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Ecoansia, che cos'è e perché dobbiamo affrontarla subito

Ecoansia, che cos'è e perché dobbiamo affrontarla subito
(afp)
Tra un quarto e la metà delle persone esposte a eventi climatici estremi, a seconda dei contesti, sviluppa problemi di tipo psicologico. Ecco perché non si può più aspettare e offrire supporto alla popolazione
2 minuti di lettura

Nei giorni scorsi su queste colonne Vittorio Lingiardi ha fatto riflettere sul costo psicologico del cambiamento climatico. Un tema non solo attuale ma oggetto di studi che meritano di essere conosciuti.

Da sempre è noto che i fattori climatici influenzano la psiche, basti pensare al termine "meteoropatia". Che spesso "andiamo con il tempo" non è certo una novità, ma ora l'entità dei cambiamenti, delle situazioni estreme e delle emergenze ha assunto proporzioni sconosciute al punto da costituire, come sappiamo, una minaccia concreta e incombente per la tenuta dell'ecosistema. Uno dei fattori che mette in crisi l'equilibrio tra l'essere umano ed il suo contesto di vita.

La progressione dei cambiamenti fa sì che se si osservano gli ultimi 50 anni, la metà delle emergenze è avvenuta nei 15 anni appena trascorsi, coinvolgendo 5 miliardi di persone, praticamente quasi l'intera popolazione del pianeta.

Due mesi fa a Stoccolma l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha presentato un Rapporto proprio su questo argomento (Mental Health and Climate Change: Policy Brief, June 2022), con un'ampia documentazione sugli studi effettuati negli ultimi anni.

L'OMS, dati alla mano, evidenzia come la rapidità dei cambiamenti ed il moltiplicarsi delle emergenze climatiche impatti sulla salute mentale e il benessere psicologico, aumentando lo stress, l'ansia, la depressione e il rischio suicidario. Tra un quarto e la metà delle persone esposte ad eventi climatici estremi, a seconda dei contesti, sviluppa problemi di tipo psicologico.

Con il caldo aumentano i disturbi psichici

Uno studio condotto su due milioni di persone per dieci anni mostra che un aumento protratto del caldo sopra i 30 gradi produce un aumento del 2% dei disturbi psichici e comportamentali per ogni grado in più.

Secondo la psicologa USA Susan Clayton, una delle maggiori esperte di psicologia ambientale, sono quattro le situazioni che collegano le condizioni psicologiche al clima:

  1. gli eventi acuti, come disastri naturali ed emergenze climatiche, che hanno un impatto diretto sulle condizioni psicologiche, con disturbi di ansia, depressione, disturbo post traumatico da stress, che spesso si protraggono per anni
  2. i cambiamenti graduali, che hanno ovviamente un minore impatto sui singoli ma interessano molte più persone rispetto agli eventi acuti: sono documentate le correlazioni dirette tra aumento delle temperature, la siccità, la qualità dell'aria e l'aumento dello stress cronico, problemi emotivi, cognitivi e comportamentali
  3. la terza via è indiretta, e si riferisce alle minacce sociali ed economiche legate ai cambiamenti climatici (es. perdita di lavori, danni materiali, ecc.), che alimentano i livelli di stress e malessere. Tutte situazioni che hanno effetti ancora più problematici sui bambini che hanno i sistemi neurologici e psichici in sviluppo e su persone che in particolari condizioni di vulnerabilità. Una ricerca, ad esempio, ha documentato gli effetti psicologici della qualità dell'aria su donne incinte (Lamichhane e al. 2021).
  4. Infine abbiamo l'ansia da clima, che potremo definire come "ecoansia", una condizione sempre più diffusa dovuta alla preoccupazione per il degrado ambientale e le prospettive. Studi USA mostrano percentuali che variano tra il 17 e il 25% di persone che presentano problemi di ecoansia.

Il problema non si supera negandolo

L'OMS invita i governi a potenziare i programmi e le attività di supporto psicologico alla popolazione, sottolineando che l'ecoansia non si supera negandosi il problema ma aiutando le persone ad affrontarlo con un atteggiamento adeguato. Non solo perché, come afferma Julia Butterfly Hill, "ognuno può fare la differenza", ma anche perché le evidenze ci dicono che negarsi i problemi non aiuta chi lo fa.

È un tema di cui si parlerà molto visti i tempi che ci attendono, certamente la psicologia è chiamata non solo ad aiutare chi ha problemi ma anche a contribuire a creare una coscienza sociale su questo, un atteggiamento che aiuti i singoli e la società ad affrontare in modo costruttivo questa sfida che abbiamo di fronte, senza ammalarsi e senza girarsi dall'altra parte.

David Lazzari è presidente nazionale dell'Ordine degli Psicologi