Melanomi e tumori della pelle, record di mancate diagnosi a causa della pandemia

L'esperto: "Ci vogliono strategie per recuperare il lavoro perso". Non operare subito ha effetti importanti sulla mortalità anche per chi soffre degli altri tumori cutanei
2 minuti di lettura

Il settore dell'oncologia che ha visto calare di più l'attività a causa della pandemia è quello dei tumori della pelle. E questo vale sia per gli Usa che per l'Europa, quindi ovviamente anche per l'Italia. Negli Stati Uniti tra il marzo e il maggio del 2020 le diagnosi per melanoma sono calate del 43%. E in Europa, secondo Esmo, la Società europea di oncologia medica, i tumori per il quale è stata registrata la maggior diminuzione di diagnosi sono quelli della pelle, escluso il melanoma, che hanno visto un -65%. Il melanoma è al -60%, contro un -57% della prostata e un -50% del colon retto ad esempio.

Ad illustrare i dati il primo ottobre durante il congresso internazionale su "Il trattamento del paziente fragile in chirurgia plastica durante la pandemia: cosa è successo e cosa è cambiato", organizzato dalla dottoressa Emilia Migliano della Chirurgia plastica del San Gallicano di Roma, è stato Lorenzo Borgognoni, che dirige il Centro regionale toscano di riferimento per il melanoma nell'ospedale fiorentino di Santa Maria Annunziata della Azienda USL Toscana Centro. Borgognoni ha spiegato che in base a uno studio realizzato nel nostro Paese e basato sui referti di anatomia patologica, l'Italia non fa eccezione rispetto al resto del mondo.

Meno diagnosi di melanoma

"Tra tutti i tumori, si è visto che i "non melanoma" hanno avuto un -69% di diagnosi istologiche e il melanoma -49%. Anche in questo caso i dati sono i più alti tra tutti quelli dell'oncologia.

Come noto le attività per le patologie non legate al Covid hanno avuto grossi problemi, soprattutto nei mesi più pesanti della pandemia, cioè da marzo all'estate 2020 e nell'autunno e nell'inverno nel 2021. Da una parte il sistema sanitario era praticamente tutto impegnato sulla malattia infettiva, dall'altra molti cittadini avevano paura a rivolgersi agli ospedali e hanno rimandato visite e controlli.

Secondo l'Intergurppo Melanoma Italiano, per questo tipo di tumore c'è stata una diminuzione delle visite del 31%, delle biopsie del 36%, delle escissioni più ampie del 22% e delle diagnosi patologiche del 25%.

Interventi tardivi

"La riduzione del lavoro ha portato a un aumento successivo delle asportazioni di tumori di dimensioni più grandi - ha spiegato Borgognoni - Quindi sono state necessarie ricostruzioni maggiori. Sono cresciuti così anche i tumori per i quali non si è potuta fare la chirurgia ma hanno richiesto subito la radioterapia e l'immunoterapia. Ma, ed è questo il dato significativo della relazione del chirurgo plastico fiorentino, ritardo di trattamento vuol dire aumento della mortalità. Un grosso studio su una ampissima casistica estratta dal National Cancer Database americano ha evidenziato che "I pazienti con un melanoma allo stadio tra I e III, trattati dopo 90 giorni dalla biopsia hanno un rischio di mortalità significativamente maggiore di quelli trattati entro 30 giorni".

E non operare subito ha effetti importanti sulla mortalità anche per chi soffre degli altri tumori della pelle, con evidenze scientifiche in particolare a carico dei carcinomi a cellule squamose della regione testa-collo, che sono gravati anche da esiti cicatriziali maggiori con conseguenze sia  dal punto di vista estetico che funzionale.

Borgognoni ha aggiunto che in questo periodo "si vedono le conseguenze della riduzione dell'attività con l'arrivo di casi più avanzati. Purtroppo continueremo ad osservarle anche nei prossimi mesi e  anni e sarà necessario analizzare attentamente le curve di sopravvivenza specifiche. Per il futuro sarà necessario il continuo monitoraggio dei dati e la messa in atto delle necessarie strategie per recuperare il lavoro perso. Tra le varie iniziative, la nostra Azienda sanitaria ha effettuato convenzioni con il privato grazie alle quali anche nei periodi più difficili per gli ospedali avevamo a disposizione sale operatorie aggiuntive in strutture Covid-free dove siamo andati ad operare i pazienti oncologici. In questo modo siamo riusciti a non restare troppo indietro".