Cosa si rischia stando troppo al sole. Ecco i tumori della pelle non melanoma

In Italia costituiscono in media il 15% di tutti i tumori che colpiscono uomini e donne. Nella popolazione femminile sono al secondo posto dopo il cancro al seno. Ecco le diverse caratteristiche, incidenza e aggressività
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Poco conosciuti, eppure frequenti, generalmente benigni. Si possono descrivere così i tumori della pelle non melanoma che, come dice il nome, si distinguono dal più noto carcinoma cutaneo per caratteristiche, incidenza e aggressività. Della categoria fanno parte il basocellulare, considerato il più frequente in assoluto (ogni anno si registrano circa 100 nuovi casi per 100 mila abitanti) e il meno comune squamocellulare (con 20 nuovi casi su 100 mila abitanti all'anno). In Italia costituiscono in media il 15% di tutti i tumori che colpiscono uomini e donne. Nella popolazione femminile sono al secondo posto dopo il cancro al seno.

 

"A differenza del melanoma, che nasce dai melanociti, si formano da altre cellule dell'epidermide. Il basocellulare da quelle dello strato più profondo, le basali, lo squamocellulare dalle più esterne, le cellule squamose" spiega Paolo Ascierto, direttore dell'Unità di Oncologia Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative presso l'Istituto Nazionale Tumori "G. Pascale" di Napoli. "Il basalioma ha quasi sempre un comportamento benigno, mentre lo squamocellulare può essere più aggressivo, soprattutto se la diagnosi è tardiva. Ma entrambi, nel 95% dei casi, guariscono con un semplice atto chirurgico".

La prevenzione

Come per il melanoma, la prevenzione si fa in spiaggia utilizzando la crema protettiva e non esponendosi eccessivamente al sole e soprattutto non nelle ore più calde (quindi dalle 11 alle 16 circa). Poi con i controlli dal dermatologo, annuali o biennali, a seconda della tipologia di pelle.

"I fototipi più esposti sono quelli chiari, sensibili al sole, con una storia frequente di scottature" conferma l'esperto. "Il fattore di rischio principale, oltre alla genetica, è proprio l'esposizione ai raggi solari. Pesa meno la quantità di nei".

Le caratteristiche

Se per riconoscere il melanoma si ricorda sempre la regola dell'ABCDE, cioè tenere sott'occhio asimmetrie, bordi, colore, dimensioni ed evoluzione dei nei, i tumori della pelle non melanoma si presentano in modo differente. "Fare caso a macchie, chiazze o macule spesse e irregolari sulla pelle, piccoli noduli di aspetto perlaceo oppure lesioni che tendono al sanguinamento, poi cicatrizzano e tornano a sanguinare, come se non guarissero mai" precisa l'oncologo.

Trattamento chirugico e terapia

Nella quasi totalità dei casi, il carcinoma basocellulare e squamocellulare guariscono rimuovendo la parte cutanea interessata. Non mancano casi più complessi, seppur per una minoranza di pazienti: sono dovuti in genere a diagnosi tardive, che evolvono verso fenotipi aggressivi. Ma rispetto al passato, oggi ci sono delle cure. "Se il tumore viene diagnosticato in fase iniziale interveniamo con chirurgia e poi eventualmente con la radioterapia" fa sapere Ascierto.

"In presenza di lesioni metastatiche trattate con chirurgia e radioterapia senza successo, invece, c'è l'immunoterapia. Nella cura del carcinoma squamocellulare ha avuto un impatto importante il cemiplimab, mentre per il basocellulare diventa l'alternativa quando fallisce o non è tollerato un farmaco inibitore del pathway hedgehog che ha svariati effetti collaterali".

L'importanza della rete oncologica sul territorio

Al di fuori dei centri di eccellenza (in genere quelli specializzati nel trattamento del melanoma lo sono anche degli altri tumori della pelle) poche realtà hanno esperienza nel trattamento dei casi più difficili. "Per anni sono mancate le cure", dice l'esperto, "e quando ci sono poche terapie è sempre complicato trovare esperti che si fanno carico dei pazienti".

Da qui l'utilità di un progetto come SkinConnecting, neonata piattaforma lanciata con il contributo non condizionato di Sanofi dal Pascale di Napoli e dal Fiorini di Terracina, due centri di eccellenza in oncologia. Duplice la finalità dell'iniziativa: mettere in collegamento i centri di eccellenza e creare un sopporto ai centri territoriali per migliorare la presa in carico del paziente e permettere un confronto tra specialisti di tutta Italia. "Uno strumento prezioso per discutere dei casi più complessi, condividere risultati clinici, ricevere e dare consigli nella gestione del paziente" conclude l'esperto. "La possibilità di confrontarsi in remoto, senza abbassare gli standard di eccellenza, è un elemento prioritario da alimentare e supportare".

La collaborazione tra i centri ha anche l'obiettivo di sostenere la rete oncologica a livello di sistema, alleggerendo il carico di lavoro delle strutture più affollate, garantendo il superamento delle disomogeneità territoriali e contribuendo al ridimensionamento della migrazione sanitaria.