Vaccini ai bambini, l'identikit dei genitori che hanno più paura degli effetti sui figli

Via libera alla vaccinazione anti Covid per i più piccoli, dai 5 anni, a partire dal 16 dicembre. Una ricerca americana riesce a identificare le famiglie che nutrono maggiore preoccupazione. In Italia i pediatri rassicurano con un documento completo di dati statistici
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Anche in Italia è arrivato il via libera alla vaccinazione anti Covid per i bambini più piccoli, dai 5 anni, a partire dal 16 dicembre. Negli Stati Uniti la raccomandazione del Cdc è arrivata a inizio novembre e la campagna vaccinale sta coinvolgendo 28 milioni di bambini (nel nostro Paese saranno 4 milioni), a cui verranno somministrate due dosi light di Pfizer, con le stesse modalità previste in Europa. Ma cosa sta influenzando la scelta di un genitore di far vaccinare o meno il proprio figlio?

Il sondaggio: chi sono i genitori che hanno maggiori esitazioni

Un sondaggio su oltre 1.100 statunitensi ha rilevato che l’esitazione a vaccinare i bambini contro il coronavirus differisce per etnia, genere, livello di istruzione, età dei bambini e, soprattutto, una precedente esperienza diretta con il Covid. Non sorprende che il team di ricerca del Cuny Institute for Implementation Science in Population Health di New York abbia scoperto che i genitori che esitano a farsi vaccinare siano anche riluttanti nel vaccinare i propri figli, ma anche i genitori vaccinati hanno segnalato preoccupazioni.

I risultati della ricerca, appena pubblicata da Jama Pediatrics , mostrano che i genitori di colore e ispanici hanno una minore disponibilità a vaccinare immediatamente i propri figli rispetto ai bianchi non ispanici, alle donne, ai più giovani e a quelli senza un’istruzione universitaria. Ma la cosa che più dovrebbe colpire positivamente è che i ricercatori hanno appurato che tutti coloro che hanno sperimentato in prima persona gli effetti del Covid, o hanno subito la perdita di un parente o di un amico caro, sono più disposti a vaccinare subito i propri figli. Facile intuire il perché: se si ha avuto il Covid, anche solo in forma lieve, si sa cosa può comportare questa malattia e si riconosce non solo l’efficacia ma anche il vantaggio che ha l’immunizzazione nei bambini, i quali indossano meno le mascherine e non rispettano il distanziamento sociale pur facendo vita di comunità.

Ne va di mezzo anche la scolarizzazione

“A settembre 2021, un quarto dei casi Covid negli Stati Uniti erano bambini – spiega l’epidemiologa Madhura Rane, prima firma della ricerca del Cuny Isph –. Vaccinare i bambini contro il coronavirus è il modo più efficace per ridurre il carico di malattia e garantire un ritorno sicuro alla scolarizzazione e ad altre attività sociali”. I primi sondaggi hanno mostrato esitazione tra i genitori anche vaccinati, “così abbiamo selezionato una coorte nazionale per capire il perché delle loro scelte”, coinvolgendo del gruppo chi ha figli tra i 2 e i 17 anni, quindi anche oltre quelle che sono le attuali raccomandazioni in base all’età.

L’analisi ha incluso 1162 genitori di 1651 bambini, il 74,4% dei quali erano già vaccinati al momento dell’intervista mentre gli altri si sono definiti “esitanti”. Fra i figli più grandi – per i quali la raccomandazione c’è già da tempo – sono risultati immunizzati il 48% di chi aveva fra i 12 ai 15 anni e il 58% degli over 16.

Padri e madri non vaccinati sono più restii

Tutti i genitori vaccinati si sono mostrati più favorevoli all’immunizzazione dei figli rispetto a chi non lo era: il 64,9% contro l’8,3% per i bambini dai 2 ai 4 anni; il 77,6% contro il 12,1% per quelli tra 5 e 11, l’81,3% contro il 13,9% fra i 12 e i 15 anni, 86,4% contro il 12,7% per gli over 16. Ma il 10% anche di chi si è detto generalmente favorevole alla vaccinazione comunque ha dichiarato che non vorrebbe vaccinare subito il proprio figlio per “preoccupazioni sui possibili effetti avversi a lungo termine”.

“L’esitazione dei genitori al vaccino è un problema importante soprattutto per le scuole, che devono richiedere test regolari di screening, un uso rigoroso della maschera e distanza fisica per la sicurezza di tutti – conclude la dottoressa Rane –. E’ fondamentale che la campagna vaccinale sia accompagnata da messaggi chiari e trasparenti sulla sicurezza dei vaccini tra i bambini, per rispondere alle preoccupazioni dei genitori e sciogliere i nodi sugli effetti avversi del vaccino”.

I pediatri italiani offrono un documento con i dati scientifici per rassicurare i genitori

Per rispondere a tutti i dubbi dei genitori italiani, Società italiana di pediatria, Federazione italiana medici pediatri, Associazione culturale pediatri e Federazione delle società scientifiche e delle associazioni di area pediatrica hanno preparato un documento  con tutti i dati della letteratura scientifica sinora disponibile, a partire dalle rassicurazioni sull’efficacia del vaccino del 90,7% nel prevenire i contagi.

“I dati a nostra disposizione ci dicono che se non si vaccina, il bambino avrà una probabilità nell’ordine di 3-5 su 10 mila di avere complicazioni serie, tali da richiedere un ricovero prolungato e di uno su 100 mila di avere una malattia così grave da richiedere cure in terapia intensiva”. Con la vaccinazione, invece, “3 su 100 possono avere sintomi come febbre o malessere per uno o due giorni, mentre uno o due su 100 mila possono manifestare un effetto collaterale di maggiore entità, ma del tutto curabile”.

I genitori che temono effetti avversi o non si fidano dell’immunizzazione possono mandare le loro domande anche all’esperto di Salute, all’indirizzo: salute@gedi