Covid, una cattiva alimentazione peggiora la malattia

Una dieta adeguata nei primi quattro giorni di ricovero può ridurre il numero dei decessi: uno studio su 222 pazienti in terapia intensiva
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Proteine e vitamine che mancano, al punto da far venir meno le forze e la capacità dell’organismo di contrastare l'avanzata del Covid. Pazienti con polmoniti importanti, malati obesi o, al contrario, sotto alimentati, specialmente nei tre giorni che precedono il ricovero, rischiano di più nella battaglia contro il virus. E se ricoverati in Terapia intensiva, hanno più probabilità di non farcela.


Un gruppo di clinici e ricercatori del policlinico San Matteo di Pavia e della Ca’ Granda Ospedale Maggiore di Milano, ha condotto uno studio sui pazienti affetti da Covid-19, ricoverati in Terapia intensiva, con lo scopo di verificare la relazione tra l’apporto nutrizionale e l’outcome clinico (esito delle terapie somministrate), prendendo in considerazione anche fattori diversi, come, ad esempio, l’obesità.

 

Lo studio. Il lavoro, che rappresenta il primo di questo genere nei pazienti Covid-19 nella letteratura internazionale, è stato pubblicato sulla rivista di settore Clinical Nutrition e ha permesso di arrivare alla conclusione che un inadeguato apporto nutrizionale durante il ricovero in Terapia intensiva è associato ad un maggiore tasso di mortalità per i pazienti affetti da Covid-19.
Lo studio è stato condotto nel corso della prima ondata del 2020 ed ha coinvolto 222 pazienti affetti da Covid-19 ricoverati nelle terapie intensive dei due Policlinici, tutti in assistenza respiratoria. I ricercatori hanno osservato che chi ha potuto ricevere entro i primi quattro giorni di ricovero un supporto nutrizionale, principalmente per via enterale, adeguato ai fabbisogni calorici stimati, ha evidenziato una minore mortalità.

 

Obesi più a rischio. I risultati hanno inoltre confermato che l’obesità moderata è associata ad un più alto rischio di mortalità, mentre quella grave sembra comportare anche un significativo ritardo nello svezzamento dalla ventilazione artificiale invasiva.
Lo scopo dell’analisi era, pertanto, quello di valutare se un supporto nutrizionale insufficiente, nel caso di pazienti affetti da Covid-19 sottoposti a ventilazione meccanica invasiva, fosse associato ad una maggiore mortalità. I risultati dello studio hanno confermato la prognosi negativa legata sia all’obesità che al deficit calorico precoce: entrambi sono associati ad una più alta mortalità nella popolazione di pazienti considerata.

 

La terapia nutrizionale perzonalizzata. Pertanto, adottare una terapia nutrizionale ad hoc per i pazienti affetti da Coronavirus sottoposti a ventilazione meccanica invasiva, il più possibile in linea con le raccomandazioni delle società scientifiche internazionali, risulta essere un elemento di fondamentale importanza per la riduzione della mortalità e il miglioramento dei risultati clinici.
Ma quali sono le carenze più pesanti riscontrate nei contagiati gravi? "Mancano apporti proteici e calorici, e spesso pure quelli vitaminici – spiega Riccardo Caccialanza, direttore di Nutrizione clinica del San Matteo di Pavia – parliamo di malati nutriti tramite sonda e, quando possibile, per via endovenosa. Ma in alcuni casi, per motivi organizzativi, gestionali e clinici, questo supporto può non essere praticabile direttamente. E qui sorgono i problemi. Perchè, se già in centri con Terapie intensive specializzate e di alto livello come il nostro, facendo massimi sforzi, viene comunque riscontrato il rischio di morte associata alla carenza nutrizionale, in altri contesti, vista la poca attenzione che si dà alla nutrizione nei malati gravi Covid, la situazione può farsi critica. Cosa serve? Una nutrizione gestita su misura per il paziente. Parlo della necessità di riuscire ad alimentarsi anche nei tre giorni prima del ricovero e negli ultimi quattro".

 

Modi e tempi dell’alimentazione. "Siamo estremamente soddisfatti dei risultati ottenuti grazie alla collaborazione instaurata con i colleghi del Policlinico di Milano – prosegue Caccialanza - garantire un adeguato supporto nutrizionale ai pazienti in Terapia intensiva, dunque, è ancor oggi spesso problematico a causa della severità delle condizioni cliniche e metaboliche dei pazienti ricoverati, a maggior ragione in una patologia complessa come Covid-19. Le modalità e le tempistiche ideali di somministrazione dei nutrienti sono ancora oggetto di dibattito scientifico, ma i nostri risultati sottolineano comunque che è di fondamentale importanza cercare di soddisfare al meglio i fabbisogni nutrizionali nel più breve tempo possibile in tutti i pazienti, compresi quelli obesi. Auspico che la nostra collaborazione prosegua in futuro, per valutare l’efficacia di protocolli nutrizionali innovativi e finalizzati a migliorare sempre più la qualità delle cure”.

 

"Siamo orgogliosi di aver partecipato a questo studio – conclude Giacomo Grasselli, responsabile della Rianimazione e Terapia intensiva adulti della Ca’ Granda ospedale Maggiore di Milano – che aggiunge un tassello importante alle nostre conoscenze sul trattamento dei pazienti con Covid-19. La nostra ricerca conferma che l’attenzione all’apporto nutrizionale è di fondamentale importanza nella gestione di tutti i pazienti critici. Per questo bisogna favorire il più possibile la collaborazione tra intensivisti e specialisti di nutrizione clinica, nell’ottica di una gestione multidisciplinare e condivisa dei pazienti ricoverati in Terapia Intensiva".

Come combattere il Covid mangiando. Quindi come possiamo  combattere il Covid attraverso l’alimentazione? Interviene di nuovo Caccialanza: "Alimentandosi si possono avere gli apporti vitaminici e minerali adeguati – conclude – l’alimentazione ideale è quella che mantiene il peso e la composizione corporea. Prova ne è il fatto che il 40% dei nostri pazienti presi in esame era obeso o sovrappeso, e sono quelli andati peggio. Dobbiamo garantire all’organismo tutti i micronutrienti essenziali, ossia vitamine e fibre, perchè è dimostrato come l’alimentazione ricca di questo elemento possa interagire con il microbioma intestinale. Quindi vanno bene fibre, ossia frutta e verdura, e variare l’alimentazione, che è la cosa più sana. Senza dimenticare che non c’è alimentazione efficace in assenza di movimento. Infine è importante, ogni tanto, controllare gli esami del sangue per verificare che non vi sia carenza di vitamina D, cosa frequente, che a livelli alti aiuta a combattere anche i problemi respiratori".