Covid, il presidente dei medici: "Chi non si vaccina sia sospeso dalla professione e dall'albo"

Il presidente della Federazione medici e odontoiatri: "Senza la vaccinazione anti-Covid non si può lavorare in corsia. E' indispensabile che siamo noi ad applicare la reale sospensione all'esercizio della professione"
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«IL Parlamento deve modificare la norma. È indispensabile per consentirci di applicare la reale sospensione dell’esercizio della professione». Non riesce a farsene una ragione il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici e degli Odontoiatri, Filippo Anelli, che reclama maggiore chiarezza nel decreto legge 44 in merito alla mancata vaccinazione dei professionisti della sanità.

 

Il virus non arretra, le varianti sono sempre in agguato e c’è anche il rischio di un contagio in senso inverso, dall’operatore sanitario al paziente. In che cosa dovrebbe essere modificato il decreto per consentire l’immediato intervento degli Ordini?

«Nel senso che la sospensione, così come prevista, non può essere  solo un atto ammnistrativo a carico delle Asl e delle aziende ospedaliere. Dovrebbe essere concessa, ope legis, la potestà agli Ordini di sospendere dall’Albo e quindi dall’attività professionale gli operatori sanitari non vaccinati».

Il governo aveva già chiesto alle Regioni di fornire l’elenco degli inadempienti alla prescrizione, ma solo qualcuna ha risposto. Come intende muoversi la Federazione?

«Non è nelle nostre competenze e non abbiamo potere per intervenire. Noi, come Ordini, avevamo già inviato alle Regioni la lista di tutti gli iscritti, ma tocca a queste ultime la verifica dei vaccinati. In questo senso, il nostro ruolo è marginale. Poi, una volta che ci comunicano la sospensione del diritto dei dipendenti di svolgere prestazioni, noi la dobbiamo comunicare ai nostri iscritti. Ma questa procedura, lo ripeto, non ci consente di agire in via diretta nei confronti di tutti i sanitari. Se  invece il decreto ci mettesse in condizione di farlo, la sospensione non sarà efficace soltanto nel luogo in cui esercitano i medici, ma inibirà l’esercizio professionale anche al di fuori dell’ambito di dipendenza».

 

Intanto la macchina ammnistrativa va a rilento, ritiene plausibile la nomina di commissari ad acta per portare a compimento in tempi brevi gli obiettivi del decreto ministeriale che sta per essere convertito in legge?

«È una prerogativa del governo. Se le Regioni sono in ritardo potrebbe procedere con poteri sostitutivi, nominando figure preposte alla pronta applicazione della normativa».

Non crede che l’elevato indice di infezioni possa essere correlato, almeno in parte, anche alla mancata vaccinazione nelle strutture di diagnosi e cura?

«L’ambiente sanitario ha protocolli di sicurezza abbastanza efficaci, il punto è che non sempre funzionano. Certo però,  quando e dove il fenomeno accade,  non è da escludere una diffusione del contagio causata da questo fattore».

 

Ci sono specialisti, come i dentisti, in gran parte liberi professionisti, dei quali si ignora la reale consistenza numerica di non vaccinati: non c’è il rischio, seppur teorico, di maggior diffusione dei contagi?

«Non mi risulta. Secondo gli elementi di cui dispongo, gli odontoiatri rappresentano la categoria di professionisti che per prima ha elaborato e applicato i protocolli necessari a evitare il contagio del Covid. D’altronde, in ballo non solo ci sono l’interesse e la tutela dei pazienti, ma anche quelli dell’operatore stesso».

Al Senato lei ha sottolineato che le “norme che introducono il cosiddetto obbligo vaccinale per i sanitari sono in realtà poco incisive, limitandosi alla sospensione”. Mettiamo che dopo la sua audizione di una settimana fa, il decreto venga modificato nella direzione da lei auspicata, come concepirebbe la sospensione dell’operatore riottoso a vaccinarsi?

«Molto semplicemente.  Per chi rifiuta, la Commissione di disciplina adotterebbe il  provvedimento sanzionatorio che blocca il suo esercizio professionale, fino al termine dell’emergenza pandemica e comunque non oltre il 31 dicembre 2021. Ovviamente, i termini temporali sono quelli stabiliti dalla legge, ma il governo, secondo l’andamento epidemiologico, potrebbe modificarli. Di certo il decreto può essere migliorato con i nostri suggerimenti, poi dipende dai parlamentari che presenteranno gli emendamenti. Ma questa è un’altra storia. Politica, in cui non entriamo».