Vaccino Covid: in campo le nanotecnologie

Un team di ricercatori sta utilizzando nanoparticelle d'oro e Rna del coronavirus per creare un'immunità totale. Il prototipo sperimentato sulle cavie
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I VACCINI sono un elemento cruciale contro la pandemia da Covid-19 e le nanotecnologie potrebbero aumentarne il potenziale. Questa tecnologia ha avuto negli ultimi anni un impatto incredibile nella nostra vita, anche se spesso invisibile, dalle superfici antigraffio di occhiali e orologi, ai tessuti antimacchia, passando per smartphone e televisori.

L’impiego delle nanotech in medicina va dalla diagnostica alla farmacologia. Il primo nanovaccino in commercio, contro l’epatite B, risale al 1986. Nel 2006 è arrivato quello contro il papillomarivus umano che utilizza particelle simili ai virus. Un nanovaccino a mRna è stato testato nel 2013 dai ricercatori del San Diego Health  che sono riusciti a produrre un vaccino al tempo stesso più efficace e più sicuro di quelli con tossina denaturata, creando una “impalcatura” molecolare capace di trasportare delle tossine inattive di stafilococco, rendendole maggiormente riconoscibili dal sistema immunitario.

Ora, contro il Covid-19 un team di ricercatori messicani dell’Universidad Autonoma de San Luis Potosí sta progettando l’utilizzo di nanoparticelle d’oro e Rna del coronavirus per creare un’immunità totale.Il prototipo messicano è ancora lontano da essere testato sull’uomo, ma ha innescato con successo una risposta immunitaria nei topi, ponendo le basi per ulteriori test e dimostrando la promessa della nanotecnologia nello sviluppo del vaccino. Il peptide antigenico di Sars-Cov-2 è stato abbinato con successo alle nanoparticelle d’oro AuNp-S e ha ottenuto una risposta migliorata rispetto al peptide solubile. I primi traguardi della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Nanomedicine: Nanotechnology, Biology and Medicine aprendo così la strada alla produzione di vaccini di nuova generazione per l’induzione di risposte immunitarie ottimali anche contro le varianti.

Alle cavie sono state iniettate delle molecole d’oro migliaia di volte più piccole del diametro di un capello umano, collegate a numerose copie di peptidi del gene della proteina spike, utilizzando un composto chiamato Thiol Peg Amine per incollarli insieme. L’oro è già stato utilizzato come trasportatore molecolare ed è anche conosciuto per le sue proprietà antimicrobiche e antinfiammatorie e, diversamente da quello che si possa pensare, è poco costoso e la sua produzione sarebbe meno cara degli altri vaccini già in commercio.

Nei topi la risposta immunitaria prodotta da questo prototipo è risultata quattro volte maggiore rispetto a un vaccino a mRna tradizionale. C’è da dire che il peptide è stato associato all’adiuvante di Freund, una soluzione che rafforza la risposta immunitaria non sicura per l’uomo, a causa dei suoi effetti collaterali. Quindi, nelle prossime fasi della ricerca dovranno essere trovate e testate delle alternative. Ma il primo passo era solo provare l’efficacia del trasporto del Rna del coronavirus con l’oro, e il test è riuscito.

“Il nostro gruppo ha lavorato per risolvere i problemi di stabilità delle AuNp-S, le nanoparticelle d’oro, per utilizzarle come un vaccino”, ha detto l’autore della ricerca, Omar Gonzàlez-Ortega “Siamo stati in grado di affrontare con successo molti di questi problemi in modo tale da poter avere un vaccino efficace e poco costoso”. Questo perché “non richiede la produzione e la purificazione di proteine ??ricombinanti complesse ma utilizza solo peptidi sintetici che sono più economici e facilmente disponibili. Almeno in Messico, i nostri risultati contribuiscono a stabilire che le nanoparticelle metalliche potrebbero rendere i vaccini economici”.

Diversamente dai prodotti formulati con la proteina Spike a lunghezza intera o a mRna tradizionali, il vaccino nanotech punta ad ottenere l’immunità sterilizzante, ovvero una risposta immunitaria più forte, in grado di impedire rapidamente a un virus di farsi strada nell’organismo. “È improbabile che i vaccini attualmente in uso forniscano un’immunità sterilizzante – hanno detto i ricercatori –, ma questo studio potrebbe aprire nuovi approcci per ottenerlo, mettendo a disposizione un’arma ancora più efficace contro la pandemia".