Covid e disturbi alimentari, Imma: "Così ho saziato la bulimia che mi stava divorando"

Imma Venturo 
I tanti mesi di restrizioni sociali hanno fatto aumentare  questo problema. Il racconto di chi ce l'ha fatta
3 minuti di lettura

CHIUSI dentro casa per tanti mesi e con tante preoccupazioni sulle spalle, il cibo è diventato per molte persone una consolazione che, però, ha creato in alcuni casi altri problemi tra cui la bulimia. Difficile uscirne in un momento come questo, più facile lasciarsi tentare dalla ‘fame del cuore’ come è successo anche ad Ambra Angiolini, 43 anni, che per la prima volta nel libro ‘InFame’ edito da Rizzoli racconta gli 11 anni in cui ha sofferto di bulimia passando dal cibo ingurgitato in modo compulsivo al vomito in bagno. Scene di vita vissute da molte donne che soffrono di questo disturbo come Imma Venturo che proprio di recente ha raccontato il suo percorso nel libro 'Saziare la bulimia. Diario sincero del mio percorso di cura' nel quale spiega com'è riuscita a superare il problema e come ora la sua missione sia quella di aiutare le altre donne ad uscirne come lei.

Se fa male mangiare

Mangiare e vomitare, digiunare, punirsi con comportamenti autolesionistici sono alcuni comportamenti tipici dei disturbi del Disturbo del Comportamento alimentare, lo spettro dei disturbi dell'alimentazione, che ha manifestazioni diverse che vanno dall’anoressia, alla bulimia al binge eating con alcuni denominatori comuni: distorsione dell'immagine di sé, scarsa autostima, incapacità di gestire le emozioni negative. In Italia, sono più di tre milioni a soffrirne, ma si stima possano essere di più dal momento che circa il 40% non riceve una diagnosi.

I gruppi di auto aiuto

Il sostegno psicologico e, nelle forme più gravi, il trattamento farmacologico sono una via per trattare questo tipo di disturbo, che nel 70% dei casi arriva alla guarigione. Si sono rivelati efficaci anche i gruppi di auto aiuto, che individuano dei percorsi di intervento che aiutano a superare la malattia. Tra i tanti, il gruppo di aiuto ‘Saziare la bulimia’ ha già aiutato tante donne a uscire dal disturbo e a riappropriarsi della propria vita.

Sentirsi come un bruco

Imma Venturo ha 41 anni, è nata a Napoli, ma vive in Svizzera. Per molti anni ha vissuto con la bulimia che ha condizionato ogni campo della sua esistenza, dal lavoro alla vita personale. “I disturbi del comportamento alimentare - racconta a Repubblica.it - sono come un parassita e chi ne soffre si sente come un bruco che striscia perché non si considera meritevole di volare. Ho iniziato con l’anoressia, poi sono passata ad una fase di binge eating con abbuffate compulsive e poi sono diventata bulimica con vomito autoindotto e uso di lassativi per compensare”, racconta. “Sono stata per molto tempo inconsapevole, mangiavo non per fame ma perché sentivo un senso di vuoto fino all’adolescenza poi sono diventata anoressica e sono andata via di casa perché volevo poter vivere liberamente questa mia condizione”. Sei mesi prima del matrimonio, Imma ha avuto una ricaduta e sei mesi dopo ha tentato il suicidio. Era la seconda volta che ci provava.

Alle radici del malessere

Da dove arrivava tanta disperazione? “C’è stato un periodo più o meno lungo della mia vita, fino ai diciannove anni circa, durante il quale covavo un sentimento ostile verso mia madre che risaliva alla mia infanzia” ci dice Imma. Da neonata, per i primi venti giorni di vita, non fece altro che piangere: “Mia madre non aveva latte in seno, ma non ne era consapevole. Quando una vicina glielo fece notare, inizio? a darmi il biberon: mangiavo ogni tre ore una dose doppia di latte. A due mesi mi aggiunse un cucchiaino di Decoriso, più un biscotto della Plasmon. Continuavo a crescere, ma secondo mio padre il mio peso era eccessivo; cosi? chiamarono il pediatra. Il medico confermo? che l’alimentazione era eccessiva e ridusse le dosi, ma il regime stabilito dal pediatra duro? solo ventiquattro ore. “Continuavo a piangere e mia madre non riusciva a sopportare i miei lamenti, che fossi sempre sveglia e che volessi stare in braccio; perciò, ricominciò a darmi le dosi sbagliate”.

Il diario sincero

Dunque, il rapporto malato con il cibo risale alla sua primissima infanzia ed Imma se l’è portato dietro per anni peggiorando sempre di più. Dopo svariate fasi di alti e bassi e il secondo tentativo di suicidio, la ragazza viene ricoverata in un centro specializzato dove è riuscita a trovare il modo di ‘rinascere’ a nuova vita attraverso percorsi terapeutici mirati. Ma è stato durante quel ricovero che ha deciso di tenere un ‘diario sincero’ che l’ha aiutata a uscirne e che ora propone come strumento per la guarigione.

Percorsi di auto-aiuto

Ora, dopo 25 anni di malattia,  Imma è un'operatrice sanitaria è diventata una Coach dei disturbi alimentari che propone un percorso, sperimentato in primis su sé stessa, ‘Saziare la Bulimia Life’, e trascorre parte della sua giornata a scovare persone e siti che inneggiano alla magrezza estrema per aiutare le ragazze a non cadere nella rete. In maniera volontaria, Imma offre ascolto e percorsi di auto aiuto sulla pagina Facebook e il Blog. “A chi mi chiede aiuto, racconto come sono uscita dalla dipendenza dal cibo e aiuto ad apprendere regole routinarie, scrittura di un diario, momenti di riflessione su se stessi”. Chiama le ragazze che seguono il suo gruppo Farfalle perché le aiuta a spiccare il volo e a non sentirsi più un bruco.