Droga e spaccio a Pordenone, arrestati 22 stranieri

I richiedenti asilo, la cui domanda è stata respinta, sono stati arrestati a Pordenone con l'accusa di avere messo in piedi una imponente rete di spaccio

Blitz all'alba a Pordenone: smantellata imponente rete di droga in città

PORDENONE. Ventidue stranieri, già richiedenti asilo la cui domanda è stata respinta, sono stati arrestati a Pordenone con l'accusa di avere messo in piedi una imponente rete di spaccio.

Alle indagini, svolte dalla Polizia di Pordenone, hanno partecipato anche agenti sotto copertura del Servizio centrale operativo della Polizia di Stato di Roma.

A quanto si è appreso, alcuni pakistani e afghani, giunti in città come richiedenti asilo politico, che gli è stato negato, avevano a mano a mano iniziato a controllare il mercato delle droghe, sopratutto quelle leggere, spacciando nei parchi cittadini.

Pordenone, ventidue arresti per droga



Sono stati sequestrati circa tre chili marijuana, ma si stima che gli arrestati, ormai tutti fuori dal progetto di accoglienza istituzionale - vivevano per strada o in case private, ospiti di connazionali -, avessero un giro di stupefacenti di almeno un chilo a settimana.

Il luogo privilegiato per la consegna delle sostanze proibite era il parco di fronte alla stazione ferroviaria: tra gli acquirenti moltissimi studenti, tra cui numerosi minorenni e giovanissimi.



Localmente l'indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Pordenone, è stata perfezionata dalla Squadra Mobile, diretta dal vice questore Silvio Esposito.

Calderoli: “Fatto grave”. «In Friuli viene smantellata una rete di trafficanti di droga e si scopre che i pusher erano richiedenti asilo afghani e pakistani.

Adesso basta, non è concepibile che non passi giorno senza che le notizie di cronaca riportino di violenze o reati commessi da questi clandestini mantenuti a spese nostre. Ma questa grave vicenda emersa con gli arresti di Pordenone evidenzia un altro problema: queste strutture di accoglienza che, per lucrare, per intascarsi 1300 euro mensili dallo Stato per il mantenimento di ogni singolo richiedente asilo, quasi sempre non hanno la capacità e l’organizzazione per sorvegliare questi immigrati».

Lo afferma il senatore leghista Roberto Calderoli, vicepresidente del Senato.

«A Pordenone chi doveva controllare i movimenti e gli orari di questi richiedenti asilo? Possibile che i responsabili o gli operatori della struttura non si fossero accorti di nulla? Si tratta di un caso gravissimo, che dimostra come l’Italia è insicura e vulnerabile, dall’interno: perché se al posto di fare i pusher questi immigrati avessero deciso di fare i jihadisti? Magari qualcuno al Viminale ha voglia di rispondermi».
 

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