Vaccini Covid. Così Gran Bretagna e Israele stanno battendo il virus

Crollano nuove infezioni e morti nei due Paesi più avanti con le campagne vaccinali
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Mai così basse da metà gennaio ad oggi le nuove infezioni e le morti per Covid in Israele e Gran Bretagna, i due Paesi che insieme agli Stati Uniti sono più attivi sul fronte delle vaccinazioni di massa. In Israele dopo il picco di 10.105 nuove infezioni del 12 gennaio, si è visto un calo continuo fino alle 811 nuove infezioni del 22 marzo. Le morti hanno invece avuto un picco il 28 gennaio (96) per poi scendere costantemente fino alle 11 morti del 22 marzo (su un totale di morti per Covid dall’inizio della pandemia che tocca i 6.100, con oltre 828.200 infezioni totali).

La campagna di vaccinazione si sta avvicinando a grandi passi alla soglia auspicabile del 70%, ovvero dell’immunità di gregge. Ad oggi sono state usate oltre 9.780.000 dosi di vaccino, con un tasso di somministrazione che nelle ultime settimane sfiora le 70.000 dosi al giorno. Considerando le due dosi per persona, ciò fa sì che il 54% della popolazione israeliana sia ormai vaccinata. Questa capacità di immunizzazione della popolazione deriva dalle grandi quantità di dosi vaccinali a disposizione, anche grazie all’accordo con Pfizer che, a fronte della possibilità di sperimentare il vaccino in Israele, ha garantito una fornitura ingente. Anche grazie a questa strategia, in Israele da fine gennaio è finito il lockdown di uffici e aziende iniziato a dicembre, mentre la maggior parte delle scuole rimane attiva da mesi (con giusto alcune chiusure a livello locale).

Grazie al “Green Pass” - ovvero il lasciapassare concesso dalle autorità sanitarie a chi ha già ricevuto le due dosi del vaccino o a chi è guarito dal Covid -  Israele da inizio marzo ha potuto riaprire tanti settori importanti per l’economia: hotel, teatri, concerti, ristoranti, palestre e piscine. Dal punto di vista dei trasporti, invece, da inizio dicembre, per contrastare la diffusione delle varianti del Sars-Cov-2, vige in Israele il divieto di voli internazionali in ingresso e in uscita, se non in casi eccezionali. Tutti i viaggiatori che arrivano in Israele, sia che lo facciano per via aerea o per mare o via terra, per poter circolare nel Paese devono produrre un tampone positivo entro 72 ore dall’arrivo.

I dati del Regno Unito su nuove infezioni e morti 

Nel Regno Unito il picco di nuove infezioni giornaliere si è verificato il 5 gennaio (60.916), e il dato è calato in modo costante fino alle 5.342 nuove infezioni del 22 marzo. Per i decessi da Covid andamento analogo: picco il 19 gennaio (1610) e calo costante fino al 22 marzo (16 decessi). 4.302.000 sono state le infezioni dall’inizio della pandemia e oltre 126.170 i decessi. Il calo notevolissimo che si vede da metà gennaio non è soltanto il frutto della somministrazione degli oltre 30 milioni di dosi di vaccino (che, considerando la necessità di due dosi per persona, permettono di stimare che oltre il 22,7% della popolazione inglese sia stata ad oggi vaccinata) ma anche – e soprattutto - del lockdown nazionale in vigore dal 4 gennaio (con chiusura di aziende, esclusi i settori essenziali, e scuole: solo queste ultime sono state riaperte dall’8 marzo). Per arginare le nuove varianti non si procede soltanto a passo speditissimo con vaccinazioni e tamponi giornalieri (con picchi che superano gli 860.000), ma anche mantenendo (ormai da dicembre) il blocco dei voli provenienti dalle regioni più colpite dalle varianti più recenti del virus.