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Cancro al cervello e cellulare. L'esperto: "Mai esagerare con l'uso"

I giudici di Ivrea hanno riconosciuto un vitalizio per malattia professionale al dipendente Telecom che si è ammalato. Le ricerche in materia non hanno ancora dato risultati definitivi, nel frattempo è bene usare precauzioni per usarlo in modo sicuro

2 minuti di lettura
TRE ORE di uso intensivo di cellulare al giorno per 15 anni consecutivi. Un dipendente Telecom colpito da neurinoma del cervello si è visto riconoscere dai tribunale di Ivrea la correlazione con il tumore cerebrale e una rendita vitalizia per malattia professionale. I giudici hanno stabilito che esiste un effetto cancerogeno delle onde elettromagnetiche del telefonino. "Va detto che non esiste una relazione causale - spiega il professor Diego Serraino, responsabile della struttura di Epidemiologia Onclogica del Cro di Aviano - . Ma in questo caso va detto che visto che il paziente si è ammalato di un tumore molto raro, il neurinoma, c'è una forte probabilità che l'aver utilizzato così tanto il cellulare abbia provocato il cancro".

I campi elettromagnetici prodotti dai telefonini possono produrre un tumore. Se ne parla dal primo ropporto dell'Oms del 2011?
"Innanzitutto va chiarito che, dal punto di vista scientifico, i campi elettromagnetici prodotti dai telefonini sono considerati -dalla Agenzia Internazionale per la Ricerca sul cancro di Lione (Iarc) - cancerogeni per gli esseri umani di gruppo 2B, in base a un aumentato rischio di sviluppare il glioma, un tumore del cervello la cui frequenza è risultata statisticamente aumentata con  l'uso di telefoni senza fili. In sintesi, il gruppo 2B comprende i cosiddetti "possibili" cancerogeni: si tratta di un ampio insieme di sostanze e agenti sotto osservazione, che attualmente non sono ritenuti né cancerogeni "probabili", il gruppo 2A, né cancerogeni "certi", gruppo 1. Per esempio, nel gruppo 2B dei cancerogeni è incluso anche il caffé".

Quali sono i fattori che nel caso del lavoratore Telecom potrebbero aver provocato il cancro?
"Le dosi e la durata. Il paziente parlava al telefono a casa, in ufficio, in macchina per molte ore al giorno. E questa situazione non è durata pochi anni ma molto di più: 15 anni. L'altro elemento importante è il fatto che in questo caso parliamo di una malattia professionale. La persona usava il cellulare per tempi lunghi. Non si possono fare paragoni con l'uso che di questi dispositivi si fa invece nella vita privata".

Sarebbe bene fare conversazioni non troppo lunghe?
"Quando si parla al cellulare è bene non farlo per tempi lunghi perché questo può portare a un surriscaldamento del lobo auricolare e del nervo acustico, una situazione che  può portare a degenerazioni e quindi a potenziali patologie come, ad esempio, le neuriti. Non solo a tumori. Per quanto riguarda i tumori bisogna sottolineare che  i tumori al cervello e al sistema nervoso sono estremamente rari: la bassa incidenza a livello mondiale, circa 3-4 casi annui  ogni 100.000 abitanti, rende gli studi particolarmente incerti".

Dunque la probabilità di ammalarsi per un uso eccessivo di cellulare è rara?
"Data la bassissima incidenza, anche un eventuale aumentato rischio comporterebbe a livello individuale un incremento minimo della probabilità di sviluppare un tumore di questo tipo nella popolazione  generale. Tuttavia, in questo settore  un basso rischio  ha un particolare significato in termini di salute pubblica, dal momento che gli utilizzatori di cellulari al mondo sono stimati in circa 5 miliardi".

In passato i cellulari erano più 'pericolsi'?
"I primi telefonini utilizzavano potenze trasmissive elevate, rispetto a quelli che esistono oggi. Ma in questo caso va detto che 15 anni fa il tema era meno sentito. Si incominciavano a studiare gli effetti dei cellulari sulla nostra salute, ma non si sapeva molto. Oggi c'è più sensibilità e si conoscono anche delle regole per usare Samartphone  ecellulari nel migliori dei modi".

Quali sono le precauzioni da seguire?
"Nell'attesa che gli studi epidemiologici in atto ci offrano  risultati più certi, la Iarc suggerisce di "ridurre l'esposizione, utilizzare gli auricolari e scrivere sms”  e, quando possibile, evitare una telefonata. La cautela è particolarmente importante per i giovani, che hanno tessuti cerebrali più sensibili di quelli degli adulti e che, a differenza dei più anziani, hanno davanti un'intera vita di esposizione. Per esempio, è importante non dormire mai con il cellulare vicino al cuscino. Bisogna controllare i ragazzi che hanno la tendenza a nascondere fra le coperte lo smartphone per poter chattare fino all'ultimo. Va usato l'auricolare e, in macchina, il viva voce. Le conversazioni devono essere rapide perché stare troppo a lungo al telefono non fa bene".

LEGGI Il rapporto dell'Oms del 2011
LEGGI - Quando la dipendenza da Smartphone diventa una malattia