Virus respiratorio sinciziale, i sintomi e i rischi per i bambini più piccoli

Cresce nelle ultime ore il numero di casi di infezioni respiratorie di cui il principale indiziato è il virus sinciziale. Un virus noto e diffuso in questa stagione, ma per il quale non esistono vaccini o terapie. Quali sono i sintomi e le precauzioni da adottare per evitare i rischi
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(aggiornato il 24 novembre 2021)

Continuano ad aumentare i ricoveri nei reparti pediatrici e nelle terapie intensive degli ospedali italiani di neonati e bambini piccolissimi colpiti da bronchioliti e polmoniti causate dal virus respiratorio sinciziale, il cosidetto 'virus dei bambini' che ogni anno causa epidemie stagionali, ma che quest'anno è arrivato in anticipo e in forma più violenta.

In Toscana si sta assistendo a una crescita importante dei casi di infezione da virus respiratorio sinciziale in età pediatrica. All'ospedale pediatrico Meyer di Firenze nel novembre 2019 i casi di accesso al pronto soccorso per bronchiolite sono stati 24: a novembre 2021, ad oggi, se ne registrano già 140.

Che cos'è il virus respiratorio sinciziale?

Non si tratta di un virus nuovo: se ne parla dagli anni Cinquanta. L'infezione per gli adulti non desta particolari preoccupazioni, ma può avere invece conseguenze molto gravi, a volte fatali, per i bimbi più piccoli e i neonati.

Le raccomandazioni per i genitori

Ai genitori, il dottor Luigi Tarallo, primario del reparto di Pediatria dell'ospedale San Leonardo di Castellamare di Stabia, raccomanda di evitare che i bimbi troppo piccoli, al di sotto dell'anno di età, "passino dalle braccia di un parente all'altro, evitare tanti baci di zii e amici, evitare fumo passivo per i bambini che vanno tenuti al riparo da rischi di contagio, in quanto questo virus si trasmette anche agli adulti, che ne diventano portatori talvolta asintomatici o manifestando solo un lieve raffreddore. Ma purtroppo le nostre raccomandazioni restano spesso inascoltate".

Chi rischia di più

A maggior rischio sono i bambini nati prematuri o fragili per pregresse patologie.

I sintomi e le conseguenze dell'infezione

"Il virus - spiega Fabio Midulla, responsabile del Pronto soccorso pediatrico del Policlinico Umberto I di Roma e presidente della Società italiana per le malattie respiratorie infantili (Simri).- se contratto nei primi mesi di vita del bambino provoca forme di bronchiolite gravi, con manifestazioni cliniche nelle basse vie respiratorie, mentre nei bambini più grandi e negli adulti si risolve con sintomi lievi, come rinofaringite, febbre o tosse. Ma i neonati sono spesso protetti dagli anticorpi materni che si 'trasmettono' attraverso la placenta. Questa volta però non è stato così - fa notare l'esperto - e l'epidemia che solitamente arriva a dicembre-gennaio è scoppiata con 2 mesi di anticipo. Ce lo aspettavamo perché per un anno e mezzo il virus non ha circolato grazie alle misure anti-Covid (lavaggio delle mani, mascherine e distanziamento sociale). Ma non appena queste misure sono state allentate, i fratellini più grandi sono tornati all'asilo o a scuola, e con una popolazione senza anticorpi il virus ha cominciato a circolare, subito e in anticipo rispetto al solito, e sta dando forme gravi nei piccolissimi".

Ma cosa rischiano i bebè, soprattutto quelli che finiscono in terapia intensiva? "Per fortuna - spiega il presidente Simri - il rischio di morte, a differenza che nei Paesi in via di sviluppo, da noi è molto basso, ma il virus può lasciare danni permanenti, a partire dallo sviluppo di asma da grandi, che si verifica nel 50% dei casi".

Le terapie di supporto

Può accadere che i neonati colpiti dal virus respiratorio "abbiano bisogno di ossigeno e di essere reidratati perché non riescono a mangiare bene - avverte Antonino Reale, responsabile Pediatria emergenza dell'ospedale Bambino Gesù di Roma -. Nella maggior parte dei casi sono piccoli pazienti con comorbidità o fragilità dovute alla nascita prematura. Quindi, non avendo una cura, si agisce con un terapia di supporto e si aiutano con l'ossigeno o una flebo. A chi ha problemi respiratori più seri viene messo il casco, per l'erogazione della Cpap, che abbiamo conosciuto nei pazienti con Covid in terapia intensiva".

L'arma migliore è la prevenzione

Midulla ricorda come non esista un vaccino specifico contro il virus respiratorio sinciziale (Rsv - Respiratory syncytial virus), ma "ci sono tre sperimentazioni in fase III di vaccini per le mamme e terapie con anticorpi monoclonali, indicati però solo per bimbi prematuri e particolamente fragili, quali i cardiopatici".

In attesa dei vaccini materni, "dunque, l'arma principale resta la prevenzione - precisa Midulla - che consiste nelle misure di precauzione quali il lavaggio delle mani, le mascherine, il monouso dei fazzoletti da buttare sempre nella spazzatura, il distanziamento nel caso di un fratellino più grande malato e il non mandare a scuola i bambini prima che siano guariti", perché rappresentano fonte di contagio.

Farmaci, a che punto è la sperimentazione

l policlinico di Pavia, unico in Italia, sta lavorando anche al primo farmaco in grado di bloccare l'RSV. Si tratta di uno studio sperimentale, iniziato nel 2019, ma poi sospeso causa Covid e ora ripreso in tutto il mondo. Alla sperimentazione partecipano Usa, Europa, Asia e Oceania. "Per questo virus non ci sono farmaci, ma anticorpi monoclonali che si propongono ai neonati - spiega Fausto Baldanti, responsabile del Laboratorio di Virologia Molecolare - . Nel 2016 è stato pubblicato un lavoro su Science in cui il nostro gruppo di ricercatori, insieme ad alcuni colleghi di Bellinzona ha individuato un anticorpo monoclonale in grado di coprire tutte le varianti dell'RSV. In secondo luogo stiamo sperimentando un farmaco innovativo, una molecola in grado di impedire che il virus si attacchi al suo recettore: una specie di ancora a livello della mucosa respiratoria a cui si aggancia in modo da evitare che entri nelle cellule per provocare l'infezione".

L'équipe del professor Marseglia lo sta somministrando a 5 bambini nel reparto di Pediatria. "Stiamo applicando questa nuova strategia terapeutica su base volontaria - sottolinea Marseglia - si tratta di uno sciroppo, quindi molto ben tollerato perché si somministra per bocca e i bambini lo ritengono gradevole. Ha scarsi effetti collaterali e ha, appunto, l'obiettivo di "spiazzare" il virus".

Nel frattempo, l'azienda farmaceutica Sanofi Pasteur ha annunciato che dovrebbe ricevere il via libera in Europa nel 2023 il primo anticorpo monoclonale di nuova generazione in grado di proteggere tutti i neonati dal virus respiratorio sinciziale, attraverso una profilassi in grado di abbattere drasticamente il rischio di ricovero. "Nello studio di fase 2, l'anticorpo monoclonale - sottolinea il general manager Mario Merlo - ha mostrato una protezione del 78% dal rischio di ospedalizzazione, in base ai risultati pubblicati sulla rivista scientifica New England Journal of medicine (NEJM). Si è appena concluso lo studio di fase 3, condotto su circa 3.000 neonati, che ha confrontato il farmaco con placebo e ha confermato i risultati. I dati saranno sottoposti all'Agenzia Europea dei Medicinali (Ema) nel 2023. Se tutto va bene, per il 2024 potrebbe essere autorizzato e disponibile in Italia". Esiste oggi in Italia un monoclonale somministrabile in 5 dosi solo ai nati molto prematuri. "Il nuovo anticorpo - spiega Francesca Trippi, direttore medico Sanofi Pasteur - oltre a essere monodose, è stato studiato su tutta la popolazione pediatrica sotto i 12 mesi di vita, perché si è visto che ricoveri per virus sinciziale riguardano in larga parte anche bimbi sani, senza fattori di rischio".