Obesi e smemorati: così i chili in più alterano i circuiti del cervello

Alcune funzioni cerebrali condizionate dal peso, memoria compresa: uno studio italiano su Nature Communications
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Un bis a tavola, uno spuntino in più. Oggi la scienza ci avverte: se mangiamo troppo rischiamo di perdere la memoria. Un meccanismo complicato che coinvolge cellule nervose, metabolismo fuori controllo e processi a catena che invertono la trasmissione dei messaggi tra organismo e alcune funzioni cerebrali. E il risultato è che chi non si pone limiti a tavola e, soprattutto, porta su di sé i segni dell'iperalimentazione, cioè è oversize o obeso, va incontro a difficoltà dell'apprendimento e a mantenere un soddisfacente livello di memoria.

Lo ha rivelato uno studio appena pubblicato su Nature Communications e condotto dal gruppo coordinato da Sabatino Maione, ordinario di Farmacologia nel dipartimento di Medicina Sperimentale della sezione di Farmacologia dell'Ateneo Vanvitelli di Napoli, in collaborazione con il team Cnr di Pozzuoli coordinato da Vincenzo Di Marzo e Luigia Cristino insieme al Tigem. Intendiamoci, la ricerca è sperimentale, nel senso che al momento il risultato ha riguardato una popolazione di topi. Sperimentale sì, ma in grado di porre presupposti per ipotizzare un meccanismo simile anche nell'uomo. Ma perché le abbuffate che sfuggono al self-control metterebbero a repentaglio le capacità mnemoniche? Risponde Maione: "Dal nostro lavoro è emerso come l'obesità possa alterare degli importanti circuiti cerebrali in aree del cervello che per la vita intera dell'individuo continuano a generare neuroni, attraverso un meccanismo definito di neurogenesi, come il giro dentato dell'ippocampo".

In dettaglio, si legge nell'articolo, per il gruppo di topi sottoposto a una dieta ad alto contenuto di grassi, si è evidenziato, a distanza di 8 settimane, che il loro peso era del 40 per cento superiore rispetto al gruppo sottoposto a regime alimentare "standard". E cosa è venuto fuori? Che gli animaletti obesi, rispetto a quelli normopeso, avevano raggiunto un punteggio più basso nei test di memoria. A livello microscopico, i neuroni nell'ippocampo dei topi obesi perdono la capacità di potenziare lo scambio di informazioni con i neuroni nelle altre aree quando stimolati con impulsi elettrici ad alta frequenza. Insomma, uno stravolgimento che lascia poco spazio, appunto, alla memoria.

Il gruppo dei ricercatori coinvolti 
"Questo fenomeno - spiega Serena Boccella, tra gli autori principali dello studio - è chiamato plasticità a lungo termine e rappresenta il meccanismo fisiologico che nell'uomo controlla l'apprendimento e il consolidamento dei diversi tipi di memoria. L'impatto sulla memoria è tale che il soggetto obeso inizia a non memorizzare in maniera corretta la sua stessa assunzione di cibo (memoria episodica)". In pratica, il fatto stesso di ingurgitare cibo senza freni, innesca il perverso meccanismo che ci farebbe dimenticare le quantità già assunte. La natura in questo, almeno dal punto di vista psicologico, non ci dà una mano. Al contrario, ci farebbe perdere consapevolezza. Secondo gli scienziati ciò spiega, almeno in parte, il perché dell'adattamento del nostro cervello alle diverse abitudini alimentari e perché quando ingrassiamo continuiamo a mangiare sempre di più. "Nello studio sono state identificate due molecole, il neuropeptide orexina e l'endocannabinoide 2-arachidonoilglicerolo - aggiunge Boccella - altamente coinvolte nella alterazione della neurogenesi e del normale funzionamento del circuito che regola la memoria episodica".