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Pedali e diabete, il viaggio dei due ciclisti per sensibilizzare su malattia, sicurezza e ambiente

Pedali e diabete, il viaggio dei due ciclisti per sensibilizzare su malattia, sicurezza e ambiente
Lo scrittore Fiorin: dal Messico all'Alaska un'avventura in ricordo di Mauro Talini, ciclista con diabete di tipo 1
2 minuti di lettura

Dal Messico all'Alaska pedalando. E' l'impresa di dieci ciclisti amatoriali, di cui due con il diabete di tipo 1, impegnati in una staffetta in bici lunga oltre 9.400 chilometri. Iniziata lo scorso 10 aprile da Trincheras in Messico, ora sono arrivati alla penultima tappa, precisamente nei pressi del Parco nazionale di Yellowstone, negli Stati Uniti. La destinazione finale sarà Prudhoe Bay in Alaska, che gli ultimi due staffettisti dovrebbe riuscire a raggiungere il 12 luglio prossimi.

Uno dei due ciclisti che chiuderà l'impresa è Alberto Fiorin, scrittore veneziano che da oltre 30 anni percorre il mondo a piedi e in bicicletta. "Questo progetto nasce nel ricordo del cicloviaggiatore Mauro Talini, ed ha l'obiettivo di proseguire il suo messaggio purtroppo tragicamente interrotto", racconta Fiorin. Mauro Talini, ciclista con diabete di tipo 1, ha effettuato numerosi tour in bicicletta in tutto il mondo per sensibilizzare governi e popolazioni a una migliore cura e assistenza del diabete, soprattutto a favore delle persone presenti nelle regioni più povere e svantaggiate del mondo. La sua missione si è interrotta nel 2013, quando è rimasto ucciso in un incidente.

Ora le associazioni "Ancora in viaggio. Diabete no limits. Povertà no limits" e A.N.I.A.D. onlus hanno deciso di raccogliere il testimone e continuare quel percorso. "L'iniziativa è rivolta in particolar modo a sensibilizzare e informare su tre tematiche di larga attualità e dal forte impatto sociale: oltre al diabete, il nostro messaggio riguarda la sicurezza stradale a favore di ciclisti e la salvaguardia dell'ambiente", dice Fiorin. L'intento dei promotori di "In viaggio...verso l'Alaska" è contribuire economicamente, grazie a una raccolta fondi, alla costruzione di 30 bagni igienici nella periferia del centro di promozione integrale "Arco Iris de l'Alegria", in Bolivia, dove operano le missionarie dell'Immacolata Padre Kolbe, di cui era Mauro Talin era socio.

Questo speciale tour sta proseguendo con successo. Da circa una decina di giorni, infatti, è partita la penultima tappa attualmente in corso. Prima che il testimone passasse ai due nuovi ciclisti è stato il turno del 36enne Alessio Fresco, che ha pedalato da San Francisco a Salt Lake City. E' stata un'impresa incredibile, considerate le difficoltà che il personal trainer di Lanciano, un paesino in provincia di Chieti, per tenere sotto controllo la sua malattia, il diabete di tipo 1. Alessio Fresco è di certo in gran forma, considerata la sua professione e la sua passione in generale per lo sport.

Ma, inutile nasconderlo, per un'impresa simile il diabete può essere un grosso ostacolo. Ma l'atleta abruzzese ce l'ha fatta: ha pedalato per la bellezza di 1.233 chilometri. "Lo ammetto: è stata dura", confessa Fresco. "Non tanto per la malattia, ma per le condizioni climatiche e per il percorso che abbiamo fatto: circa 9mila metri in salita e in certi punti eravamo a temperature vicine allo zero", aggiunge. Come se già pedalare per 12 ore al giorno fosse semplice per chiunque.

Il diabete ha certamente complicato un po' le cose. Ma Fresco si era preparato bene, logisticamente e mentalmente. "Ho imparato ad ascoltare il mio corpo e ad anticipare gli effetti della malattia", racconta. "Con l'aiuto di un microinfusore, un piccolo apparecchio collegato a un sensore e a un ago-cannula, sono riuscito a monitorare bene la glicemia e a programmare in tempo soste e pause per prevenire l'ipoglicemia con i pasti e le iniezioni di insulina", aggiunge. "Ho viaggiato una borsa frigo in cui conservavo l'insulina, che poi la sera in hotel mettevo in frigo", racconta. Alessio Fresco è la testimonianza vivente che il diabete non è un limite.

"Con adeguate conoscenze e competenze, la malattia può essere assolutamente ben gestita, e non impedisce la realizzazione dei propri sogni e delle proprie passioni", sottolinea. "Per me il diabete è stato un maestro severo. Mi ha insegnato uno stile di vita sano, l'importanza di prendersi cura di sé e di seguire un'alimentazione equilibrata", aggiunge Fresco. Non dice mai che è facile. "Non lo posso di certo dire", sottolinea. "Ma come dimostra la mia partecipazione a questa staffetta in bici, si può fare. Io ce l'ho fatta, senza mai avere un crampo", conclude.