Grassi trans, da oggi nuova soglia salva cuore

Si trovano in prodotti industriali di bassa qualità. Adesso il loro contenuto dovrà essere inferiore al 2% della quantità totale di grassi. E si punta a eliminarli in due anni
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Da oggi in poi gli alimenti confezionati avranno meno grassi “cattivi”. La limitazione sugli acidi grassi trans, attesa da tempo, è finalmente realtà: da aprile, in tutta Europa, il loro contenuto nei prodotti industriali dovrà essere inferiore al 2% della quantità totale di grassi. Si tratta di una svolta, ottenuta grazie alla battaglia portata avanti dall’Unità di prevenzione e protezione del Consiglio nazionale delle ricerche e dalla Società italiana per la prevenzione cardiovascolare insieme ad altre strutture scientifiche europee. I grassi trans sono nel mirino di nutrizionisti e cardiologi da tempo a causa dei loro effetti nocivi sulla salute, soprattutto cardiovascolare. "Non solo aumentano i livelli di colesterolo cattivo e diminuiscono quello buono - spiega infatti Roberto Volpe, ricercatore in nutrizione e cardiologia preventiva del Cnr di Roma - ma possiedono anche un’azione pro-infiammatoria della placca, predisponendo al rischio di infarto e ictus".

 

La loro riduzione in etichetta è un ottimo risultato, ma la comunità scientifica punta a eliminarli completamente entro il 2023. "Una data fattibile perché da subito noteremo i benefici della limitazione sotto il 2%, come è accaduto nei Paesi che l’hanno introdotta tempo fa. In Danimarca, dove la politica di riduzione è attiva dal 2004, le morti cardiovascolari si sono ridotte del 3,2%. Idem nel comune di New York City, dove è stato imposto ai ristoratori di sostituire gli acidi grassi trans con grassi più salutari e negli anni successivi c’è stata una diminuzione della mortalità per malattie al cuore del 4,5%", dice Volpe.

Praticamente assenti nel mondo vegetale e limitati in quello animale, gli acidi grassi trans si formano durante la solidificazione degli oli effettuata per produrre le margarine. Perciò si trovano soprattutto in prodotti da forno raffinati e nei prodotti industriali di bassa qualità. "Nella formulazione degli alimenti le aziende possono rimpiazzarli tranquillamente con acidi grassi più salutari, come quelli mono e polinsaturi, oppure con quelli saturi", spiega l’esperto. I nutrienti migliori per il colesterolo e la salute cardiovascolare sarebbero i primi due, ma anche i saturi non vanno demonizzati.

 

"I grassi monoinsaturi, come l’acido oleico di cui è ricco l’olio extravergine di oliva, e quelli polinsaturi, gli omega 3 e 6 contenuti in pesce, frutta secca, oli di semi, come mais o girasole, abbassano infatti i livelli di colesterolo cattivo e alzano quello buono - specifica Volpe - quelli saturi, invece, si trovano soprattutto nelle carni grasse, nei salumi e nei formaggi, e non fanno del tutto male al cuore: se sono inseriti nella dieta senza eccessi il loro effetto sul colesterolo è neutro perché aumentano sì il colesterolo cattivo, ma anche quello buono". Tuttavia, nei confronti della mortalità cardiovascolare, le meta-analisi invitano a fare un distinguo: i grassi saturi di origine carnea hanno un effetto leggermente peggiorativo, mentre quelli di origine lattiero casearia ne hanno uno leggermente protettivo.