Obesità, quando il farmaco è per sole donne

Obesità, quando il farmaco è per sole donne
La carenza di una proteina chiamata KLF14 sembra aumentare l'accumulo di grasso viscerale nel genere femminile. Un medicinale che ne aumenti la produzione a livello delle cellule adipose potrebbe essere utile. Il test sui topi
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Un'iniezione, e il girovita si riduce vistosamente. È il sogno di milioni di persone che nel mondo convivono con l'obesità e i problemi di salute che questa porta con sé. E una nuova ricerca dell'Università della Virginia ci porta un passo più vicini a realizzarlo, almeno per il genere femminile. Lo studio, pubblicato sulla rivista Diabetes, rivela infatti il ruolo che gioca una proteina chiamata KLF14 (o più precisamente la sua carenza) nell'accumulo di grasso viscerale nell'organismo delle donne, e apre la strada allo sviluppo di farmaci in grado di contrastare le alterazioni metaboliche legate all'insorgenza di obesità e diabete di tipo 2.

La proteina

KLF14 è una proteina, codificata dal gene omonimo, che agisce come modulatore dell'espressione genica nei tessuti adiposi, e di cui si conosce da tempo il collegamento con problemi metabolici come diabete di tipo 2, ipercolesterolemia e coronaropatia. Si sapeva inoltre che l'associazione tra KLF14 e disturbi del metabolismo è più pronunciata nel genere femminile, ma fino ad oggi non era chiaro il perché. Per scoprirlo, i ricercatori dell'Università della Virginia hanno bloccato la produzione della proteina in un gruppo di topi geneticamente modificati, e hanno indagato i cambiamenti sopravvenuti nei due sessi dopo aver sottoposto i roditori ad una dieta ricca di grassi.

Il test sui topi

Osservando gli animali al termine dell'esperimento, i ricercatori hanno notato una diminuzione del grasso corporeo negli esemplari di sesso maschile, e al contrario, un aumento della massa grassa in quelli di sesso femminile. Non è tutto: le femmine di topo avevano anche accumulato il grasso in modo anomalo, aumentando le riserve di grasso viscerale e diminuendo quelle sottocutanee. Una situazione più simile all'accumulo di grasso che si vede tradizionalmente (ma non esclusivamente) nel sesso maschile, conosciuta come obesità androide, più pericolosa per la salute metabolica e cardiovascolare rispetto a quella ginoide che caratterizza comunemente il corpo femminile.

Non è tutto: nei topi femmina infatti l'inibizione di KLF14 ha prodotto anche una diminuzione del ritmo metabolico, un aumento della frequenza respiratoria, e una minore capacità da parte dell'organismo di utilizzare correttamente i trigliceridi presenti nel sangue. Tutte le alterazioni comparse nell'organismo dei roditori di sesso femminile, inoltre, sono scomparse una volta ripristinata la normale produzione di KLF14, e i topi hanno iniziato a perdere peso. Per gli esemplari di sesso maschile, invece, l'aumento dei livelli della proteina non ha prodotto effetti tangibili.

Servono altri studi

Secondo gli autori dello studio, i risultati dimostrerebbero che KLF14 svolge un ruolo chiave nell'organismo femminile, regolando l'utilizzo delle riserve di grasso, e il loro accumulo a livello viscerale e sottocutaneo. Per ora si tratta solamente di un'ipotesi, ma i dati raccolti in laboratorio sono compatibili con quanto si era osservato anche in passato negli esseri umani. E i ricercatori ritengono che si tratti di conferme sufficienti per iniziare a lavorare allo sviluppo clinico della loro intuizione.

"Stiamo lavorando a un sistema per trasportare un farmaco direttamente nelle cellule adipose, per aumentarne selettivamente la produzione di KLF14", spiega Mete Civelek, professore di Ingegneria Biomedica dell'Università della Virginia e coordinatore della ricerca. "La speranza è di tradurre al più presto nella clinica i nostri risultati di laboratorio, e aiutare così tantissime donne a combattere gli effetti dell'obesità e del diabete di tipo 2".