Terapie Covid: mai il cortisone fai da te

E' molto utile per i pazienti gravi che hanno deficit di ossigeno, per tutti gli altri può essere persino dannoso. E i medici di pronto soccorso lamentano troppe prescrizioni casalinghe
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Farmaci in grado di agire contro Sars-Cov-2 non ne abbiamo. L’unica strada oggi percorribile, in attesa di novità dal mondo della ricerca, è quella di “controllare” al meglio i sintomi di Covid-19. Per farlo esistono alcune molecole, già in commercio da tempo, che se somministrate nei tempi e modi corretti possono addirittura ridurre la mortalità. E’ questo il caso dei cortisonici, potenti molecole con proprietà antinfiammatoria. Attenzione però alle facili interpretazioni: il desametasone - questo il nome della molecola più utilizzata - è indicato solo in alcuni casi e con una tempistica particolare. Ecco perché una prescrizione indiscriminata solo perché positivi al virus non trova alcun riscontro nelle linee guida internazionali.

La polemica tra medici di pronto soccorso e di medicina generale

Nelle scorse ora una comunicazione del Policlinico Sant’Orsola Malpighi di Bologna ha acceso una polemica tra i medici del pronto soccorso dell’ospedale bolognese e i medici di medicina generale. Motivo del contendere è l’accusa a questi ultimi di prescrivere con troppa leggerezza il cortisone già ai primi sintomi della malattia. Prescrizione che avrebbe portato ad un incremento di accessi al pronto soccorso da parte di pazienti molto giovani. Una correlazione tutta da verificare che però pone nuovamente la questione su quando è utile fare ricorso ai corticosteroidi.

Il ruolo del cortisone

Come tutti i farmaci presenti sul mercato, l’effetto non dipende solo dal dosaggio ma dal momento in cui si effettua la somministrazione. I corticosteroidi, farmaci conosciuti da decenni e che hanno rivoluzionato il trattamento di malattie su base infiammatoria, sono dei potentissimi antinfiammatori. Spegnere però l’infiammazione sul nascere non è sempre un bene. Questo è particolarmente vero nelle fasi iniziali dell’infezione da Sars-Cov-2 dove è utile che il sistema immunitario lavori nel pieno delle sue capacità. Tenere a bada l’infiammazione diventa invece fondamentale quando questa risposta diventa eccessiva.

Utile sì ma solo a certe condizioni

In un anno di pandemia sono stati moltissimi i tentativi e gli studi effettuati per capire il ruolo del cortisone nella lotta a Covid-19. Dalle analisi del più importate studio - il Recovery Trial (Randomised Evaluation of COVid-19 thERapY)- è emerso che rispetto alle cure abituali, il desametasone può ridurre i decessi del 35% nei pazienti intubati e del 20% in quelli che ricevono solo ossigeno. Non si può però dire la stessa cosa per quei malati che presentano sintomi non severi tali dunque da non richiedere la somministrazione di ossigeno. In questi casi le indicazioni sono molto chiare. Secondo le linee guida dell’Oms (riassunte in una pubblicazione del British Medical Journal) in queste persone il ricorso ai corticosteroidi non si rende necessario. La posizione, riassunta in un tweet del dottor Maurizio Cecconi, Responsabile dell’Unità Operativa Dipartimento Anestesia e Terapie Intensive all’Humanitas di Milano e uno degli autori della pubblicazione, è la seguente: “Nei malati che hanno bisogno di ossigeno gli steroidi salvano vite; nei malati senza bisogno di ossigeno gli steroidi possono aumentare rischi”. Un’indicazione ribadita anche in una nota dell’Aifa che recita: “L’uso dei corticosteroidi è raccomandato nei soggetti ospedalizzati con malattia grave che necessitano di supplementazione di ossigeno, in presenza o meno di ventilazione meccanica (invasiva o non invasiva)”.