovo evento sismico che non ha nulla a che vedere con quello avvertito a Plezzo (Slovenia) qualche giorno fa. Venerdì sera la Carnia non è stata interessata dalla sequenza sismica slovena, bensì da un nuovo movimento tellurico con magnitudo quasi uguale a quella registrata oltre confine: 3,8 della scala Richter.

La scossa che ha creato molto panico tra la gente sprofondata, come sempre accade dal 1976, nel dramma di 40 anni fa, è stata localizzata a 12 chilometri di profondità con epicentro sotto il monte Strabut, a circa 3 chilometri a nord-ovest da Tolmezzo.

«Il comportamento sismico registrato in Slovenia è diverso da quello rilevato nell’area tolmezzina. La magnitudo del terremoto di Plezzo – spiega il sismologo Gianni Bressan del Centro ricerche sismologiche dell’Ogs – è risultata pari a 3,8 gradi della scala Richter, ma l’energia irradiata non è sufficiente per innescare un terremoto a Tolmezzo di 3,8 gradi Richter».

A questo punto, proprio perché si tratta di un evento tellurico a se stante, la domanda d’obbligo non può che essere: Trattandosi di un nuovo terremoto, dobbiamo attendere la sequenza sismica? «Alla luce di tutte le sequenze sismiche studiate finora – risponde Bressan – c’è sempre la possibilità che possa avvenire un terremoto di magnitudo comparabile a quello di ieri (venerdì ndr) oppure entro un grado più basso, con probabilità più alta, nei primi tre, quattro giorni dall’evento, fino a circa tre settimane».

Il rischio di andare incontro a una possibile sequenza sismica, insomma, non è ancora passato.

Non lo è anche se, da venerdì alle 18.39, l’ora in cui è stato avvertito il sisma, il Centro sismologico ha registrato, alle 18.48 di ieri, un’unica scossa di assestamento di magnitudo 1,9 Richter. Tenuto conto che la Regione ha classificato il territorio in tre categorie sismiche, prima, seconda e terza, l’area di Tolmezzo rientra nella seconda. Gemona e tutta la zona del cratere del 6 maggio, invece, sono stata collocate in cima alla classifica.

Ma torniamo alla Carnia, zona sismica da sempre. Nella sequenza registrata dal Centro sismologico nei suoi primi 40 anni di attività (il Centro è figlio del terremoto del 1976), «l’evento più rilevante si è verificato tra i monti Amariana e Sernio il 14 maggio 2002. In quell’occasione la magnitudo era risultata pari a 4,9 Richter».

A questo punto il sismologo passa all’illustrazione della sequenza storica: «Significativi furono l’evento di Raveo del 1700 con magnitudo stimata 5,6 Richter e quello del 1928 rilevato a Verzegnis con magnitudo 5,8 sempre Richter». Non si può evitare di ricordare che il terremoto del 1928 provocò diversi morti nella zona e costrinse la gente a mettere in sicurezza le case. Su alcune abitazioni sono ancora visibili i sistemi utilizzati per legare le murature. Furono proprio gli interventi realizzati dopo il 1928 a far sì che il sisma del 1976 non provocasse altri morti in Carnia, dove i danni non mancarono.

Oggi come in passato i terremoti continuano a far paura soprattutto nei comuni coinvolti dalla tragedia di 40 anni fa. Anche l’altra sera, la gente è uscita dalle case. È successo Aa Tolmezzo come pure ad Arta Terme, Villa Santina, Moggio Udinese, Zuglio, Verzegnis, Cavazzo Carnico, Paularo, Venzone e Gemona. Bollenti pure i telefoni dei sindaci, delle forze dell’ordine, dei vigili del fuoco e della protezione civile che dalla sala operativa di Palmanova ha monitorato la situazione. Nessun danno è stato segnalato e tantomeno rilevato.

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