Covid 19, tutti vaccinati prima di entrare in sala operatoria

Uno studio ha calcolato le vite che si potrebbero salvare vaccinando i pazienti chirurgici: in caso di contagio hanno un rischio di decesso da 4 a 8 volte superiore al resto della popolazione nei 30 giorni successivi. In Italia il tasso di infezione Sars-CoV-2 è di 1,8%
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I PAZIENTI in attesa di un intervento chirurgico programmato dovrebbero essere vaccinati contro il Covid 19 prima dell’operazione, per evitare migliaia di potenziali decessi post-operatori legati al virus a livello globale. Soprattutto nei paesi a basso reddito, dove è più difficile garantire i percorsi Covid free intraospedalieri e l’applicazione rigorosa di strategie di mitigazione dell’infezione da Sars-CoV-2. È la conclusione di uno studio pubblicato su BJS, British journal of surgery condotto da un team internazionale di ricercatori che afferiscono al Covid Surg Collaborative, il network di ricerca che comprende 5 mila esperti da circa 130 nazioni, i cui risultati sono stati ottenuti sulla base di dati relativi a 141.582 pazienti di 1.667 ospedali in 116 paesi, tra cui il nostro.

Lo studio

L’indagine, che è stata finanziata dal NIHR, il National institute for health research britannico e coordinata dall’Università di Birmingham, ha rilevato che tra lo 0,6% e l'1,6% dei pazienti sviluppa un'infezione da Covid-19 dopo un intervento chirurgico programmato. E che questi pazienti hanno un rischio di morte da 4 a 8 volte maggiore rispetto alla popolazione generale, nei 30 giorni successivi all'operazione. Un esempio: mentre i pazienti con più di 70 anni sottoposti a chirurgia per un tumore hanno normalmente un tasso di mortalità intorno al 2,8% questa percentuale sale al 18,6% se questi pazienti sviluppano un'infezione da Covid-19. Gli scienziati hanno calcolato che vaccinando chi ha un intervento chirurgico programmato prima dell’intervento, si hanno più probabilità di evitare morti correlate al Covid19 di quelle che si possono prevenire vaccinando la popolazione generale. E che questo è vero in particolare per gli over 70 e per chi deve operarsi di tumore: infatti, mentre nella popolazione generale per salvare una vita in un anno vanno vaccinate 1.840 persone di età pari o superiore a 70 anni, per ottenere lo stesso risultato, cioè una vita salvata, è sufficiente vaccinare 351 pazienti chirurgici.Complessivamente, gli autori hanno stimato che dando priorità alla vaccinazione preoperatoria si potrebbero prevenire ulteriori 58.687 decessi correlati a Covid-19 in un anno, a livello globale.

 

I paesi a basso e a medio reddito

Ecco, tutto questo è particolarmente interessante per i paesi a basso e medio reddito dove è meno probabile che vengano universalmente implementate misure di mitigazione che riducono il rischio di complicanze legate al virus, come lo screening con tampone nasale, e percorsi chirurgici covid-free."La vaccinazione preoperatoria potrebbe favorire un riavvio sicuro della chirurgia elettiva (programmata, ndr) riducendo significativamente il rischio di complicanze da covid-19 nei pazienti e prevenendo decine di migliaia di decessi post-operatori correlati al covid - ha dichiarato Aneel Banghu dell'Università di Birmingham e co-autore del paper. “Le forniture di vaccini sono limitate e i governi stanno dando la priorità alla vaccinazione per i gruppi a più alto rischio di mortalità da covid-19, il nostro lavoro può aiutare a prendere queste decisioni", ha aggiunto Bhangu.

Una priorità globale

"Il riavvio della chirurgia elettiva è una priorità globale – ha riferito Dmitri Nepogodiev, dell'Università di Birmingham, anche lui co-autore della pubblicazione - È fondamentale che i responsabili politici utilizzino i dati che abbiamo raccolto per supportare un riavvio sicuro della chirurgia elettiva, la vaccinazione contro il covid dovrebbe essere una priorità per i pazienti sottoposti a chirurgia elettiva”.

 

Chirurgia durante la pandemia. Cosa è successo nel mondo…

Uno studio pubblicato a maggio scorso sempre su British Journal of Surgey aveva stimato che nel corso della prima ondata della pandemia fino al 70% degli interventi chirurgici elettivi è stato posticipato, e 28 milioni di procedure a livello globale sono state annullate o ritardate. Quest i numeri. Ma il significato? Cosa comporta per i pazienti ritardare o posticipare un intervento? “Nel caso di interventi non oncologici, un peggioramento della qualità della vita e un allungamento delle liste di attesa. Per quelli oncologici significa arrivare alla resezione di un tumore quando la malattia è in stadio più avanzato il che può comportare una prognosi peggiore e quindi una sopravvivenza inferiore. Ed è quello che stiamo vedendo: vediamo arrivare in sala operatoria casi di tumori in stadio più avanzato rispetto agli anni precedenti”, dice Salomone Di Saverio, professore aggregato di Chirurgia generale all’Università Insubria, responsabile della Chirurgia I all’ospedale di Circolo di Varese, e membro del comitato che ha coordinato lo studio COVIDSurg per l’Italia insieme a Francesco Pata, Gaetano Gallo, Marco Fiore e Gianluca Pellino.

… e in Italia

“Durante e a causa della pandemia la chirurgia italiana, con differenze variabili a seconda delle regioni, ha subito grossi ritardi. Ora ci stiamo riprendendo, ancora una volta a macchia di leopardo, seguendo le fluttuazioni della pandemia nelle diverse zone della penisola”, aggiunge Di Saverio. “I pazienti chirurgici andrebbero vaccinati perché sono fragili due volte, specie quelli anziani e quelli oncologici – conclude il chirurgo – perché se si ammalano di covid dopo l’operazione rischiano più degli altri di morire, e perché se non vengono operati, per ragioni di sicurezza, avranno una prognosi peggiore. I dati elaborati per l'Italia dimostrano che il tasso di infezione da Sars-COV-2 entro i 30 giorni postoperatori tra i pazienti reclutati nei 115 centri italiani che hanno partecipato allo studio, è stato dell'1,8% con un significativo maggiore rischio, 2,4%,  nei pazienti chirurgici oncologici rispetto ai pazienti con altre patologie,1,4%”.