Vaccino tutto tricolore: due i candidati

Nei laboratori della ReiThera (foto di Carlo Bevilacqua/Parallelozero) 
Sono il prodotto ReiThera, già in una fase avanzata di sperimentazione e finanziata anche con soldi pubblici. E quello della romana Takis, alle prime battute
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C’E' ANCHE la via dello sviluppo di un vaccino 100% italiano. Al momento, i candidati vaccini nostrani sono due: Grad-Cov-2 e E-Vax. Si prepara dunque già a partire con la fase 2 della sperimentazione il Grad-Cov-2, monodose, con somministrazione per via intramuscolare e costituito da un vettore adenovirale per il trasporto dell’informazione genetica della proteina spike (S), la stessa tecnologia utilizzata da AstraZeneca e Johnson&Johnson. Per il trasporto dell’informazione genetica della proteina S del coronavirus, si serve di un adenovirus di gorilla.

Una collaborazione tra ReiThera, l'Istituto Spallanzani di Roma e il Centro ricerche clincihe di Verona

È realizzato, prodotto e brevettato dalla società biotecnologica italiana ReiThera, con sede a Castel Romano, e sviluppato in collaborazione con l’Istituto Spallanzani di Roma e il Centro ricerche cliniche dell’Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona. La fase 1 ha testato tre dosaggi diversi su 90 volontari sani nelle fasce d’età 18-55 anni e 65-85 anni, suddivisi in sei gruppi. I risultati mostrano una
robusta risposta immunitaria nel 90% dei soggetti e nessuno evento avverso grave nei primi 28 giorni dopo la vaccinazione. Molto si punta su questo vaccino, anch’esso conservabile in frigorifero, tanto che le attività di ricerca e sviluppo hanno avuto il sostegno economico del Governo, del Consiglio nazionale delle ricerche e della Regione Lazio. Gli investimenti statali messi in campo da Invitalia ammontano a 81 milioni di euro, di cui 69,3 per realizzare le fasi 2 e 3 dello studio clinico e il restante per ampliare gli stabilimenti di Castel Romano.

La sperimentazione ideata da Takis e Rottpharm, si svolgerà al San Gerardo di Monza, all'istituto dei tumori Pascale di Napoli e all'ospedale Spallanzani

Più ci sarà da attendere per E-Vax, il secondo candidato vaccino italiano, un vaccino a DNA, conservabile in frigo, ideato dalla romana Takis e sviluppato in collaborazione con la monzese Rottapharm, biotech che ha anche finanziato lo studio. La sperimentazione è appena partita e si svolgerà all’ospedale San Gerardo di Monza, all’Istituto Nazionale Tumori Pascale di Napoli e allo Spallanzani di Roma.
«La fase 1 durerà tre mesi e riguarderà 4 coorti parallele di 20 volontari ciascuna, cui verranno somministrati quattro diversi dosaggi, il massimo di 0.4 mg in monodose» spiega Marina Cazzaniga,
oncologa dell’Università di Milano Bicocca e direttrice del Centro di Ricerca di Fase I del San Gerardo di Monza: «Stabiliti dosi e schema terapeutico da portare in fase 2, che richiederà altri tre mesi, contiamo se
tutto va bene di poter partire con la fase 3 nel gennaio prossimo». Sarà un vaccino maneggevole, conservabile in frigo. Ma, quanto sarà efficace contro le varianti del virus? «Il vaccino sarà modificabile
rapidamente, molto più di una piattaforma a RNA», spiega la studiosa. La via di somministrazione prevede l’uso di un elettroporatore, strumento prodotto da un’azienda italiana, la Igea di Capri, che tramite una piccola scossa frammenta il DNA iniettato, accelerando la produzione di Spike e quindi la reazione dell’organismo.