Focolaio di influenza aviaria a Roma. L'esperto: "Non c'è rischio di infezione per l'uomo"

Intervista a Maurizio Ferri responsabile del coordinamento scientifico della Società Italiana di Medicina Veterinaria Preventiva: "I cibi sono sicuri, crea più danni la psicosi che il virus"
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"Il rischio di infezione per la popolazione è nullo. Questo virus è molto contagioso per gli animali, ma non per l’uomo. Cerchiamo di evitare che possa nascere una psicosi come è già accaduto in passato: la psicosi fa più danni del virtus". Così Maurizio Ferri, medico veterinario per l’Asl di Pescara e responsabile del coordinamento scientifico della Società Italiana di Medicina Veterinaria Preventiva, invita alla calma.

 

“Il susseguirsi di scoperte di focolai di influenza aviaria H5 HPAI, così come avvenuto nel Lazio, ma nelle scorsi settimane casi simili si sono registrati anche  negli allevamenti avicoli del Nord Italia, non deve preoccupare la popolazione: i cibi della catena alimentare non sono contaminati ed è altamente difficile che ci possa essere un passaggio del virus all’uomo. Qual è il vero problema adesso? Lo smaltimento delle carcasse degli animali morti che sono stati contagiati e di quelli che si dovranno sopprimere. Perché dovrà essere fatto nel massimo rispetto dei protocolli di biosicurezza”

La scoperta del focolaio di influenza aviaria in un allevamento non commerciale ad Ostia a pochi chilometri da Roma è emerso in seguito ai controlli dopo che si era riscontrata una mortalità anomala degli animali. Portato in laboratorio, da un campione di volatili è arrivata la conferma da parte dell’Istituto zooprofilattico, di quello che era già un sospetto: si tratta di influenza aviaria di sottotipo H5 Hpai. Immediatamente sono scattate le  misure straordinarie di contenimento con l’istituzione di una zona di protezione con raggio di 3 chilometri dall'allevamento sede di focolaio di influenza e una zona di sorveglianza con un raggio di 10. Tutti gli allevamenti in zona sono stati verificati, mentre tutti i veicoli e le attrezzature utilizzate per trasportare pollame sono state sottoposte a disinfestazione. Tutta la zona rimarrà off-limits per 21 giorni. 

“E’ importante chiudere la zona di sorveglianza perchè proprio questa è la fase più delicata: bisogna contenere al massimo il raggio del focolaio – tiene a sottolineare Maurizio Ferri – Ma ripeto, l’infezione riscontrata alle porte di Roma, definita anche peste aviaria, così come i focolai trovati negli allevamenti sia in Veneto che in Lombardia, è sì ad alta patogenicità, ma solo per la specie dove è stata riscontrata, ossia ha un alto tasso di trasmissibilità e di mortalità per i volatili, non per l’uomo. Ossia, per far sì che diventi pericolosa è necessario che ci siano le condizioni di una trasmissibilità tra i volatili e l’uomo. Ad esempio, una condizione simile è stata riscontrata in alcuni piccoli allevamenti rurali in Asia dove è accaduto che il virus si è replicato nell’uomo, ma parliamo ci coabitazioni strette tra gli uomini e i volatili infetti”.

Ma come arrivano questi virus negli allevamenti? “Ad esempio dagli uccelli migratori – spiega ancora Maurizio Ferri – per questo sono importanti le misure di biosiocurezza degli allevamenti, per essere efficaci devono prevedere protezioni sia da parte degli animali di terra sia di altre specie di volatili. Al momento comunque, non c'è alcun rischio di trasmissione del virus che rimane confinato a quella specie e le nostre carni in commercio sono sicure".