Artrosi del ginocchio: iniezioni o infiltrazioni? Ma l'ideale è fare prevenzione

Artrosi del ginocchio: iniezioni o infiltrazioni? Ma l'ideale è fare prevenzione
Le terapie per affrontare dolore e gonfiore. Cosa fare in caso di usura della cartilagine. Senza dimenticare che in alcuni casi è possibile intervenire prima che il problema si manifesti
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Iniezioni o infiltrazioni? Questo è il dilemma che affligge i numerosi pazienti alle prese con artrosi del ginocchio, proprio come quella che sta causando tanta sofferenza a Papa Francesco. In realtà, per i medici non ci sono affatto dubbi. Prima di arrivare alla soluzione più "estrema", la sostituzione chirurgica dell'articolazione con una protesi, è possibile intervenire prima, sia sui sintomi che sulle cause. E' quello che Ezio Adriani, direttore dell'U.O di Traumatologia dello Sport e Chirurgia del Ginocchio della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS di Roma, definisce "conservazione dell'articolazione". Nella pratica si tratta di intervenire per "salvare" la cartilagine prima che la chirurgia protesica diventi l'unica opzione.

Cos'è l'artrosi

L'artrosi, infatti, altro non è che il "consumo" della cartilagine, quella sorta di cuscinetto che ricopre le ossa dell'articolazione del ginocchio e ne permette un movimento fluido. Quando la cartilagine si consuma, la funzione articolare si riduce gradualmente. "Quando la cartilagine è completamente scomparsa - spiega Adriani - non si può far altro che sostituire parzialmente o totalmente la cartilagine. Ma prima di arrivare a questo punto, oggi possiamo fare molto per preservarla".

Perché si consuma la cartilagine

La cartilagine si consuma per motivi genetici, sui quali non è possibile al momento intervenire, e per una serie di fattori di rischio, quali il sovrappeso o una deviazione dell'arto (ginocchio varo o ginocchio valgo), che determinano entrambi un sovraccarico sull'articolazione. "Molto importante inoltre è mantenere sane - spiega Adriani - le strutture che proteggono la cartilagine, in particolare i menischi e i legamenti crociati. Diagnosticare precocemente un danno a carico di queste strutture consente di ripararle". I sintomi guida di un danno all'articolazione del ginocchio sono il dolore, il gonfiore e la riduzione del movimento, fino al blocco articolare.

Dolore e gonfiore

Quando inizia il dolore e il gonfiore molti pazienti si trovano a un bivio: fare un'iniezione intramuscolare o un'infiltrazione intra-articolare? "L'iniezione è un palliativo, un mezzo per fare arrivare un farmaco, come un antinfiammatorio o un antidolorifico, vicino alla cartilagine", spiega Adriani. "Solitamente è un opzione a cui si ricorre nella fase acuta, quando il paziente riporta forti dolori: funziona contro i sintomi, ma non è risolutiva", aggiunge.

Le infiltrazioni

L'infiltrazione intrarticolare è invece un'opzione valida sia contro i sintomi che, molte volte, anche contro le cause. "Possiamo far rientrare questo atto medico, l'infiltrazione, in quella nuova branca della medicina che chiamiamo ortobiologia, che promuove la riparazione dei tessuti dell'apparato muscolo-scheletrico, stimolando le risorse naturali dell'organismo", spiega Adriani. "A differenza delle iniezioni, le infiltrazioni arrivano direttamente all'articolazione che, quando ancora non è consumata completamente, può essere stimolata a rigenerarsi", aggiunge. Con l'ortobiologia si possono sfruttare le proprietà di alcune sostanze di sintesi come l'acido ialuronico e di alcune risorse che si celano dentro il nostro stesso organismo, come i fattori di crescita e le cellule staminali.

La "pappa" piastrinica

"Dal sangue, si può invece estrarre la cosiddetta 'pappa piastrinica' o PRP - sottolinea Adriani - un concentrato ricco di fattori di crescita, proteine che stimolano la proliferazione e la differenziazione delle cellule, allo scopo di riparare un tessuto danneggiato. Il PRP promuove la riparazione e la rigenerazione della cartilagine, ne ritarda i processi di degenerazione e riduce l'infiammazione, alla base della sintomatologia dolorosa dell'artrosi".

Terapie cellulari

Tramite sempre le infiltrazioni si possono somministrare terapie cellulari che sfruttano l'azione delle cellule staminali prelevate dal grasso o dal midollo osseo. "Le cellule staminali, favoriscono la riparazione dei tessuti sia direttamente che 'dialogando' con le cellule già presenti nel tessuto da riparare, al fine di stimolare una rigenerazione ordinata dello stesso", sottolinea Adriani. Il grasso da utilizzare (prelevato dall'addome, dai fianchi o dalle cosce) viene meccanicamente filtrato per concentrare la frazione vascolare stromale, ricca di staminali; è questa la parte che viene iniettata nell'articolazione.

L'usura della cartilagine

"Nel caso in cui ci trovassimo già di fronte ad una usura completa della cartilagine - spiega Adriani - a quel punto l'ortobiologia ha solo un effetto sintomatico (toglie cioè il dolore), ma non rigenerativo. L'ortobiologia può mantenere un'efficacia sui sintomi per 5-10 anni; la durata dipende molto dallo stato di avanzamento dell'artrosi. Ad oggi è utilizzata come coadiuvante nel trattamento riparativo dei tessuti che, per età o per caratteristiche intrinseche, hanno meno capacità di guarigione. Se dobbiamo riparare il menisco di un 50-60enne, che ha minori possibilità di guarigione, con l'aggiunta dell'ortobiologia riusciamo ad aumentarne le capacità riparative".

La protesi

Quando la cartilagine del ginocchio è rovinata parzialmente, è possibile ricorrere ad una protesi "parziale", o protesi mono-compartimentale, cioè ad una sostituzione parziale dell'articolazione. "Questo - spiega Adriani - ha il grande vantaggio di conservare intatti tutti i legamenti del ginocchio e quindi è un intervento più performante e meno invasivo. Basta una notte di ricovero, il paziente cammina subito e ha una funzionalità pressoché completa dell'articolazione. Può durare oltre 20 anni".

La prevenzione

La strada migliore rimane però quella della prevenzione, quando è possibile. "Se infatti contro l'usura dovuta all'età si può fare poco, possiamo invece fare tanto già prima dei 40 anni d'età nei casi di traumi o di stili di vita sbagliati", sottolinea Adriani. "Ad esempio, se si rompe un menisco o il legamento crociato - continua - lo dobbiamo riparare prima che il danno a queste strutture vada con il tempo a consumare la cartilagine. Oppure in caso di sovrappeso sarebbe opportuno cercare di perdere qualche chilo alleggerendo il carico sul ginocchio". Alla lunga tutto questo può valere più di mille iniezioni o infiltrazioni.

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