Covid, guarisce e dona per sei volte plasma iperimmune

Antonio Monteleone durante un prelievo di plasma 
Antonio Monteleone, 36 anni, è infermiere al policlinico San Matteo di Pavia. Racconta: "Non ho intenzione di fermarmi, finchè avrò anticorpi voglio aiutare chi è malato"
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In rianimazione si è ammalato di Covid e in rianimazione ora cerca di guarire i pazienti donando il suo plasma, ricco di anticorpi in grado di mettere ko il virus. Ma la storia di Antonio Monteleone, 36 anni, infermiere del policlinico San Matteo di Pavia è speciale perché è la sesta volta che dona il proprio sangue per curare chi il Coronavirus lo sta sperimentando sulla propria pelle.

Sei volte donatore

Per sei volte è entrato nel reparto del professor Cesare Perotti, primario del servizio di Immunoematologia e Medicina trasfusionale del San Matteo, si è sdraiato sulla poltrona-prelievi e ha fatto, quello che definisce, il suo "dovere". E, nonostante lasciare il proprio plasma non sia stato un gesto eccezionale, ripetuto lo diventa. Non esclude di rifarlo, dice, "forse per l’ultima volta".

Monteleone ha conosciuto di persona il Covid-19 un giorno di settembre dello scorso anno. Era il 15. "Leggera febbre, perdita del gusto e dell’olfatto, tosse, spossatezza, astenia e un blando raffreddore: mi hanno assalito questi sintomi. Sono stato ricoverato due giorni in Pronto soccorso, al San Matteo, e il resto l’ho trascorso a casa", racconta. Due giorni in cui non nega di aver avuto paura. "Io lavoro nel reparto di Rianimazione Covid “regionale”, quello che abbiamo mantenuto aperto tutta l’estate a scopo precauzionale. Vedo come vanno le cose, vedo i sintomi che i pazienti accusano e come evolvono certe situazioni. Per questo, non nego, che, quando mi sono trovato in Pronto soccorso, sentendomi impotente, ero sconfortato. Ma le cose sono cambiate nel vedere la mia radiografia al torace: evidenziava un quadro di Covid senza complicazioni respiratorie".

"Papà voglio abbracciarti"

Il racconto dell’infermiere-donatore continua con un dolce ricordo, che l’ha fatto uscire dallo sconforto: "Mia figlia di 6 anni e mezzo al telefono mi ha detto 'papà voglio abbracciarti': questo mi ha risollevato". Poi, a distanza di 25 giorni, ne è uscito. Dopo tre tamponi: il primo lievemente positivo, il secondo negativo e il terzo, fatto il 10 ottobre, pure negativo.

La voglia di donare il plasma

"Dico sempre ai miei pazienti che donare il plasma iperimmune è un gesto d’amore, ma anche un impegno che assumo nei loro confronti", sottolinea l’infermiere. Che aggiunge: "Credo nella plasmaterapia perché dà benefici evidenti. L’ho donato ai nostri malati per tre volte e i miglioramenti si sono visti nel giro di 4-8 ore. Il mio plasma è stato ritenuto adatto e lo è tuttora nonostante siano trascorsi cinque mesi, perché è ricco di anticorpi in grado di combattere il virus. A novembre ho fatto due donazioni, sempre precedute dalla valutazione del dosaggio anticorpale, poi il resto".

Monteleone conclude con una ferma convinzione: "Sono arrivato a sei prelievi e non ho intenzione di fermarmi. Ovviamente se avrò le caratteristiche richieste per farlo. Finché potrò donerò. Perché serve. Ma lo sa che con 660 ml di plasma, che ho donato ognuna delle sei volte, si possono curare tre malati di Covid? Vogliamo togliere loro quest’ancora di salvezza?".