San Vito, il liceo festeggia i 30 anni ricordando le “filandine”

Dove ora i ragazzi studiano si lavorava duramente nello “stabilimento”. Sabato 24 febbraio in scena allo Zotti la storia costruita con le testimonianze di tre ex operaie

SAN VITO. Gli studenti del liceo Le filandiere di San Vito sul palco per raccontare la storia delle donne che lavorarono, in condizioni durissime, nell’edificio che negli anni Novanta è diventata sede dell’istituto superiore.

Lo spettacolo, ideato e diretto dall’attrice e regista sanvitese Norina Benedetti, si intitola “Sessantacinque gradi”: in scena la compagnia Filandiere teatro, composta da 20 studenti-attori, per lo più ragazze, nata dal corso di recitazione del liceo.

Il debutto con una doppia replica sabato mattina, 24 febbraio, per gli studenti, mentre alle 20.45, all’auditorium Zotti, potrà assistervi chiunque.


Un esempio di teatro civile che coinvolge i giovani e la comunità per fare memoria. È tra le iniziative per il trentennale del liceo sanvitese. Alla filanda e alle sue lavoratrici sono pure stati dedicati un incontro e una mostra, allestita nell’istituto di via Patriarcato.

I 65 gradi del titolo erano quelli dell’acqua in cui le filandine immergevano le mani per oltre 12 ore al giorno. Lo spettacolo porta in scena il ruolo della filanda e le storie delle donne che vi hanno lavorato. «Ha rappresentato – osserva Benedetti – anche la possibilità di avere un salario, minimo, ma fondamentale per una speranza di riscatto sociale e dignità».

Un pezzo di storia della società friulana e sanvitese. La drammaturgia si basa su una ricerca e sulle testimonianze di tre ex filandine. Com’era il lavoro nella filanda? I ruoli erano diversi, dall’estrazione dei fili dai bozzoli al controllo finale, ma la maggior parte delle donne era sottopagata e affrontava condizioni e orari durissimi, tanto che scioperi e proteste non mancarono.

E l’evoluzione a liceo? Roberto Campaner, che fu sindaco negli anni Ottanta, ricorda: «C’era un comitato di genitori che voleva un’alternativa alla ragioneria. Ci fu un duro confronto con il provveditorato, che non riteneva di avviare nuove esperienze liceali».

Ma, 30 anni fa, si avviò una sezione staccata del Grigoletti di Pordenone, con sede in via Falcon Vial: aveva 22 studenti. La Provincia, nel frattempo, nel 1987 aveva acquisito l’ex filanda: «Diede incarico all’ingegner Angelo Chiarot – aggiunge Campaner –: tutto fu realizzato nei tempi previsti (la nuova sede aprì nel 1992) e con un risparmio di 80 milioni di lire».

Fu una scelta lungimirante: ora è un liceo all’avanguardia, con tre indirizzi e 800 studenti. Nel 2002, il cambio di nome da Ettore Majorana a Le filandiere, indicazione dialettale delle filandine: a Roma, come ha ricordato il sindaco Antonio Di Bisceglie, ci fu da battagliare, in quanto era prassi denominare le scuole con delle personalità. Ma quelle donne, a San Vito e non soltanto, non potevano essere dimenticate.

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