Tumori: nuove terapie, più guariti. E una montagna di soldi

Milioni di persone sopravvivono al cancro. Ma solo nei paesi ricchi. E anche alle nostre latitudini non sempre è garantita l'equità. Mentre i ricavi delle industrie vanno alle stelle. Come ha scoperto uno studio presentato al più grande congresso mondiale di oncologia
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Eccoci di nuovo. Si apre il congresso mondiale di oncologia, l'appuntamento più importante dell'anno, quello in cui si capisce dove tira il vento. Si apre online il 4 giugno, tra i rimpianti e i mugugni delle migliaia e migliaia di persone rese orfane, dalla pandemia, di quella sarabanda infernale che ha portato per anni e anni tutta la comunità internazionale dell'oncologia al McCormick di Chicago, l'immenso centro congressi sulle rive del Lago Michigan dove l'incontro si teneva in presenza.  Ma a navigare nel programma, ecco la sensazione di sempre: mamma mia, quanta roba! e che difficile...

Già: centinaia di ricerche, tutte lì a raccontare la rivoluzione della genomica, con decine di marker tumorali, i farmaci che li colpiscono testati in combinazioni e modalità le più svariate. Se qualcuno volesse vedere il volto cambiato della guerra al cancro altro non dovrebbe fare che mettersi a navigare in quel programma. Ma...

Nell'orgia di geni che sta per spiattellarsi online, c'è una preoccupazione che prende (e non da oggi) tutti: per chi è questa rivoluzione? Con la risposta più orrenda che si possa dare: solo per ricchi. E così la comunità scientifica più ricca del mondo si mette la mano sulla coscienza e dedica il suo congresso miliardario all' "equità": "Equity: every patient. Every day. Everywhere". perché, afferma la presidente dell'Asco, Lori Pierce: "Laddove esistano barriere dovute alla collocazione geografica, alla razza o all'etnia, all'età, al'orientamento sessuale e all'identità di genere, alla copertura assicurativa, alla cultura o alla fiducia - o a tutto questo insieme - là noi abbiamo la responsabilità di affrontarle a testa alta" .

Giacché di certo, oggi, le nuove terapie contro il cancro sono un affare per ricchi. terapie efficaci (spesso), importanti (sempre). Che hanno contribuito in maniera importante a far sì che vivano nel mondo 17 milioni di persone sopravvissute al cancro. Un numero enorme, ancorché in massima parte collocato nel nord del pianeta. E un business enorme.

Proprio al meeting dell'Asco verrà presentata una ricerca davvero impressionante, fatta da un gruppo di ricercatori americani, canadesi e inglesi sui fatturati delle 10 principali Pharma. Gli studiosi hanno confrontato i ricavi netti di Abbvie, GSK, Merck, BMS, Johnson & Johnson, Roche, Novartis, Pfizer, Astra Zeneca e Sanofi tra il 2010 e il 2019, un decennio in cui il numero delle sperimentazioni cliniche di farmaci anticancro è aumentato del 70%, e, va detto preliminarmente, questo ha un costo enorme. Ma anche un ritorno enorme. I ricavi netti dei farmaci oncologici di queste 10 aziende, infatti, sono aumentati del 96%, passando da 52,8 miliardi di dollari a 103,5. Mentre tutte le altre aree terapeutiche hanno perso di smalto, coi fatturati calati complessivamente del 19%, da 342,5 milardi di dollari a 276,9. Con l'aggiunta che nella maggior parte delle aziende esaminate, i farmaci oncologici sono diventati la prima voce di guadagno in assoluto, e comunque rappresentano il 27% dei fatturati delle dieci big pharma in oggetto.

Nessuno scandalo. La ricerca costa, i farmaci servono e i brevetti sono di chi ha fatto gli studi necessari alla scoperta. Ma, si dicono gli oncologi di tutto il mondo, riuniti online: bisogna trovare il modo di garantire a tutti l'accesso alle cure. E pompare sempre più soldi nei budget farmaceuici degli Stati non è una soluzione. Quale sia la soluzione oggi non lo sa nessuno. E, si può ben dire, questo è il tema più scottante della sanità post pandemica. Perciò sono tante le riflessioni proposte nel meeting online.

Eppure, a conclusione del loro articolo, gli studiosi che hanno fatto la ricerca annotano: "Servono ulteriori indagini per capire se questo massiccio aumento delle vendite si è tradotto in un miglioramento proporzionale dei risultati per i pazienti e per la comunità". Appunto: e se si partisse proprio da qui? Quali e quanti di questi mirabolanti nuovi farmaci hanno un'efficacia pari al loro prezzo? Se si scioglie questo nodo, e si lasciano fuori dai prontuari le molecole che non aggiungono niente alla vita dei malati, liberando risorse per la guerra al cancro nel suo complesso, il primo passo nella giusta direzione sarà compiuto.