Virus: quello strano rapporto tra contagi e mortalità

Dalla Sars ad Ebola, fino al coronavirus Covid-19. Ecco le statistiche mondiali di quanto sono pericolosi

2 minuti di lettura
Una delle immaginidel Coronavirus SarsCov2 ottenute dal Niaid con il microscopio elettronico. In arancio le particelle virali (fonte Niaid-Rml). Riproduzione riservata 
In attesa di poter incasellare il Covid-19 nella storia della medicina quando l’epidemia in corso sarà superata, le statistiche mondiali sui virus che hanno insidiato l’umanità nell’ultimo secolo ci dimostrano che esiste una vera e propria correlazione inversa tra contagiosità e letalità di questi patogeni. Con morbillo e rotavirus che a livello mondiale sono campioni di contagio ma che fanno relativamente poche vittime e virus letali come la rabbia che, se non riconosciuta e trattata immediatamente, ha un tasso di mortalità pari al 100%.

La legge di natura

Dai dati accumulati nel corso dei decenni da organizzazioni come l’Institut Pasteur di Parigi e il Centers for Disease Control and Prevention (CDC) di Atlanta si può notare che a malattie virali mortali corrisponde quasi sempre un tasso di contagiosità molto basso mentre a virus altamente contagiosi corrisponde una letalità bassa. Sembrerebbe una vera e propria legge della natura che ha consentito finora all’uomo di sopravvivere, seppur con grandi perdite, anche nei periodi più bui, come quello della peste bubbonica del XIV secolo o dell’influenza spagnola del 1918. Attualmente il Covid-19, secondo i dati parziali dell’Organizzazione mondiale della sanità, ha un tasso di diffusione del 2% e un tasso di mortalità di circa il 3%. Numeri che corrispondono a una mortalità abbastanza contenuta ma a una diffusione di non poco conto come stiamo osservando in questi giorni.

L'indice di contagio

L’indice di contagio di un virus, un batterio o un parassita viene contrassegnato con la sigla R0. Se questo è pari a 1 significa che ogni contagiato può contagiare soltanto una persona, se è inferiore a 1 significa che può contagiare meno di un individuo e quindi che la malattia è destinata a spegnersi da sola. I problemi sorgono quando questo indice è superiore a 1. Se davvero il Covid-19 alla fine risulterà avere un R0 di 2 significherà che ogni persona può contagiarne altre due e se non si arresta la diffusione con l’isolamento dei malati, i contagiati raddoppiano ad ogni ciclo. Il virus in assoluto più contagioso è il Rotavirus che ha un tasso di contagiosità (R0) di 17,6 ma una mortalità pari a zero. Secondo più contagioso è la Dengue con un R0 di 11 e una mortalità, se trattata per tempo, dello 0,4% seguito dal Morbillo con un R0 di 9-12 e una mortalità dello 0,7-0,8%. E ancora la Varicella con un R0 di 8,5 e zero mortalità e la Parotite con R0 7 e mortalità dello 0,01%.

Dalla rabbia a Hiv

Naturalmente è bene chiarire che non avere mortalità o averne una bassa non significa che non ci siano conseguenze visto che alcuni effetti di questi virus possono comunque essere problematici e a volte permanenti. Ad esempio nella rabbia non trattata, come avviene soprattutto nei paesi poveri (ma l’anno scorso c’è stato un caso letale in Italia e uno in Norvegia), la mortalità è del 100% a fronte di una contagiosità R0 di 1,6. Dietro la rabbia gli epidemiologici continuano a inserire per letalità l’HIV che, con una contagiosità R0 di 6, se non trattato, come avviene ormai in molti paesi del mondo, è letale all’80%. L’influenza aviaria H5N1 con una contagiosità R0 1 resta un virus letale nel 58% dei casi, che scende al 50% per il virus Ebola, con una contagiosità però doppia (R0 2,2). La prima SARS che si diffuse tra la fine del 2002 e metà del 2003 presentava un indice di contagiosità R0 2,8 e una mortalità del 9,6%.