Covid: basterà un respiro per stabilire se si è positivi

In via di approvazione definitiva il dispositivo che potrebbe sostituire i tradizionali tamponi. In 8 minuti la risposta e nessun fastidio fisico
2 minuti di lettura

Cornaceck per il Covid. Un innovativo device potrebbe affiancarsi o addirittura sostituire i test finora utilizzati per scoprire il contagio. E darebbe un risultato attendibile e immediato. Brevettato in Inghilterra da un team di ricercatori del Portsmouth Hospitals (Hampshire), è stato appena sperimentato in Italia, dagli specialisti della Pneumologia dell’Irccs Maugeri di Telese (Benevento) dove è attivo anche un laboratorio di studio sull’infiammazione delle vie aeree.

Il responsabile dell’unità complessa è Mauro Maniscalco: “La collaborazione con i colleghi inglesi era cominciata prima del Covid, due anni fa, sull’efficacia di un altro dispositivo, l’inflammaceck, che monitora lo stress ossidativo grazie al rilievo del perossido di idrogeno (l’H2O2), un biomarcatore di malattie respiratorie croniche, come la Bpco”.

Come funziona?

“Il perossido di idrogeno, a seconda della quantità rilevata, rivela il danno indiretto causato dall’infiammazione delle vie aeree. E così, appena scoppiata la pandemia, i colleghi britannici hanno ipotizzato di adattare la stessa metodologia per rilevare gli antigeni virali del coronavirus (quindi per verificare la positività al test) nel condensato di aria espirata da un possibile infetto. Insomma un test in più e altrettanto valido”.

Idoneo a sostituirsi al tampone?

“Proprio così. Parliamo di una diagnosi precisa perché sovrapponibile al tampone molecolare. Abbiamo effettuato uno studio di validazione dello strumento per confrontarlo con quest’ultimo”.

E il risultato?

“La sensibilità e la specificità sono superiori al 92 per cento. Per controllarne l’efficacia reale abbiamo, in parte nel nostro Istituto di Telese, in parte nella Pneumologia del Covid Hospital di Boscotrecase (diretta da Francesco Stefanelli con l’ausilio di Carlo Gaudiosi), arruolato 105 volontari distribuiti in quattro gruppi. Il primo, rappresentato da soggetti “probabilmente negativi” per anamnesi, e senza sintomi, il secondo da “probabilmente positivi” perché ricoverati con sintomi in strutture Covid, il terzo da pazienti negativizzati dopo infezione, e il quarto dai cosiddetti “casi dubbi”, persone precedentemente esposte al contagio o con sintomi suggestivi per Sars-Cov-2”.

Cosa è emerso in conclusione?

“Dei 105 soggetti esaminati è stato registrato un solo falso positivo, cioè un paziente risultato infetto pur non essendolo. E poi, al contrario, abbiamo rilevato un unico falso negativo, in questo caso dunque contagiato dal virus ma negativo al nostro device”.

Come si procede all’esame?

“Il paziente viene invitato a respirare attraverso un boccaglio e un circuito (monouso) che al suo interno assicura una temperatura costante di circa 5 gradi. Proprio la differenza di temperatura tra l’aria espirata e quella all’interno del dispositivo in cui transita, determina una condensa che si raccoglie in un serbatoio munito di sensore. Ed è questo il momento del rilievo: se c’è, l’antigene virale del coronavirus va a legarsi con una macromolecola presente nel sensore, dando un segnale elettrico, a sua volta rilevato nella parte posteriore dello stesso device”.

Se il segnale non viene emesso, vuol dire che il test è negativo?

“Certo, perché non si è instaurato il legame cui accennavo. Ma è interessante proiettare il coronaceck per un utilizzo futuro”.

Un impiego su larga scala? E perché preferirlo ai collaudati tamponi?

“Prima di tutto non è necessaria una specifica competenza per metterlo in funzione e ottenerne la risposta. E poi perché, appunto, la lettura è immediata, in soli otto minuti. Tra l‘altro con un display che dà una lettura inequivocabile, positivo o negativo, senza il dubbio interpretativo correlato alle bande dei tamponi antigenici”.

Il costo?

“Non è ancora in commercio, ma il prezzo totale tra strumento e sensore dovrebbe aggirarsi, la stima riguarda il mercato americano, sui 10 dollari. Adesso tocca aspettare l’approvazione dell’Fda e dell’Ema che hanno richiesto a supporto la documentazione scientifica e gli studi condotti finora. Studi che già sono in possesso dei due enti regolatori. Al momento, da circa una settimana, si è mossa anche la Danimarca dove è partito uno lavoro analogo di validazione su ampia scala”.