Ritorno all'ora solare domenica 31 ottobre: ecco gli effetti sulla salute

Stanchezza, difficoltà a concentrarsi, malumore. Per alcuni il cambiamento ha conseguenze sull'organismo. Ma in una settimana in genere passa tutto
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Albert Einstein sarebbe stato contento di portare sessanta minuti indietro le lancette. Sembra che il celebre fisico, premio Nobel nel 1921, dormisse almeno dieci ore a notte, oltre a permettersi rapidi sonnellini pomeridiani. L'ora solare scatterà alle 3 del prossimo 31 ottobre e resterà in vigore fino al 27 marzo 2022. E' l'orario invernale e corrisponde al passaggio del Sole sul meridiano locale. Sonno più lungo, giornate più brevi.

Solo un'ora eppure gli effetti sull'organismo si sentono. Stanchezza, difficoltà a concentrarsi, malumore. Per alcuni il cambiamento ha conseguenze maggiori. C'è chi resta sveglio dopo aver visto il posticipo di campionato la domenica sera, chi sopporta il mal di testa appena alzato. E chi si innervosisce al minimo pretesto. Quasi paradossale quando questi 3.600 secondi vengono messi a confronto con il tempo che passiamo a dormire: un terzo della nostra vita. A spiegarlo è Paola Proserpio, responsabile del Centro di Medicina del Sonno dell'ospedale Niguarda di Milano.

Dottoressa, perché il nostro corpo reagisce all'ora solare?
"Il sonno è regolato da due meccanismi principali. Il primo è il processo omeostatico. Più restiamo svegli, più saremo stanchi la sera successiva. Come una molla che si carica. Il secondo è quello circadiano, basato sul ritmo luce-buio. Spostare indietro il tempo, anche solo di un'ora, altera questo ciclo, costringendo l'orologio biologico, sincrono con le lancette dell'orologio, a resettarsi. Senza trascurare l'inverno, sempre più vicino, in cui l'esposizione alla luce solare è di per sé ridotta".

Chi ne risente di più?
"Chi già soffre o ha sofferto di insonnia, ma anche chi vive una quotidianità regolare o dorme a lungo, i bambini e coloro che in gergo vengono definiti 'allodole', persone che mostrano una preferenza per gli atteggiamenti mattinieri. Si distinguono dai 'gufi', che tendono ad andare a letto tardi, quando sono più produttivi, ma il giorno successivo faticano ad alzarsi. Definizioni ormai parte del gergo comune, ma che in scienza identificano precisi 'cronotipi'".

Quali sono le conseguenze sull'organismo?
"C'è una stretta relazione tra sonno e umore. I soggetti che hanno problemi a dormire presentano spesso sintomi depressivi o ansie latenti e i giorni dopo il cambio dell'ora potrebbero essere irritabili o demoralizzati. Senza dimenticare l'aspetto fisico. Cefalea, dolori addominali, l'alterazione di quei meccanismi mediati dalla componente parasimpatica del sistema nervoso autonomo che subentrano con il riposo e 'proteggono' il sistema cardiovascolare".

Quanto ci vuole a recuperare?
"È una situazione transitoria, la maggior parte dei pazienti si adatta in una settimana, senza conseguenze".

Ci sono accorgimenti da prendere?
"Si deve subito provare a ricreare il ritmo verso cui stiamo andando, con comportamenti regolari e senza sonnellini compensatori. E non bisogna spaventarsi per i sintomi, passeggeri nella quasi totalità dei casi".

Qual è la differenza con la sindrome da jet lag?
"In quei casi il gap orario è maggiore, proporzionale ai fusi attraversati. Di solito è più complesso abituarsi al cambiamento".

Come ha influito Covid-19 sul sonno?
"Negli ultimi mesi sono arrivate segnalazioni su un peggioramento della qualità del riposo, legato ad ansia e depressione. Lo smart working ha poi alterato i ritmi, perché meno regolare dell'attività in presenza. Ne hanno beneficiato i 'gufi', potendo dormire più a lungo la mattina. Con l'attuale situazione pandemica il quadro dovrebbe migliorare".

E i dispositivi elettronici?
"Andrebbero sempre evitati prima di dormire. La luce blu (forma di radiazione elettromagnetica emessa dagli schermi di pc, tablet, smartphone, tv, ndr) inibisce o ritarda la produzione di melatonina, ormone che regola il ritmo sonno-veglia, ed è un input attivante che stimola il soggetto a rimanere alzato".

Tra luglio e agosto 2018 era stata proposta l'abolizione del cambio dell'ora con quasi 5 milioni di votanti tra i cittadini dell'Unione Europea, senza raggiungere una decisione. Sarebbe necessaria?
"Se ne parla da tempo e, per alcuni aspetti, avere ritmi costanti durate tutto l'anno potrebbe portare vantaggi alla salute. Tuttavia, le motivazioni sembrano essere più di carattere economico".