Non credete mai alle cose belle su di voi? Soffrite della sindrome dell'impostore

Da Einstein a Michelle Obama, passando per Jodie Foster e Tom Hanks: il 70 per cento ne ha sofferto almeno una volta nella vita. E non risparmia nessuno
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Chi non ricorda Pretty Woman?  Dopo una notte d'amore, Richard Gere dice a Vivian, Julia Roberts: "Tu non sei soltanto bella, sei anche intelligente". E lei risponde: "È molto più facile credere alle cattiverie, ci hai mai fatto caso?". E lo spettatore si ferma un attimo: "Accidenti, è vero, capita anche a me, credo solo alle cose brutte, se invece mi fanno degli apprezzamenti penso che stiano mentendo".

È una sindrome

Quella sensazione che vivevate come indecifrabile ed esclusivamente personale, viene espressa in due parole sullo schermo ed improvvisamente capite di non essere i soli a percepire le lusinghe in maniera distorta o comunque condizionata.

Ma perché succede? Siete degli insicuri? Frustrati forse? Afflitti da manie di persecuzione?  Non esattamente. Fate semplicemente parte di una nutrita schiera di persone affette da quella che viene chiamata "Sindrome dell'impostore". 

La definizione di questo stato d'animo (che non è classificato tra i disturbi mentali ufficialmente riconosciuti, ma è oggetto di studi approfonditi da parte degli specialisti della psichiatria), venne ideata da due psicologhe americane alla fine degli Anni 70. Le dottoresse Pauline Rose Clance e Suzanne Imes, osservando l'atteggiamento dei loro studenti universitari, avevano notato che molti si sentivano inadeguati rispetto ai risultati raggiunti. Alcuni ad esempio ritenevano di non meritare di essere stati accettati in atenei prestigiosi, e arrivavano ad ipotizzare che la loro domanda di ammissione fosse stata confusa con quella di qualche altro candidato. 

L'origine di un atteggiamento mentale

Partendo da questo scenario, le esperte hanno deciso di focalizzare gli studi, ma anche il loro lavoro di psicoterapeute, sull'origine di questo atteggiamento mentale, al fine di aiutare i "pazienti" a liberarsi dell'ingombrante zavorra della disistima personale e ritrovare la giusta fiducia in se stessi.

La dottoressa Clance, che sulla sindrome ha pubblicato nel 1985 il libro The Impostor Phenomenon: Overcoming the Fear that Haunts Your Success, racconta di quanto fossero scoraggiate e in grande difficoltà le persone che si erano confrontate con lei a proposito dell'incapacità di superare i loro blocchi. Gente quasi paralizzata dalla sfiducia nelle proprie possibili doti. La Clance proponeva loro un test con domande a risposta multipla attraverso il quale era possibile stabilire se i disturbi descritti potevano effettivamente corrispondere alla sindrome dell'impostore. "In caso affermativo - spiega la specialista - veniva iniziato un percorso volto a potenziare i punti di forza interiori del paziente e a rintracciare le effettive risorse esterne utili alla sua autorealizzazione".

Un disagio comune a molte persone, anche celebri

Un recente studio ha stabilito che il 70 per cento degli esseri umani ha sperimentato almeno una volta un episodio classificabile come sindrome dell'impostore. Ha avvertito cioè la sensazione di essere "fasullo" nel compimento di alcune mansioni o addirittura in qualunque azione andata a buon fine. E quando si è sopraffatti da questa erronea convinzione, si è portati a svalutare e a buttare via ogni prova del merito ottenuto, lo si giudica come un banale colpo di fortuna, magari dovuto all'essersi trovati al posto giusto nel momento giusto. Insomma, un continuo e maniacale delegittimare ciò che si è fatto, aggravato dal terrore che all'esterno qualcuno da un momento all'altro possa smascherarci e condannarci, in quanto "impostori", al biasimo, o peggio, alla derisione.

Se vi è capitato, ovvero se in quel 70 per cento sentite di poterci rientrare anche voi, sappiate che siete in buona ed illustre compagnia. Scienziati, letterati, politici e attori celebri fanno parte di quella percentuale. Pare che Albert Einstein, un giorno abbia detto ad un suo caro amico: "La considerazione esagerata in cui viene tenuto tutto il mio lavoro, mi mette a disagio e talvolta mi fa sentire un imbroglione, anche se involontario". Incredibile.
Molto più recentemente la ex first lady americana Michelle Obama, presenziando ad un evento pubblico a Londra per la promozione della sua autobiografia, ha rivelato di soffrire esattamente di questa sindrome:  "È una condizione psicologica - ha spiegato Michelle - che fa pensare, nonostante la dimostrazione esteriore delle proprie competenze, di non meritare il proprio successo. Lo si attribuisce ad un errore di valutazione degli altri ed è una sensazione che non va mai via".

In che modo la psichiatria può essere di aiuto

Come detto, gli esperti di psichiatria stanno approfondendo gli studi su questo disagio, evidentemente molto diffuso. Fra i testi più recenti dedicati al problema, è uscito lo scorso febbraio il libro della dottoressa Sandi Mann, professore associato di Psicologia presso l'Università del Central Lancashire, nel Regno Unito, intitolato La sindrome dell'Impostore - perché pensi che gli altri ti sopravvalutino

L'esperta affronta il tema del disturbo allargando la visuale ai contesti di vita di ogni livello, dunque focalizzando l'attenzione non soltanto su chi ricopre ruoli professionali importanti e di rilievo, vale a dire coloro che sembrano essere maggiormente interessati da questa sindrome, ma anche per esempio sugli adolescenti e i loro genitori. Con l'aiuto di test per identificare che tipo di "impostori" potreste essere e con suggerimenti e strumenti pratici per affrontare le vostre insicurezze nei vari ambiti, la dottoressa Mann mette a disposizione la sua esperienza di accademica e psicologa clinica in una guida completa, particolarmente interessante anche per le "indagini" sui personaggi famosi che vivono questa condizione psicologica e ne soffrono.

Nomi che mai avreste immaginato potessero avere a che fare con un simile disagio. Viene menzionato Tom Hanks che in un'intervista rilasciata nel 2016 dichiarava "Quando scopriranno che in realtà sono un imbroglione e mi porteranno via tutto?". E spunta anche la splendida Michelle Pfiffer, la quale ad un giornalista aveva confidato "Continuo a pensare che la gente scoprirà che in realtà non ho molto talento. Davvero non sono particolarmente brava, è soltanto tutta una grossa montatura".

Un'altra stella indiscussa come Jodie Foster manifesta le medesime fragilità e dopo avere conquistato l'Oscar nel 1988 per l'interpretazione nel film Sotto Accusa confessa: "Quando me lo hanno consegnato temevo sarebbero poi venuti a casa mia, avrebbero bussato alla porta e mi avrebbero detto: ci scusi, in realtà intendevamo darlo a un'altra, doveva andare a Meryl Streep". 

Epperò chissà, forse pure a lei sarebbe sembrato un riconoscimento immeritato. Sì, perché anche la Streep conosce il sapore dei temporanei attacchi di disistima; una volta è riuscita a tirar fuori a proposito di se stessa una considerazione quanto meno surreale: "In realtà io non so affatto recitare". L'avreste mai detto?

In otto capitoli trascinanti, la dottoressa Sandi Mann riesce a spiegare le due possibili origini psicologiche della sindrome dell'impostore, entrambe, manco a dirlo, rintracciabili all'interno delle dinamiche familiari. Aiuta poi il lettore, con il supporto di un questionario, a capire se fa parte di quel famoso 70 per cento di individui che ha sperimentato almeno una volta questo disturbo o che ne soffre in maniera cronica. Infine, esamina e descrive i possibili contesti sociali nei quali più facilmente potreste essere indotti a sentirvi inadeguati e fuori posto.

Magari di questa sindrome non avete mai avuto il benché minimo sintomo. Può essere che facciate addirittura parte di quelli che hanno il problema opposto. Esiste infatti una sorta di distorsione cognitiva che porta chi ne soffre a sopravvalutarsi costantemente, nonostante sia in realtà un incompetente. In ogni caso, se volete scoprire quanto valete davvero, ma soprattutto mettere un freno alle vostre autocritiche impietose e penalizzanti, fatevi un giro fra le pagine del libro della Mann e anche di altri manuali dedicati a questa curiosa sindrome. Non necessariamente finirete per credere sempre nelle vostre oggettive qualità, ma forse la smetterete di martirizzarvi anche quando non è il caso. E chissà che al prossimo successo, anziché prendervi a schiaffi da soli, non riusciate a godervi l'applauso e a sentirvi una volta tanto orgogliosi di voi stessi.