Covid: il peso della pandemia sulle donne. Più esposte al virus e con più carico di lavoro

Hanno una probabilità doppia di sviluppare il long-Covid. Lo racconta il Libro bianco della Fondazione Onda. I dati presentati in occasione della giornata sulla violenza di genere
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Gli uomini ne sono colpiti in forma più grave e in media ne muoiono di più. Ma le donne sono maggiormente soggette alla possibilità di soffrirne nel lungo termine, e ne sentono di più il "sovraccarico" rispetto agli impegni familiari e lavorativi. È questo, in sintesi, il quadro che emerge dal Libro bianco: "Covid 19 e salute di genere: da pandemia a sindemia", realizzato dalla Fondazione Onda - Osservatorio nazionale sulla salute della donna, con il supporto di Farmindustria. Il documento evidenzia in modo patente, dati alla mano, che il Covid-19 non ha colpito tutti allo stesso modo, e suggerisce, già nel titolo, che sarebbe quindi opportuno parlare di "sindemia", termine coniato dall'antropologo statunitense Merrill Singer che indica un'emergenza sanitaria in cui non è la sola "biologia" del patogeno a condizionarne gli effetti, ma piuttosto la complessa interazione tra le caratteristiche della malattia e le condizioni socio-economiche della popolazione che ne è soggetta. Comprese, naturalmente, anche le differenze di genere.

L'emergenza sanitaria

"Questa tredicesima edizione del Libro bianco", spiega Francesca Merzagora, presidente della Fondazione Onda, "analizza quanto accaduto nel corso dell'emergenza sanitaria soffermandosi, oltre che sulle conseguenze sanitarie, economiche e sociali della pandemia, anche sulle sfide che ne sono nate e che hanno portato a una vera e propria sindemia. La pandemia, infatti, ha colpito in modo diverso la popolazione, gravando maggiormente sulla donna: ancora una volta il genere sembra essere una discriminante che ha reso le donne allo stesso tempo protagoniste e vittime della pandemia".

Le differenze di genere che emergono dal rapporto sono effettivamente macroscopiche: anzitutto, il fatto che gli uomini sono di solito colpiti dalla malattia in forma più grave, e hanno un tasso di mortalità quasi doppio, cosa che, si legge nel documento, "può essere almeno in parte attribuita a differenze comportamentali come l'abitudine al fumo e all'alcol, più frequente negli uomini, e la maggiore attitudine al rispetto delle regole e a seguire le indicazioni del personale sanitario tipiche delle donne", oltre che all'evidenza che "la risposta immunitaria, sia innata che acquisita, è più efficace nel sesso femminile rispetto a quello maschile".

Più infezioni

Ma c'è dell'altro. La suscettibilità all'infezione, per esempio, rispetto alla quale nel nostro paese si registra una prevalenza nel sesso femminile (51,1% dei casi), dato che, dice lo studio, è "sicuramente influenzato dal fatto che le donne in Italia rappresentano la maggior parte degli operatori sanitari, categoria esposta a maggior rischio di contagio e tra cui ben il 69% dei soggetti infetti è risultato essere di genere femminile". C'è poi la questione del cosiddetto Long Covid, ossia lo "strascico" della malattia, le cui manifestazioni possono persistere anche per molti mesi dopo l'infezione, rispetto al quale "alcuni studi", dice il documento, "hanno evidenziato una maggiore incidenza tra le donne, che sembrano avere il doppio della probabilità di sviluppare Long Covid, ma solo fino a circa 60 anni, quando il divario si appiana".

Più lavoro con lo smartworking

E ancora, ultimo ma non meno importante, il Libro bianco evidenzia anche delle marcate differenze nell'effetto della pandemia sulla condizione psicologica, familiare e lavorativa di uomini e donne. Per esempio, ben 99mila dei 101mila posti di lavoro persi nel 2020 (nonostante vigesse il blocco dei licenziamenti) erano occupati da donne: a pesare sulla loro scarsa occupazione, dicono gli esperti, è stata anche l'insufficiente presenza di infrastrutture socio-assistenziali. Il lockdown e le relative restrizioni hanno impattato in maniera più significativa sulla popolazione femminile perché nella maggioranza dei casi le donne si sono trovate a dover conciliare il lavoro di cura e domestico e l'attività lavorativa.

Lo smartworking, inoltre, ha visto per le donne un allungamento dei tempi di lavoro del 57% contro il 50% degli uomini. Per non parlare di quello che succede tra le mura domestiche: gli episodi di violenza a carico delle donne durante il periodo di pandemia sono marcatamente aumentati (la rete nazionale antiviolenza D.I.Re. riporta, nei mesi di marzo e aprile 2020, un incremento del 74,5% delle richieste di aiuto); responsabili di questo effetto sono stati l'isolamento delle donne conseguente al lockdown, la presenza costante di un partner abusante e i disagi correlati alla perdita del lavoro e una limitata autonomia economica e decisionale.