Ansia : proviamo a curarla con la Divina Commedia

Ritrovare la serenità seguendo il viaggio di Dante. E' quanto propongono due studiosi americani che rileggono la Commedia come un percorso interiore per “uscire dall’Inferno”
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IL PERCORSO più nuovo per ritrovare la serenità arriva dalla Firenze del 1300, e porta il nome di Dante Alighieri. La proposta arriva da due terapeuti americani, Richard Schaub e Bonney Gulino Schaub che propongono di leggere la Divina commedia come un percorso di guarigione ancora oggi attuale, descritto nel loro nuovo libro Il potere di Dante.

Il poeta per uscire dall'Inferno

Un cammino di illuminazione per una vita piena e felice (Libreria Pienogiorno 2021 € 17,90). In fondo, spiegano gli Schaub, "vogliamo tutti uscire dall’Inferno". E possiamo provarci ripercorrendo il viaggio del poeta che ci racconta le sue esperienze più drammatiche e le sue emozioni, ma al tempo stesso sceglie la ragione e la fede come guida, "in un viaggio che può diventare per ognuno di noi un percorso da seguire – ricordano gli autori – per confrontarsi con malessere e difficoltà, scoprire la pienezza del proprio potenziale e trovare una serenità vera".

La loro rilettura del poema parte dagli studi del fondatore della psicosintesi Roberto Assagioli (gli Schaub hanno fondato e dirigono il New York Psychosynthesis Institute): "Ci siamo resi conto di quanto fossero importanti per lui la Divina Commedia, ma anche le bellezze di Firenze", spiega Bonney Schaub: "Non conosco abbastanza la vostra lingua da leggere Dante in originale, ma anche in traduzione la sua voce colpisce, lo puoi leggere come se parlasse di te, e si nota quanta attenzione abbia prestato agli aspetti psicologici delle vicende che racconta, anche in relazione alla sua esperienza personale".

Studiare Dante dopo le Torri Gemelle

Anche per gli Schaub la stesura del libro si è intrecciata alla cronaca: "Abbiamo cominciato a lavorare a questo percorso subito dopo l’11 settembre – spiegano – il nostro ufficio era proprio di fronte alle Torri gemelle". E in quei giorni di paura e dolore lo studio di Dante è parso uno strumento efficace per riconnettersi a un senso di speranza: "Ci è sembrato che la paura, l’angoscia che vivevamo fossero in qualche modo simili a quella vissuta dal Pellegrino che affrontava il suo viaggio nell’oltretomba", spiega Richard Schaub: "Nella Commedia ci sono temi importanti, come il ruolo della paura nel determinare le nostre azioni, e la necessità di ritrovare la speranza per non cedere alla disperazione".

Il male

Dante si confronta col male più atroce, guidato inizialmente dalla ragione, impersonata da Virgilio, che lo porta poi a salire sulla montagna del Purgatorio e a liberarsi dei pesi che ancóra lo opprimono per potersi affidare all’amore, impersonato da Beatrice: "Anni fa – ricorda Bonney Schaub – una suora che seguiva uno dei nostri corsi mi ha fatto notare quanto sia importante il fatto che Dante abbia scelto una donna come guida, e come personificazione dell’energia dell’amore, particolarmente in un’epoca in cui il femminile non era valorizzato. E anche oggi che a causa del Covid viviamo in una situazione di emergenza è importante rimanere in contatto con le energie positive".

Quella degli Schaub è un’interpretazione moderna della Commedia, in cui alcuni dei peccati condannati da Dante non trovano posto e Beatrice, che rappresenta la fede, simboleggia la possibilità di connettersi a una saggezza interiore che ci viene dal legame con la nostra dimensione spirituale. E per il poeta la realtà è fatta di bene o male e non esistono sfumature, mentre gli Schaub mettono l’accento sulla necessità di un equilibrio: "Anche se ci parla come un nostro contemporaneo, Dante è un uomo del suo tempo – spiega il terapeuta – l’orgoglio è per lui un peccato mentre sappiamo che entro certi limiti può essere utile per trovare il nostro posto nel mondo, mentre un eccesso di umiltà, che per Dante è una virtù, può impedirci di ottenere i giusti riconoscimenti".

Resta invece attuale la condanna dell’ingordigia che per gli Schaub rappresenta la dipendenza, uno dei temi su cui lavorano da anni, "aiutando i pazienti a superare forme diverse di dipendenza, che hanno tutte una radice comune, attingendo alle risorse interiori che ci permettono di convivere con le nostre vulnerabilità".

La paura

E resta centrale il ruolo della paura che apre la porta alle nostre vulnerabilità: "La paura nasce dalla parte più antica del nostro cervello, quella che lotta per la sopravvivenza e che ha comunque una grande influenza sul nostro comportamento", spiega Richard Schaub: "Mentre è solo a livello corticale, nella parte più nuova del cervello, che possiamo osservare con distacco le nostre paure e decidere cosa fare: come se in qualche modo anche in noi ci fossero un inferno dominato dagli istinti, un purgatorio e un paradiso".

Rappresentato dalle nostre capacità superiori, "di cui purtroppo non siamo abituati a prenderci cura", spiegano gli autori che a questo scopo propongono nel volume diverse pratiche di meditazione che ricordano le tecniche della mindfulness. Con qualche differenza: "la mindfulness – dicono – è validissima ma si concentra sul momento presente, non presta attenzione alla nostra immaginazione e a tutte le informazioni che possiamo trarne".

La voce interiore

Mentre per gli Schaub l’obiettivo della meditazione è proprio la possibilità di entrare in contatto con un sé superiore, una voce interiore che in meditazione può assumere le sembianze di una figura religiosa o di una persona cara: "Anche le neuroscienze mostrano che ci sono aree superiori del cervello che si attivano durante la meditazione , e che ci permettono di connetterci a quanto ci circonda", ricorda Richard Schaub: "È il modo in cui la scienza spiega le esperienze spirituali che le varie culture descrivono con metafore diverse. E alla fine, è proprio quello che insegnava Dante".

Anche l’idea di meditare sulle opere d’arte nasce dal pensiero di Assagioli; si tratta di una tecnica basata sulla visualizzazione. Ricorda Schaub: "L’obiettivo dell’arte rinascimentale era quello di raccontare storie: tutti gli edifici storici di Firenze sono pieni di storie sacre, raccontate in dipinti in cui sono inseriti edifici e paesaggi dell’epoca, come a suggerire agli spettatori di immaginarsi parte del quadro".

L'arte

Ed è proprio quello che invitano a fare gli autori: visitare un museo, procurandosi poi le immagini delle opere che hanno particolarmente colpito la nostra immaginazione e usarle per meditare, provare come suggeriva Assagioli a “entrare” nel dipinto immaginando di essere uno dei protagonisti. "L’abbiamo fatto con diversi gruppi anche a Firenze - ricorda Bonney Schaub - .Un’esperienza curiosa perché molti americani protestanti non hanno tanta familiarità con l’arte sacra, e sono rimasti colpiti dalla bellezza e dalla potenza delle immagini che a volte danno la sensazione di essere sopraffatti: in effetti l’arte ci porta verso livelli più elevati di coscienza".