Vuoti di memoria, quando è il caso di preoccuparsi

Piccole dimenticanze, appuntamenti rimossi. E monta la paura. Ma non basta per pensare che si tratti di una patologia degenerativa. Un esperto spiega che fare
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Una chiamata importante dimenticata. Ma anche gli occhiali che non si trovano più, le chiavi della macchina che chissà dove sono. Banali dimenticanze quotidiane, veri e propri buchi di memoria che capitano un po' a tutti. Ma quando la perdita di memoria diventa un problema, talvolta il segno (anche premonitore) di una patologia neurodegenerativa?

Episodi di scarso rilievo collegati alla vita quotidiana, nella maggior parte dei casi, non dovrebbero destare preoccupazione o allarme. Può capitare, per esempio, e rientra nella norma, che si ripensi a un film visto qualche giorno prima e ci si sforzi di ricordare il titolo. Ebbene, accade perché non sempre riusciamo a codificare tutte le informazioni, tenerle da parte per poi farle riemergere a comando. Il ventaglio di occasioni "perdute" nel limbo della memoria è ampio.

Per dare una mano a risvegliare la memoria si ricorre a piccoli espedienti. C'è chi si affida a una ricostruzione ambientale per ricordare una persona o chi compie a ritroso il percorso effettuato, seguendo le tracce di ogni tappa per ritrovare l'auto.

Messa da parte l'ansia, rimangono però i dubbi. Se le dimenticanze diventano frequenti e si ripetono più volte nella stessa settimana, senza che la nostra vita sia caratterizzata da condizioni particolari di stress o di debito di sonno, ecco, allora dovremmo focalizzarci sui vuoti di memoria. E diventa fondamentale procedere a una valutazione. Prima generale, poi clinica.

Gioacchino Tedeschi, ordinario di Neurologia all'Università Vanvitelli di Napoli premette: "Per inquadrarle in modo corretto è necessario che le perdite di memoria influiscano sulle attività che ognuno svolge. La forma di memoria che per prima si perde nelle malattie degenerative è quella a breve termine, ma per esserne sicuri bisogna capire se l'acquisizione della traccia mnesica del paziente non sia influenzata da circostanze ambientali sfavorevoli quali quelle cui si è già fatto cenno".

Dopo il deficit della memoria a breve termine, si possono osservare le manifestazioni della perdita della memoria a lungo termine, distinguibile a sua volta in memoria implicita ed esplicita, e in questo caso scatta l'esigenza di interpellare il neurologo e, successivamente, lo psicologo.

"Per fare diagnosi di demenza è necessario procedere con uno screening clinico che escluda le forme secondarie ad altre cause, non solo neurologiche. Poi bisognerà integrare l'esame clinico e neuropsicologico con test strumentali come la risonanza magnetica e la Pet". La memoria a lungo termine è influenzata dal grado di coinvolgimento del singolo episodio o del singolo concetto nella nostra vita. Quella che tecnicamente viene definita "dichiarativa" o "esplicita" comprende a sua volta la memoria episodica e la semantica. "La prima riguarda appunto episodi del nostro vissuto (come il primo giorno di scuola di un figlio o la morte di un familiare), mentre la semantica si riferisce al concetto, per esempio quando non si ricorda che il pane è un alimento o che la bicicletta è un mezzo per muoversi. Quando siamo di fronte a disturbi di queste forme di memoria, ci troveremo in situazioni che esprimono maggior gravità". E infine c'è la "memoria "procedurale": non sappiamo più come ci si allaccia le scarpe o come si guida l'auto o come si fa giardinaggio".