Anoressia e bulimia, un cortometraggio racconta l'ossessione di un 'ospite ingombrante'

*Psichiatra e psicoterapeuta, direttore Rete disturbi comportamento alimentare Usl 1 dell 'Umbria e presidente Siridap (Società italiana riabilitazione disturbi del comportamento alimentare e del peso)

Il filmato ricorda il ruolo delle famiglie che devono sostenere senza giudicare. Verrà presentato in occasione giornata internazionale per i diritti dell'infanzia e dell'adolescenza
3 minuti di lettura

Chi è l'ospite ingombrante che assedia  tre giovani adolescenti? Anoressia, bulimia e disturbo da alimentazione incontrollata vengono rappresentati da una  voce ambigua e seduttiva che cattura e imprigiona, una specie di amante, di migliore amica, un rifugio confortevole, come spesso la descrivono i pazienti affetti da queste patologie. Una voce fuori campo, che gli altri non sentono , ma che per loro diventa invasiva e condizionante, che li giudica, che li invita a punirsi.

E' questo il filo conduttore del cortometraggio: 'L'ospite ingombrante', scritto e interpretato da Carolina de'
Castiglioni e diretto da Claudia Campoli, che verrà presentato il 20 novembre, in occasione giornata internazionale per i diritti dell'infanzia e dell'adolescenza.

Il cibo come strumento

Da questo filmato si comprende subito però che il cibo, nel senso in cui lo intendiamo noi, non ha alcun collegamento con questo tipo di disturbi. Non si mangia troppo o troppo poco, ma si usa il cibo, privandosene o abusandone, per ragioni che hanno più a che fare con un disagio profondo , un senso di inadeguatezza , una paura di vivere insormontabile.  Non dobbiamo scordarlo mai, anche di fronte a volti emaciati o abbuffate da 30.000 calorie, perché altrimenti rischiamo di confondere e non intercettare il nucleo centrale della psicopatologia.

Ogni epoca ha la sua malattia e non c'è dubbio che i Disturbi del comportamento alimentare si prestano a rappresentare questa nostra epoca, connessi come sono all'immagine corporea, al significato del cibo, all'ossessione per l'apparire, al disagio contemporaneo. Sono disturbi incardinati fortemente nella visione del mondo del nostro tempo, per questo spaventano e attirano nello stesso tempo.

Malattie gravi

Non si devono confondere, però, gli effetti patoplastici della cultura, quelli cioè che modellano la forma che prendono i sintomi, con le cause profonde di queste patologie, che sono, ricordiamocelo, severe patologie psichiatriche e non mode culturali.  L'attenzione estrema all'immagine corporea, il culto della magrezza non sono "la causa" dei disturbi alimentari. La loro funzione sembra soprattutto quella di suggerire la strada attraverso la quale un malessere più profondo, grave, strutturale si esprime e cerca una sua risoluzione.

 

Sempre più vittime in Italia

E questa strada purtroppo è percorsa da milioni di persone in Italia , con un allargamento imponente  della popolazione colpita . Osserviamo esordi precoci con bambini di 8-9 anni che si ammalano di patologie alimentari sovrapponibili a quelle degli adolescenti, ma anche un aumento dei maschi che erano fino a dieci anni fa indenni da questi disturbi. Sono comparse forme nuove di patologie alimentari: ortoressia (l'ossessione di mangiare sano), bigoressia (ossessione della massa muscolare nei maschi), diabulimia ( manipolazione della insulina in pazienti diabetiche a scopo dimagrante ) .

Il cibo è diventato dunque  un nemico per milioni di persone ,che esprimono  così la loro profonda sofferenza, attraverso  una modalità estremamente pericolosa: ricordiamoci che i Disordini alimentari sono la seconda causa di morte per gli adolescenti dopo gli incidenti stradali. 

Il ruolo del genitore

Ma quale è il ruolo delle famiglie in queste traiettorie patologiche? Nel cortometraggio un immagine descrive  quale potrebbe e dovrebbe essere il ruolo del genitore. Non quello di giudicare, proibire , punire, ma piuttosto quello di "esserci", di allearsi sempre con la parte più sana del figlio .Quel padre che prende dolcemente la mano al figlio , che sta per alzarsi e andare a vomitare in bagno, ci fa capire meglio di molte altre parole  la vera alleanza tra un genitore e un figlio che spesso viene interrotta dalla malattia. 

Il vuoto

Nella storia di molti di questi ragazzi c'è spesso  un tentativo disperato da parte dell'ambiente, dei familiari, di strapparle a quel vuoto. Tuttavia il pieno che la famiglia tenta di ricomporre non è il nutrimento che si adatta al loro domanda. Non valgono gli argomenti a favore della vita: che sono giovani, che sono belle, che hanno la salute,  che sono amate.

Tutti questi argomenti non fanno che alimentare il  loro senso di colpa inchiodandole all'evidenza della propria inettitudine, sono falsi pensieri, filastrocche recitate per alimentare il persecutore interno. Ciò che il loro pensiero ha configurato è un mondo diviso tra buoni e cattivi, giusti e sbagliati, belli e brutti, grassi e magri, efficienti ed inetti, sani e malati. A loro spetta sempre il posto del respinto e tutta la realtà esterna non serve che come conferma della loro meritata esclusione.

Disturbi dell'alimentazione, determinante la componente genetica

I familiari nel percorso terapeutico

Per questo è importante includere sempre i familiari all'interno dei percorsi terapeutici, perché la loro capacità di  sostenere il figlio , diventa fondamentale per il lavoro dei terapeuti, dare loro gli strumenti giusti per affrontare insieme alla figlia un percorso di cura che sarà lungo e faticoso. E quel padre che ,senza parlare, stringe la mano del figlio ci fa capire quanto tutto questo sia importante . Tutti i nostri figli vengono rimessi al mondo molte volte, non gli diamo la vita una volta per tutte, ma ogni volta che ci assumiamo il compito di educarli, di stare in ascolto della loro esistenza, di fare muro tra loro e l'impatto della vita.

L'altra epidemia, aumentano i casi di anoressia e bulimia