Lorenzin: "Quando il Covid finirà, dovremo occuparci di un'altra pandemia, il disagio mentale"

Intervista all’onorevole responsabile del Forum salute del Partito democratico
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“CHIEDIAMO al governo che vari un piano strategico sulla salute mentale con interventi mirati, da quelli prettamente sanitari, a quelli di potenziamento delle reti sociali specie per i giovani, finanziati con degli stanziamenti ad hoc del fondo sanitario e con degli investimenti sulle regioni, dove per altro ci sia una misurazione puntuale degli interventi fatti”.

Quando la contattiamo l’onorevole Beatrice Lorenzin, responsabile del Forum salute del Partito democratico, si trova in Parlamento impegnata in una maratona di audizioni che la vedono protagonista di una crociata su cui si batte da tempo in prima linea, quella per la tutela della salute mentale del cittadino. Questione divenuta ancor più centrale e critica con l’epidemia di Covid-19, tanto che l’ex ministra mette in guardia sulla minaccia di una “nuova pandemia nascosta", appunto quella dei rischi per la salute mentale.

Ci spiega innanzi tutto di quali iniziative legislative si sta facendo promotrice in questo momento?

 

“Abbiamo appena presentato un’importante risoluzione sulla neuropsichiatria infantile in Commissione Affari sociali della Camera e abbiamo chiesto la calendarizzazione di una mozione in Parlamento con tutta una serie di impegni che riguardano più in generale la salute mentale della popolazione, ovvero dal bambino all’adulto passando per gli anziani, le donne , i luoghi più problematici come le rems fino al cosiddetto ‘long covid’, ovvero quelle patologie mentali derivate da una lunga convalescenza dal virus”.

Da come ne parla appare piuttosto allarmata? 

 

“I rischi sulla salute mentale rappresentano un fenomeno gigantesco, quelli che erano dei problemi di nicchia stanno diventando problemi di massa , la sofferenza che si genererà deve incontrare dei luoghi di ascolto e delle opportunità di cura. Noi chiediamo al governo e in particolare al ministro per la Salute che lavorino sin da adesso per predisporre una serie di misure operative che divengano azioni concrete in conferenza stato-regioni , quindi sui territori con un aumento del finanziamento del  fondo sanitario nazionale è un potenziamento effettivo di tutta la rete. E’ evidente che in questi anni i temi della psichiatria, dell’assistenza psicologica, dell’assistenza territoriale e della neuropsichiatria infantile non hanno trovato una risposta adeguata alla domanda crescente, dalle regioni per la mancanza di fondi e personale da una parte, ma anche per una generalizzata sottovalutazione del problema rispetto alle esigenze organizzative delle malattie croniche che assorbono la maggior parte dei fondi . Ad oggi manca ancora una piattaforma di dati aggiornata, così è molto difficile agire con un piano articolato, fare ricerca e dare risposte. C’è un deficit di personale e nella costruzione delle reti, dobbiamo aumentare le diagnosi precoci e potenziare le strutture territoriali, monitorare l’adesione terapeutica, ma intanto è un fatto l’esplosione dell’uso di psicofarmaci che è sempre un segnale da non sottovalutare".

Il Covid ha ulteriormente deteriorato la situazione?

 

“Esattamente ed è quello che continuo a dire da tempo. Già avevamo pochissime strutture, troppo poche rispetto alla domanda già prima del Covid, ora il problema è esponenziale. E si aggiunge, come dicevo prima, il problema legato al ‘long covid’ ovvero i pazienti che hanno avuto una degenza lunga, che hanno bisogno di un’assistenza psicologica e, in alcuni casi, di una riabilitazione”.

Sta descrivendo una situazione di emergenza….

 

“Dobbiamo prepararci a combattere una seconda pandemia, una pandemia nascosta, quella della salute mentale. Proprio per questo non possiamo pensare di poter lavorare con le stesse armi che avevamo prima”.

Con quali armi?

 

“Chiediamo innanzi tutto al governo un piano strategico sulla salute mentale con interventi mirati, da quelli prettamente sanitari, a quelli di potenziamento delle reti sociali specie per i giovani, finanziati con degli stanziamenti ad hoc del fondo sanitario e con degli investimenti sulle regioni, dove per altro ci sia una misurazione puntuale degli interventi fatti. Prevenzione, intercettazione del disagio e della malattia, formazione del personale non solo sanitario, ma anche la scuola e le reti assistenziali In questo modo possiamo lavorare sul medio periodo , prevenire il cronicizzarsi di situazione che ora sono ancora prevedibili. ansia, depressione, dipendenze sono statisticamente già in aumento". 

Cos’altro?

 

Proponiamo incentivi alla telemedicina, telepsichiatria, chiediamo di aumentare i fondi stanziati sulla ricerca in salute mentale ma anche sulla parte neuropsichica, del long covid, e di potenziare le reti di assistenza e di urgenza. Un altro tema importante inoltre è l’osservatorio sui suicidi, fenomeno di grande allarme che va monitorato. Ma è soprattutto importante lavorare sui dati perché la loro raccolta sulla salute mentale è frammentata e in molti casi ferma al 2018 noi ad ora facciamo delle indagini epidemiologiche e degli interventi in base a dati difficili da raccogliere e molto frammentati".

Poi c’è tutta la questione della salute mentale di bambini e giovanissimi….

 

“Varie ricerche ci dicono che gli alti livelli di stress e isolamento possono influenzare lo sviluppo psico-fisico di bambini e adolescenti, anche a lungo termine, pesando maggiormente su coloro che si trovano in situazioni di povertà economica, sociale, educativa. Aggiungo che probabilmente questa è solo la punta dell’iceberg, sono quelle situazioni eclatanti e chiaramente “visibili” che si riesce a intercettare. Si stima che un bambino su sei in Italia abbia un probabile problema di salute mentale e il numero di bambini indirizzati ad un aiuto assistenziale è in continuo aumento”.

Su questo aspetto quali obiettivi si propone?

 

“Occorre porre in essere scelte di indirizzo chiaro che mettano la salute sia fisica che mentale dell’infanzia e dell’adolescenza al centro delle politiche socio-sanitarie del paese e dei singoli territori, coinvolgendo i neuropsichiatri infantili, gli psicologi, i servizi educativi e quelli sociali, il terzo settore, oltre ai pediatri. Occorre rafforzare la medicina territoriale di neuropsichiatria e quella preventiva, a partire dall’ambulatorio del pediatra di famiglia, orientare nuovamente i servizi sui bisogni di salute mentale dei giovani, incrementare il numero di posti letto dedicati alla neuropsichiatria infantile al fine di potenziare la risposta ai casi acuti e più gravi di tipo neuropsichiatrico con la possibilità di ricovero in centri specialistici. Dai disturbi alimentari ai problemi del linguaggio, del comportamento, l’offerta è troppo differenziata tra regioni e tra nord e sud".

 

Su questo aspetto è stato coniato un paradigma “Non per noi, ma con noi”, cosa intende?

 

“L’obiettivo è l’istituzione di un gruppo multidisciplinare di coordinamento centrale, nazionale o regionale, che possa orientare gli interventi di salute mentale, predisponendo progetti e programmi coerentemente ai bisogni della popolazione e all’andamento della diffusione delle epidemie sul territorio nazionale. È cruciale oggi più che mai tenere in considerazione, così come specificato dal World Economic Forum, dei bisogni dei bambini e degli adolescenti in ogni dibattito o decisione di adozione di misure restrittive, secondo il principio appunto, ‘non per noi, ma con noi’”.