Dopo un anno sappiamo convivere con Covid?

(ansa)
Casa protetta dal virus, come trattare gli ospiti e governare il via vai dei figli: il virologo Giovanni Maga, direttore del Cnr di Pavia, spiega come fare
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Abbiamo imparato a convivere con Covid? Dopo oltre un anno e un giro di boa raggiunto con fatica, in attesa che i vaccini facciano il loro dovere, restano alcune domande che richiedono una risposta. Come si può stare in famiglia con figli adolescenti, e non, che entrano ed escono, sempre a contatto con i coetanei? Come si può conciliare la necessità di portare a casa la spesa e altro che proviene dall’esterno, con la certezza che non siano sanificati? E ancora: abbiamo imparato a convivere con la necessità di mandare i figli a scuola, e riprenderli quando tornano a casa, certi che i loro vestiti non ne escano contaminati? E gli animali che vivono con noi, come proteggerli dal rischio di un contatto ravvicinato con il virus? Ma prima di ogni altra cosa: possiamo sognare, in vista dell’estate che non è poi così lontana, di tornare in spiaggia e non rischiare di essere sopraffatti dal Covid?
 

Giovanni Maga, virologo, direttore del Cnr di Pavia, da mesi va dicendo che occorre distinguere. Ora spiega cosa. Partiamo da una certezza: "Il virus circola come prima – premette – l’unica differenza rispetto a un anno fa è che parliamo di ceppo inglese, più contagioso perchè velocissimo. Ma i contagi avvengono sempre allo stesso modo: solo attraverso le vie respiratorie. Mentre per contatto con le superfici è quasi impossibile: la probabilità è una su 10mila. Non abbiamo avuto evidenza di trasmissioni virali importanti attraverso quest’ultima via, se non in contesti particolari, come le corsie d’ospedale Covid. Dunque è ovvio che l’igiene di base sia importante e raccomandata, però prescinde dall’idea che ci si possa infettare toccando qualcosa".


Quindi se esco da casa e poi torno, come devo comportarmi? "Mi comporto come sempre – spiega Maga – l’ideale è non camminare con le stesse scarpe che uso fuori. Ma questo vale anche nella normale routine quotidiana. Magari possiamo far prendere aria ai vestiti che indossiamo, ma non ci sono misure particolari da adottare. Questo vale anche per i bambini". Per il virologo "bisogna attenersi ad un’abitudine: curare l’igiene, ma senza precauzioni eccessive". E qui entra in gioco la differenza fra pulizia e sanificazione. "In casa parliamo di pulizia, non di sanificazione – precisa – quest’ultima non è nient’altro che una pulizia profonda che si raccomanda solo in ambienti dove ci sono state persone infette e se c’è un familiare positivo. Normalmente è consigliabile cambiare aria ai locali e disinfettare, soprattutto i bagni. Se invece abbiamo un positivo tra le mura domestiche bisogna rispettare un protocollo un po’ più rigido: mantenere l’isolamento, usare la mascherina, possibilmente assegnare una stanza separata a chi ha contratto il virus, non condividere le posate, se possibile avere servizi igienici indipendenti, altrimenti disinfettare i locali".


E se, superate zona rossa e arancione, invitassimo qualcuno a casa nostra, come dovremmo comportarci? "Se abbiamo una persona estranea in casa prudenza vorrebbe che si indossasse la mascherina, a meno che non si sia certi che sia stata vaccinata o non positiva – sottolinea Maga – quindi le facciamo lavare le mani: bastano acqua e sapone o una salviettina disinfettante. Togliersi le scarpe diciamo che non è fondamentale. Comunque prescinde dalla possibile presenza del virus. Dovrebbe essere normale fornire un paio di ciabatte a chi resti qualche ora in casa nostra. Fra l’altro, proprio in questi giorni, l’ente americano Ecdc (European Centre for Disease Prevention and Control) ha aggiornato le linee guida sostenendo che il numero di  infezioni da contatto è molto basso".

 

Governare il via vai dei figli. Certo non è facile occuparsi anche del via vai dei figli, specie se adolescenti: i contatti che possono avere con i coetanei e che siano tenuti rispettando tutte le regole del caso? «Come convivere con i figli adolescenti è solo questione di responsabilità – spiega il virologo –. Se i genitori entrano ed escono di casa per lavorare o fare spesa, lo possono fare anche i figli, ma rispettando le regole. Il contagio avviene per contatto stretto, quindi se le persone all’esterno rispettano le regole si abbatte il rischio. Parliamoci chiaro: non si può stare in casa con la mascherina, ma bisogna indossarla quando si è fuori. Se tutti si comportano responsabilmente il rischio si abbassa di molto".


 

Gli animali domestici non fanno paura. Per Maga il timore del contagio Covid attraverso gli animali domestici è una grande stupidaggine. Perciò rassicura: «Si sono verificati rarissimi casi in cui gli animali domestici hanno acquisito il virus, ma non l’hanno trasmesso. Quindi non bisogna assolutamente disinfettare il cane o il gatto perchè non c’è nessuna evidenza che contagi. Semplicemente, quando l’animale entra in casa, è sufficiente pulirlo con una salviettina. Come si fa di solito».

 

Voglia di spiaggia. Nonostante le molte zone rosse in Italia si siano appena tinte di arancione, e quindi l’isolamento forzato tenga ancora gli italiani lontani dall’idea di sdraiarsi in spiaggia, il pensiero corre alle vacanze sperando in qualcosa che sappia tanto di normalità. Dunque in spiaggia possiamo passeggiare? E prendere il sole? "Sì, se si è a distanza superiore di due metri da altre persone – conferma Maga  - in questa circostanza non c’è alcun rischio, come anche se si incrociano persone in una situazione dinamica. Quindi in presenza di gente in transito possiamo stare tranquilli".
E prendere il sole? "Anche se siamo vaccinati dobbiamo innanzitutto indossare la mascherina. Ma se stiamo fermi, prendiamo il sole e non indossiamo la mascherina, un’altra persona dovrebbe avvicinarsi a noi a meno di un metro di distanza per contagiarci. Tuttavia, in piena estate, con la folla in spiaggia, certamente il problema sorgerebbe".

Quanto sopravvive il virus nell’aria? Ma per quanto tempo il Covid rimane nell’aria di una stanza, di un ascensore, o anche all’aperto, minacciando i nostri polmoni? A distanza di mesi si è appurato che "sulla sopravvivenza del Covid nell’aria influiscono condizioni diverse: umidità, temperatura e forma - precisa Maga -  se in un luogo chiuso si è creato affollamento, con tante persone che respirano contemporaneamente, creando quindi una situazione di “aerosol”, il virus può permanere nell’aria, se non riciclata, per un certo periodo di tempo. Quanto a lungo  dipende dal fatto che si tratti di materiale infettivo o meno: può variare da pochi minuti a dieci. In ascensore, ad esempio, basta che le porte si aprano per ristabilire un equilibrio. In ogni caso, nei locali piccoli come gli ascensori, o comunque chiusi e poco areati,  anche se si è soli bisogna indossare la mascherina, perché è comunque un ambiente frequentato da altre persone". Sarà passato anche più di un anno dalla comparsa del Covid, ma la prudenza resta la prima regola.