Orticaria, perché è difficile capire le cause

Primo ottobre giornata mondiale. La malattia si presenta in molti modi e spesso non si individua con precisione il fattore scatenante, perché alcuni hanno reazioni persino all'acqua, al sole o al freddo
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Si fa presto a dire orticaria. Sotto l'ombrello di una malattia dermatologica tanto comune si nascondono infatti forme diversissime, per manifestazioni, decorso, risposta ai trattamenti. E, neanche a dirlo, cause scatenanti.

Ma ci sono anche caratteristiche comuni proprie dell'orticaria, pur tra le mille sfumature: i pomfi, rilievi cutanei rossi o rosati, pruriginosi, con forma e grandezza variabile, anche fino a venti centimetri, e possono interessare qualsiasi parte del corpo dei pazienti. Che sono tanti, tantissimi: si stima infatti che a soffrire di orticaria nel corso della vita possa essere fino al 20% della popolazione. Per alcuni solo un disturbo passeggero e che si risolve da sé, per altri una condizione che pesa, e non poco, sulla propria vita.

Convivere (bene) con l'orticaria: come riconoscerla, curarla e alleviare il prurito

Basta d'altronde leggere le testimonianze dei pazienti raccolte nel sito dedicato alla Giornata mondiale dell'orticaria, che ricorre il primo ottobre, per rendersene conto. "Ho avuto a che fare con orticaria idiopatica quotidianamente e questo alla fine mi ha portato a ritirarmi dal mondo che conoscevo una volta". O ancora "Sto lottando davvero e sono molto depresso per tutto questo - scrive un utente raccontando la sua esperienza di orticaria - non sai come gestirla, niente funziona, qualcuno ha dei consigli?". In tanti, infatti, su urticariaday.org cercano e danno consigli, nella speranza di essere d'aiuto. Perché, almeno in parte, l'orticaria può essere anche gestita da sé, ma dipende. Proprio perché esistono forme e forme.

Due tipi: acuta e cronica

"Tradizionalmente si distinguono due tipi di orticaria: quella acuta e quella cronica o spontanea - racconta Antonio Cristaudo, direttore della Uoc di Dermatologia Clinica dell'Istituto Dermatologico San Gallicano di Roma (Irccs) - per la prima ci si riferisce a quelle forme che durano meno di sei settimane, mentre per la seconda parliamo di condizioni che si protraggono più a lungo".

La distinzione però non riguarda solo la durata: per le forme acute di orticaria, continua Cristaudo, è generalmente semplice riconoscerne le cause scatenanti (che sia un farmaco ma anche un alimento), in genere allergiche, discorso diverso è per l'orticaria di tipo cronico: "Difficilmente in questi casi si riesce a comprenderne le cause - riprende l'esperto - ma negli ultimi anni si è visto che molte di queste forme di orticaria possono essere considerate condizioni autoimmuni, visto che è possibile rintracciare la presenza di auto-anticorpi, come quelli diretti verso le IgE (immunoglobuline di classe E) o verso i loro recettori, ma anche bersagli diversi, per esempio contro la tiroide. In genere, inoltre, queste forme di orticaria sono anche più gravi e più persistenti".

Gli anticorpi monoclonali

La conoscenza dei meccanismi che ne sono alla base ha portato alla nascita anche di nuovi trattamenti contro l'orticaria negli ultimi anni. "Un esempio è l'anticorpo monoclonale omalizumab, diretto contro le IgE, cui si potrebbero aggiungere altri farmaci in fase di studio, come il ligelizumab, anch'esso diretto contro le IgE, che si è mostrato anche superiore al primo nel trattamento dell'orticaria cronica spontanea", spiega Cristaudo.

Questi medicinali, legando le IgE, stimolate da possibili allergeni, bloccano l'attività dei loro recettori su cellule come i mastociti, bloccando così il rilascio di istamina, all'origine dell'orticaria. Si tratta di farmaci riservati ai casi più gravi, quelli che non rispondono alle armi di prima scelta (se necessarie, perché spesso così come arrivano i pomfi se ne vanno da soli) quali antistaminici, specialmente quelli di seconda generazione, che hanno meno effetti sedativi, e cortisonici: "I cortisonici sono adeguati per controllare la malattia solo per brevi periodi di tempo, sul lungo periodo infatti gli effetti collaterali superano i benefici", ricorda il dermatologo. 

Trovare le cause non è sempre facile

In altri casi convivere con l'orticaria significa tenersi alla larga delle cause che la possono scatenere, quando e come possibile. "Per esempio nei casi di orticaria acuta molto spesso è possibile riconoscere un nesso diretto, come l'assunzione di un antibiotico o un antinfiammatorio, o di un alimento. Non sempre però si chiama in causa un meccanismo immunologico, legato alla presenza di allergeni: in alcuni casi le reazioni dell'orticaria sono stimolate da liberazione diretta di istamina. Alcuni farmaci e alimenti per esempio facilitano questo processo, come le fragole", riprende Cristaudo, non dimenticando però l'esistenza di forme ancora più strane di orticaria: "Si parla di forme di orticaria da cause fisiche o inducibili: come quelle indotte da caldo, freddo, dal sole, o anche dall'acqua, per cui è stato ipotizzato un meccanismo di tipo immunologico: l'acqua scioglie alcune sostanze presenti sulla pelle, che penetrandola causano pomfi".