Vaccino Covid, quanto dura l'immunità

Gli studi pubblicati sul virus segnalano una protezione fino a 11-12 mesi. Ma, in base ai dati scientifici in materia, gli esperti parlano di anni. Serve più tempo per capire per quanto saremo coperti
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Quanto dura l'immunità da vaccino? E quella in seguito al contatto con il Covid-19? Per rispondere occorrerebbe viaggiare nel tempo. Ma dal momento che si tratta di una possibilità non realizzabile, l'unico modo che la ricerca ha per chiarire la situazione è osservare la risposta immunitaria nei mesi. Quell'osservazione che ad oggi fa propendere gli scienziati a credere che l'immunità al virus possa durare per molto tempo.

Tutte le volte che il nostro corpo entra in contatto con un agente esterno che può causare danni, il sistema immunitario reagisce dividendo la risposta in due fasi: quella aspecifica -presente già alla nascita e non dipendente da incontri pregressi- e quella specifica -diretta in maniera precisa contro quel determinato agente esterno. Quest'ultima è mediata da due tipi di cellule: i linfociti B e i linfociti T. I primi sono i responsabili della produzione di anticorpi, i secondi della risposta cellulare al virus. In entrambe in casi in seguito da un'infezione o alla vaccinazione si creano specifiche cellule della memoria in grado di attivarsi in caso di incontro con il patogeno.

Rare le reinfezioni

Per quanto riguarda Sars-Cov-2, l'incontro con il virus vero e proprio e il conseguente sviluppo, eccetto per gli asintomatici, di Covid-19, genera una risposta immunitaria completa capace di proteggere per diverso tempo, eccetto rari casi, da una nuova infezione. A riprova del fatto che ciò è dovuto alla formazione di una memoria immunologica, un recente studio pubblicato su 'Naturè ha dimostrato che negli individui che hanno recuperato dalla malattia, a 11 mesi di distanza dall'infezione sono rilevabili nel midollo osseo plasmacellule di lunga durata, ovvero cellule della memoria che se stimolate dal nuovo incontro con Sars-Cov-2 portano alla massiccia produzione di nuovi anticorpi per neutralizzare il virus. Un dato importante perfettamente in linea con quanto ottenuto "sul campo". In uno studio pubblicato nelle scorse settimane su 'Jama International Medicine', con i dati ottenuti dall'ASST Ovest Milanese, è stato dimostrato che ad un anno di distanza dalla prima ondata la percentuale di reinfezione è stata solo dello 0,07%. Un dato importante a sostegno della tesi dell'immunità di lunga durata.

Anticorpi neutralizzanti per mesi

Ma a supporto dell'immunità di lunga durata c'è anche il dato riguardante la durata degli anticorpi neutralizzanti. Pur diminuendo nel tempo, in un altro studio pubblicato sempre su 'Naturè è stato mostrato come questi persistano a 12 mesi dall'infezione, periodo massimo di osservazione. Non solo, andando ad analizzare le plasmacellule in grado di produrre gli anticorpi è stato visto che questi ultimi sono in grado di evolvere nel tempo neutralizzando in vitro varianti virali mai incontrate in precedenza. Un risultato straordinario che dimostra ancora una volta l'estrema versatilità del nostro sistema immunitario nel rispondere agli agenti patogeni.

Ma c'è di più: lo studio pubblicato su Nature ha anche dimostrato che l'immunità può essere ulteriormente potenziata in chi ha avuto la malattia vaccinando la persona anche dopo un anno. Dai risultati è emerso che una singola dose ha portato alla produzione di un quantitativo maggiore di plasmacellule -rispetto all'infezione naturale- e di anticorpi contro il virus fino a 50 volte maggiore rispetto alla prima della vaccinazione. Ma la persistenza degli anticorpi nel tempo non è una prerogativa della sola infezione naturale. Sempre più numerosi studi indicano che anche quelli indotti da vaccinazione durano nel tempo. Ultimo in ordine di pubblicazione è lo studio sul 'New England Journal of Medicinè che, per il vaccino Moderna, ha riscontrato la persistenza di anticorpi a oltre 6 mesi dalla vaccinazione.

Non solo anticorpi

A complicare in bene la situazione c'è poi tutta un'altra risposta -quella a cellule T, spesso poco considerata. Tali cellule hanno il compito di riconoscere le cellule infettate dal virus. Ciò avviene perché queste ultime, quando il virus è presente, espongono sulla propria superficie una sorta di 'marchiò che sta ad indicare l'avvenuta infezione. In questo modo i linfociti T possono riconoscerle, legarsi ed eliminarle. Un recente studio pubblicato su 'Science Immunology'  ha dimostrato che queste cellule, prodotte in seguito all'infezione da Sars-Cov-2, sono in grado di riconoscere la presenza di cellule infettate non solo dal virus originale ma anche dalle varianti inglese e sudafricana.

Alla luce di questi risultati i ricercatori ritengono dunque plausibile che l'immunità a Sars-Cov-2 possa durare per molto tempo. Solo il tempo e l'osservazione ci dirà la durata ma la speranza è che possa essere come il virus cugino causa della SARS. Uno studio del 2020 ha dimostrato la persistenza di anticorpi neutralizzanti a 17 anni dall'infezione.