Coronavirus, un robot fisioterapista aiuta i pazienti con l'ictus

Molti spazi e apparecchiature ospedaliere non sono ancora accessibili e la tecnologia potrà aiutare nella riabilitazione, essenziale per una buona ripresa motoria 

2 minuti di lettura
IL CORONAVIRUS ha cambiato le nostre vite, a livello sociale, relazionale e lavorativo. Se la priorità è dare assistenza ai malati di Covid-19, le altre malattie, però, purtroppo non vanno in vacanza. Per questo medici e operatori stanno cercando strumenti alternativi, dalle videochiamate alle app per la telemedicina, per supportare gli altri pazienti. Oggi, ad esempio, arriva la notizia di un nuovo "robot fisioterapista", chiamato Icone, che aiuta le persone che hanno appena avuto un ictus a fare la riabilitazione, un intervento che non può essere rimandato per non rischiare di perdere le capacità motorie. Questo strumento è utile perché il paziente può usarlo senza dover accedere alle sale e spazi, il cui accesso è spesso interdetto a causa dell'emergenza coronavirus. Il robot, approvato per l'uso dalla Fondazione Don Carlo Gnocchi di Roma, e l'azienda produttrice fornirà alcuni modelli - a titolo gratuito per tutto il periodo dell'emergenza coronavirus - che potranno essere presto pronti e utilizzati. 
 

Perché è utile 

Brevettato da uno spin off del Campus Biomedico e tutto italiano, il nuovo robot non è un sostituto del fisioterapista, una figura che rimane centrale durante tutto il percorso di recupero dopo l'ictus. "Questo strumento -spiega Irene Aprile, responsabile medico e coordinatore del gruppo di Riabilitazione Robotica della Fondazione Don Gnocchi di Roma - come altri robot già in uso, può essere un valido supporto in aggiunta nel recupero del paziente subito dopo l'ictus". Ma qualche differenza con i modelli precedenti c'è. "Il vantaggio del nuovo Icone - chiarisce Aprile - è che è molto compatto e le sue dimensioni sono ridotte rispetto a quelle di robot precedenti, più ingombranti e difficilmente trasportabili”.

Pesa infatti circa 30 kg e misura 50 centimetri per 70, misure contenute rispetto a quelle di altri apparecchi. E questo può far sì che la persona possa utilizzarlo anche nella propria stanza o in un'area ospedaliera dedicata vicina alla camera del paziente. "Oppure potrebbe in futuro essere proposto anche a casa da remoto, grazie a programmi standardizzati, già pre-impostati dal personale medico e fisioterapico che lo segue". Il tutto, invece, permette di limitare gli spazi necessari alla riabilitazione, al fine di un'organizzazione intelligente delle strutture e della distribuzione del personale, necessaria soprattutto in tempi di Covid-19.   
 

La tempestività è tutto  

L'uso estemporaneo è molto importante, sia durante la pandemia Covid-19, sia quando la pandemia sarà conclusa. "Dobbiamo tenere conto che la capacità di recupero della persona con ictus dipende da vari fattori", sottolinea l'esperta. “Fra questi, uno dei più importanti è la tempestività dei trattamenti della riabilitazione, che deve essere iniziata subito". Quanto più si interviene prima e tanto maggiore è la probabilità del paziente di riuscire a riacquistare alcune delle funzionalità motorie e cognitive perse. In questa cornice, prosegue l'esperta, pensare di ritardare l'assistenza a causa del Covid-19 o di altri motivi può essere un grosso ostacolo.  
 

Come funziona il robot

Bisogna precisare che il nuovo robot non ha sembianze umane ed è di fatto un sistema riabilitativo, un blocco composto da una base e da uno schermo, che propone video e giochi riabilitativi interattivi per il recupero della funzionalità degli arti superiori. “Il paziente con ictus - sottolinea Aprile - ha un lato del corpo con una funzionalità danneggiata, pertanto non muove bene il braccio oppure non cammina o entrambe le cose". Agire per potenziare gli arti è essenziale per aiutarlo a riprendere parte della capacità motoria.  
 

L'allenamento

"Il robot potrà servire ad allenare il braccio, in aggiunta ad altri trattamenti svolti dal fisioterapista e da altre figure", precisa Aprile. "L'idea è che il paziente possa utilizzarlo anche in autonomia, in presenza di un caregiver, dato che il programma sullo schermo è già impostato e propone semplici compiti e feedback proprio come un fisioterapista”. In pratica, proprio come in un videogame, ci sono dei piccoli traguardi che la persona deve raggiungere, ad esempio muovere il braccio spostandolo in varie posizioni, guidandolo nei movimenti e aiutandolo peraltro nel modulare la forza e nel ripetere l'esercizio. E ogni volta che la persona riesce nella mansione richiesta riceve un feedback visivo positivo che lo rinforza nell'azione. "Questo – aggiunge l'esperta – aiuta a ripristinare quei collegamenti e quei percorsi cerebrali che, partendo da un input sensoriale, modulano la risposta neuromotoria e quindi anche il movimento dell'arto superiore".