Se la paura di amare ci fa scegliere un partner virtuale

La sessuologa Valeria Randone: "La formula magica per la coppia longeva esiste. Fra le parole chiave: gentilezza, rispetto, ascolto ma anche silenzio"
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Pensare che il termine "virtuale" derivi dal latino "virtualis", a sua volta originato da "virtus" cioè virtù, ci porta ad avvertire una specie di incongruenza, quasi una contraddizione. Perché la virtù è cosa eccelsa, mentre associamo, come è giusto, la parola "virtuale" a qualcosa di artificiale, di costruito e finto.  Anche il sistema più elaborato e perfetto, in grado di farci operare come fossimo parte integrante di quell'universo, viene percepito da noi viventi e pensanti, per ciò che di fatto è: un artifizio. Utile, talvolta indispensabile ed efficiente nella società moderna, tuttavia, in ogni caso, fittizio. 

L'essere umano, quello vero, fatto di mente e corpo, è ancora un'altra cosa. E, da un lato impiega tutto sé stesso per mettere a punto sempre più sofisticati mondi virtuali che possano agevolargli le azioni, dall'altro è come se sentisse di doversi guardare le spalle da quelle realtà parallele, risolutive e affascinanti, però in fondo un po' sinistre, proprio in quanto perfette, ma innaturali. 

Il virtuale al cinema

Ancora una volta è il cinema ad offrire esempi preziosi di questo rapporto ambivalente tra l'uomo è ciò che egli stesso ha creato con obiettivi applicativi precisi e funzionali, ma con esiti non sempre salubri o edificanti. Da Nirvana alla saga di Matrix, da Ready Player One a Inception, da Oblivion al tridimensionale Avatar, i massimi registi hanno indagato la complicata connessione tra reale e virtuale, fornendo spunti decisivi di riflessione e addirittura di preveggenza. Scenari spesso inquietanti, intrisi di quella paura ancestrale o istinto di sopravvivenza che spinge l'uomo a mantenere le distanze da ciò che non fa parte della sua natura. 

Il mondo virtuale nella sessualità

Ora, in questo contesto, proviamo a pensare all'ambito sessuale, a quanto è diventato potente in questa sfera, tutto ciò che può essere definito "virtuale". Dai contatti accesi grazie alla rete, ai rapporti "consumati" attraverso una videocamera, fino ad arrivare alle sex dolls, oggi così diffuse e richieste. Oggetti concreti e tangibili, è vero, ma non sono persone. Sono giocattoli che emulano la realtà e spesso sono preferibili a quella poiché non hanno pretese, non pensano, non ragionano, non soffrono e non hanno desideri propri. Si scelgono, si pagano, si usano e si buttano in un angolo fino alla volta successiva. 

Ma è salutare tutto questo? La dottoressa Valeria Randone, specialista in psicologia e sessuologia clinica a Catania e a Milano, ha dedicato al tema dell'amore virtuale articoli e riflessioni sul suo blog. Quegli scritti, insieme ad altri sviluppati sulle più svariate tematiche della sfera affettiva umana, sono ora diventati un libro intitolato L'aggiustatrice di cuori (Viola Editrice).

"Per simulare una donna hanno anche aggiunto l'intelligenza artificiale... Bambola a pagamento, burrosa, con pelle e capelli e pure intelligente... La sex-doll saprà intercettare i desideri sessuali del suo amante di turno, per giunta senza replicare. Un vero sogno erotico per molti... È sessualmente disponibile e accondiscendente senza essere esigente.... e viene spenta dopo l'uso", scrive Randone nel capitolo C'è chi dice sex-doll. L'altra metà del letto.

Dottoressa Randone, è forse la paura del confronto a portare molti a scegliere un giocattolo per appagare i propri desideri?

"Sì, è la paura, senza dubbio a incentivare una persona a preferire il rapporto con qualcosa di virtuale piuttosto che di umano e reale. La paura del coinvolgimento, dell'abbandono, del tradimento e del confronto sessuale. E perché no, di essere felici. La felicità a volte spaventa tanto quanto l'infelicità perché obbliga alle scelte, al coraggio, al guardarsi dentro senza mentire soprattutto a sé stessi.
Le insicurezze non affrontate, elaborate e superate serpeggiano sotto pelle e danneggiano la vita di relazione e sessuale sino ad obbligare alcune persone a virare verso dei chiari e rassicuranti surrogati della relazione. Vivere una vita sessuale senza corpo e senza cuore, in una dimensione esclusivamente virtuale, senza lo scambio reale con un altro essere umano, è una sorta di meccanismo di difesa della psiche: protegge dall'incontro e dalla profondità del coinvolgimento. I fruitori abituali di queste pratiche decidono di non occuparsi dei disagi della loro vita psichica, dei loro buchi nel cuore e delle paure più profonde, sino a mettere sotto chiave la possibilità di emozionarsi davvero. Decidono, più o meno incosapevolmente, di vivere al sicuro: ben protetti dallo scambio e dalla relazione".

E' come non riuscire ad essere sé stessi e indossare una maschera per sfuggire a problematiche complesse.

"Esatto. Nel capitolo "Il gioco delle parti" vengono analizzate alcune dinamiche asimmetriche e disfunzionali che caratterizzano gli amori affamati - chiarisce Randone. - Ci sono amori che abitano lenzuola tiepide e altri lenzuola roventi, così come ci sono uomini (o donne) giusti al momento sbagliato e sbagliati al momento giusto, di maggiore fragilità dell'esistenza. Quando dico amori sbagliati, intendo non simmetrici, ma vissuti all'insegna del bisogno e della sottomissione di un partner all'altro, sono legami invasivi e struggenti, talmente confusi e confondenti che non è mai chiaro il confine tra un desiderio straripante e una dipendenza. Tra passione e dannazione".

Si parla spesso di 'ansia da prestazione', può condizionare la scelta di un rapporto con qualcosa di artificiale?

"In pratica sì. Nel libro viene affrontato il problema delle ansie e delle paure che attanagliano coloro che non riescono ad assicurare al partner una prestazione sessuale soddisfacente. Il confronto con un compagno/compagna in carne ed ossa è forse più difficile di un'avventura con sistemi artefatti, come le sex dolls o un rapporto in rete.  Le sex dolls o le (non) relazioni sessuali online diventano una sorta di parco giochi senza coinvolgimento alcuno e senza, soprattutto, il timore di fallire e di essere confrontati con altri partner. Le bambole del sesso sono dei veri e propri sex toys, decisamente evoluti. Sono bambole belle e ben fatte che ricordano esattamente il corpo di una donna, la sua morbidezza e sensualità, ma hanno una caratteristica che le rende decisamente entusiasmanti: non parlano, non pensano, non interagiscono, non giudicano".

Esiste una ricetta ideale per l'amore perfetto, così come per un buon piatto in cucina?

"In realtà non esistono pozioni magiche, ma accortezze da attuare nei confronti della propria coppia. Avere cura di manutenzionare il proprio legame d'amore, come se si trattasse di un vero e proprio editing affettivo, con alcuni ingredienti come la gentilezza, il rispetto, l'ascolto, le parole, i baci, l'empatia e la salute sessuale potrebbe essere un modo per tenere l'estraneo fuori dalle lenzuola casalinghe e candidare la coppia alla longevità. La crisi di coppia, così come il tradimento o l'abbandono, non appaiono all'improvviso ma sono sempre preceduti da tutta una serie di segni prodromici. L'idea della ricetta d'amore mi è venuta in mente ascoltando le coppie che si rivolgono a me, partner spesso in panne che non sono né felici né tristi, non hanno ancora smesso di amarsi, ma non riescono più ad esprimere il loro amore e, soprattutto, non riescono a venir fuori da quella sorta di paresi emotiva e dei sensi".

Nel libro parla anche di un altro ingrediente, il silenzio. Che ruolo ha nei rapporti d'amore?

"Il silenzio, se sapientemente utilizzato, rappresenta un vero antidoto alle parole abusate . Un balsamo per le ferite, un luogo da abitare senza sentirsi minacciati o obbligati a dire qualcosa. Talvolta, nelle coppie e anche in terapia, la raffica di parole toglie spazio all'altro, all'ascolto profondo fatto di orecchie e di cuore. Alcuni partner, per esempio, puniscono con il silenzio, come nei casi di partner passivi-aggressivi o narcisisti. La mancanza di parole, in questi casi, non lascia spazio alla circolarità delle emozioni e alla pienezza dell'incontro, ma invade, inquina e disturba. Ci siamo abituati all'arte del non ascolto e del non incontro: provare a impossessarci nuovamente del silenzio potrebbe aiutarci a salvare i contenuti e anche le relazioni. Il silenzio fertile non deve, o dovrebbe, però togliere spazio al litigio e alla capacità di utilizzarlo per chiarire in profondità quello che ferisce o disturba della e nella relazione".

Ingredienti dicevamo, ma anche regole. Come ad esempio le 7 che lei indica per fare funzionare bene un matrimonio.

"Il matrimonio, ma si potrebbe anche parlare di stabile convivenza, sembra essere diventato chimerico, troppo faticoso. Così quando un partner invecchia o non emoziona più si cambia con il nuovo, con ciò che inebria e regala qualche brivido inedito, anche se a termine. Uno dei segreti della longevità di un legame è la capacità di stare alla giusta distanza dal mondo dell'altro: non troppo vicino, non troppo lontano, per evitare rapporti asfittici e parassitari o anaffettivi e algidi. Un altro è la cura del legame. La capacità di creare uno spazio interno dove far dimorare il partner, le sue necessità, il legame di coppia e tutto quello che serve o servirebbe per tenerlo in buona salute, al riparo dalle intemperie. Gentilezze, sorrisi e sorprese, lettere o email con parole emotive che scaldano il cuore. E tanti baci profondi che creano e mantengono la vera intimità".

Dottoressa, anche la pandemia ha contribuito a mettere in difficoltà le coppie: che cosa è accaduto?

"Ho voluto dedicare l'ultima parte del mio lavoro alla sofferenza legata a questa emergenza. Per non dimenticare. Questa sciagura che si è abbattuta su di noi ha scompaginato tutti i legami: quelli stabili, quelli zoppicanti e conflittuali, e quelli che ancora si sarebbero dovuti formare. Siamo stati afflitti da un eccesso di lontananza e al contempo da un eccesso di vicinanza (coppie che ho ribattezzato "con poco corpo e coppie con troppo corpo"). Le relazioni per nascere e crescere hanno bisogno di vicinanza, di pelle e di sensi, ma anche di quella giusta distanza dal mondo dell'altro per evitare di smarrire il proprio baricentro psichico e sentirsi letteralmente invasi dall'altro. Un eccesso di presenza non fa bene all'amore. Ma l'intimità erotica offre sempre, in maniera sincrona, la doppia promessa di ritrovarsi e perdersi, di perdersi per poi ritrovarsi".