L'effetto Covid sull’ora legale

Il 28 marzo le lancette vanno avanti di un'ora: come superare i fastidi, tra l'ansia della pandemia e i problemi di sonno
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Domenica 28 marzo torna l’ora legale e saremo costretti a dormire un’ora in meno. Non solo: al mattino sarà più buio, e di questo risentiranno specialmente i gufi, i nottambuli che vanno a letto tardi. Ma quest’anno i piccoli disagi che il cambio d’ora comporta potrebbero essere influenzati dalle nuove condizioni di vita nelle quali ci troviamo a causa dell’emergenza Covid: smart-working, didattica a distanza, più sedentarietà, meno vita sociale. Come lo vivremo questo cambio d’ora? E come ridurre al minimo l’impatto sulla salute? Lo abbiamo chiesto ad un esperto di medicina del sonno e a un cronobiologo.  

Quanti fastidi per un’ora di differenza

Ma possibile che semplicemente spostando di un’ora le lancette dell’orologio l’organismo ne risenta? In effetti, i dati internazionali hanno verificato che oltre a piccoli disturbi del sonno che passano in 3-4 giorni, l’ora legale si porta dietro altre conseguenze: “A livello europeo - spiega Roberto Manfredini, docente di Medicina interna presso l’Università di Ferrara e uno dei massimi esperti in tema di cronobiologia - si stima che si spendano 131 miliardi di euro all’anno per gli effetti del cambio d’ora, una cifra a cui si arriva sommando i ricoveri per malattie psichiatriche, soprattutto nel Nord Europa che infatti ha chiesto di abolirla, le malattie cardiovascolari come infarti e ictus che aumentano del 5% nella prima settimana dell’ora legale e il maggior numero di visite dal medico di medicina generale per sintomi come ansia e irritabilità". Ma vanno calcolati anche gli incidenti stradali: "Si è verificato che il lunedì successivo all’entrata in vigore dell’ora legale - continua l’esperto - c’è un aumento degli incidenti stradali a causa del debito di sonno accumulato. E, inoltre, milioni di visite mediche perse perché si dimenticano gli appuntamenti". Insomma, un impatto economico e sociale nient’affatto trascurabile.

Più difficile abituarsi in primavera

Lo spostamento più problematico per l’organismo è proprio quello di primavera, dall’ora solare all’ora legale: "Accade perché il ritmo circadiano dura in realtà un po’ di più di 24 ore, come se l’organismo fosse settato per una giornata leggermente più lunga. Questo spiega come mai si sopporta meglio il cambio di fuso orario quando andiamo verso ovest, e la giornata si allunga, piuttosto che quando andiamo verso est", spiega Manfredini.

Effetto Covid sull’ora legale

Già l’anno scorso abbiamo vissuto l’arrivo dell’ora legale in pieno lockdown. Quest’anno abbiamo delle restrizioni minori a seconda di dove abitiamo: la vita secondo Covid rende più soft il cambio d’ora? "Certamente l’anno scorso il problema è stato smussato perché tutti coloro che lavoravano in smart-working e gli studenti in Dad potevano tranquillamente dormire un po’ di più al mattino e abituarsi più facilmente", risponde Manfredini. Stessa situazione anche adesso con le dovute distinzioni in base al colore della propria regione: "Chi abita in regioni che hanno imposto restrizioni maggiori - spiega il cronobiologo - potrebbe risentire meno del cambio d’ora perché potrà approfittare del tempo guadagnato per il mancato spostamento sul luogo di lavoro per dormire un po’ di più così come i bambini in Dad".

Disturbi del sonno da pandemia

Purtroppo, bisogna fare i conti anche con le sensazioni per niente piacevoli che un anno e più di pandemia stanno generando: ansia, irritabilità, depressione, stress e preoccupazioni (anche di tipo economico). Tutte emozioni che possono scombussolare il sonno e rendere più difficile il passaggio all’ora legale. "Le categorie che soffriranno di più il cambiamento dell’ora sono i bambini, le persone molto metodiche che si lasciano scombussolare anche soltanto per un’ora di differenza e anziani che spesso hanno un deficit di melatonina", spiega Manfredini. Ma tra i soggetti più sensibili al cambio d’ora ci sono anche quelli che appartengono al cronotipo serotino. "Alcune persone - spiega Giuseppe Plazzi, presidente dell’Associazione Italiana di Medicina del Sonno (Aims) - non andrebbero mai a letto la sera, ma fanno fatica ad alzarsi al mattino. Sono proprio loro le persone più svantaggiate nel mettersi in pari con l’ora legale anche perchè la restrizione di sonno provoca delle conseguenze anche dal punto di vista dell’umore. Bisogna prestare attenzione soprattutto agli adolescenti che sono più fragili in questa fase di pandemia e che hanno una naturale tendenza a stare svegli la notte".

L’immunità dei dormiglioni

Eppure, conviene trovare il modo di dormire bene perché secondo uno studio della Johns Hopkins University di Baltimora, pubblicato sulla rivista scientifica Bmj Nutrition Prevention & Health, l’insonnia e lo stress da lavoro aumenterebbero le possibilità di contrarre l’infezione da Coronavirus. I risultati della ricerca dimostrerebbero come, per ogni ora in più di sonno notturno recuperato, la possibilità di ammalarsi diminuisca del 12%. Di contro, lo stress lavorativo aumenterebbe il rischio di contrarre l’infezione nel 5,5% dei casi. I dati sono stati raccolti dagli scienziati a conclusione di una sperimentazione condotta su 2.884 operatori sanitari in Francia, Germania, Italia, Spagna, Regno Unito e Stati Uniti: dei 568 soggetti che hanno contratto il Covid-19, il 24%, aveva difficoltà a dormire la notte, il 21% degli operatori che invece non si erano ammalati non aveva nessuna difficoltà notturna. "Il sonno è la miglior difesa immunitaria dell’organismo - spiega Manfredini - chi dorme poco e male è più esposto al rischio di infezioni e alcuni studi hanno ipotizzato che una delle cause per cui gli anziani sono più colpiti dal Covid è anche perché spesso hanno dei disturbi del sonno".

Le cattive abitudini del lockdown

In realtà, proprio il lockdown o comunque le restrizioni alla libertà imposte dalla pandemia potevano rappresentare un’occasione per recuperare uno stile di vita più sano dormendo un po’ di più. Un’occasione spesso sprecata: "Il fatto di vivere tutti insieme dentro casa per un periodo così lungo - prosegue il cronobiologo - ci ha reso più suscettibili. Chi lavora in smart-working spesso durante il giorno aiuta i figli in Dad e poi lavora di notte accumulando una deprivazione di sonno che li porta a ‘gufizzarsi’ andando a dormire sempre più tardi. Ma comunque, ora chi vive in zone con più restrizioni potrebbe trarne un vantaggio perché ha la possibilità di dormire anche solo 20-30 minuti in più fino a quando l’organismo - nell’arco di 3-4 giorni - non si abitua al nuovo orario”.  

No alle news dopo le 22

E poi ci sono i consigli di igiene del sonno che dovremmo seguire sempre perché ci aiutano a dormire meglio tutto l’anno e non soltanto al cambio dell’ora legale. "Ascoltare o vedere il telegiornale fino a tarda notte, con notizie e immagini che ci ricordano il dramma che stiamo vivendo - dice Manfredini - può predisporre ai ‘cattivi sogni’ che sono una cosa diversa dagli incubi e sono molto più frequenti. Si tratta di immagini e concetti negativi che abbiamo visto poco prima di andare a dormire e che riaffiorano nella fase 2 del sonno, quella più superficiale, e che ci fanno risvegliare con una brutta sensazione”.  

Tre regole per dormire meglio

Come abituarsi al nuovo orario? "Fondamentale fare scorta di luce esponendosi al sole almeno per mezz’ora al giorno - suggerisce Plazzi - questa raccomandazione è ancora più importante per i bambini e gli adolescenti che restano chiusi in casa per la Dad. La luce naturale, non quella blu dei dispositivi che invece va evitata, è il potente sincronizzatore dei ritmi circadiani insieme ai rapporti sociali che abbiamo dovuto limitare". Attenzione anche a cosa e a quando si mangia: "Visto che c’è più luce - prosegue Plazzi - si può andare a dormire un po’ dopo, ma evitando di cenare tardi per non appesantire la digestione. No all’alcol di sera e al caffè dopo le 18. Per cena, meglio limitare i carboidrati perché inducono un sonno rapido ma l’effetto dura pochissimo per cui ci si può risvegliare durante la notte".

A Pasqua, ‘bagni’ di luce

L’ora legale arriva a pochi giorni dalla Pasqua quando l’Italia sarà di nuovo tutta in zona rossa. Quindi, avremo più tempo per abituarci al nuovo regime: "Sì, ma attenzione a non trasformare le feste di Pasqua in giornate di totale anarchia mangiando all’ora che ci pare, spostando troppo in avanti l’ora di cena o al contrario mangiando troppo presto perché la noia del lockdown ci fa venire fame - raccomanda Plazzi - no anche agli spuntini notturni e ai sonnellini pomeridiani perché poi si ritarda l’addormentamento serale". E il cioccolato che arriverà in casa per Pasqua? "Meglio non esagerare anche perché dovremmo cercare di mangiare di meno visto che ci muoviamo di meno. Va bene soltanto un po’ di cioccolato fondente ma al mattino perché stimola la produzione di serotonina migliorando l’umore".