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Mondiali. se il tifoso si emoziona lo stress manda il cuore in tilt

Finale di partita fra Italia e Inghilterra ai Mondiali 2020
Finale di partita fra Italia e Inghilterra ai Mondiali 2020 
Durante gli Europei 2020 picco di casi di sindrome di Takotsubo tra gli italiani. La tensione mette a rischio la salute
4 minuti di lettura

L'unico vantaggio determinato dall'assenza dell'Italia dai prossimi Mondiali del Qatar riguarda il nostro cuore, che non potrà sussultare a causa delle imprese azzurre. A voler cercare un risvolto positivo nella mancata qualificazione di Bonucci e compagni alla competizione al via il 20 novembre, c'è probabilmente soltanto questo. I cuori degli italiani non rischiano di fibrillare troppo, come accaduto invece durante gli ultimi Europei, nell'estate del 2021.

Ovvero quando le reti di Chiesa e Bonucci prima, ma soprattutto le parate di Donnarumma al momento dei rigori, determinarono un aumento dei casi di sindrome di Takotsubo tra gli italiani. Un trend in "modesta, ma significativa ascesa", per dirla con le parole degli oltre 50 cardiologi italiani che hanno firmato un lavoro appena pubblicato sulla rivista "Frontiers in Cardiovascular Medicine". Ma che testimonia come anche uno stress di natura positiva possa in realtà mandare in tilt il cuore.

Europei 2020

I camici bianchi hanno confrontato i tassi di ospedalizzazione registrati nei reparti di cardiologia di 49 ospedali italiani durante i venti giorni degli Europei (rimandati di un anno a causa di Covid-19) con quelli relativi a un periodo precedente di analoga durata e ai due giorni successivi alla disputa della finale tra Italia e Inghilterra. Gara vinta per l'appunto dagli Azzurri di Roberto Mancini, passati subito in svantaggio (gol di Shaw) e in grado di portare prima Kane e compagni ai supplementari (pareggio di Bonucci) e poi di sconfiggerli (grazie ai rigori parati da Donnarumma).

I ricoveri

Partendo da una base di 1.235 ricoveri registrati tra l'11 giugno e il 12 luglio, di cui poco meno di 500 registrati nei giorni delle sette partite disputate dall'Italia, i ricercatori non hanno registrato differenze nei trend degli infarti e dei casi di angina pectoris. Stesso esito ha avuto il confronto effettuato per la sindrome di Takotsubo, con un limite fissato però al 5 luglio: la vigilia della semifinale tra Italia e Spagna, vinta anch'essa ai rigori (1-1 al 90', reti di Chiesa e Morata). Nei giorni delle gare e in quelli successivi alla semifinale e alla finale gli esperti hanno infatti riscontrato un aumento dei casi di questa malattia (18, rispetto ai 13 del periodo di controllo), con una maggiore prevalenza nelle Regioni del Nord (69 per cento), seguite da quelle del Sud (30 per cento) e del centro (10 per cento) dello Stivale. Tra i pazienti finiti in ospedale tra il 6 e il 12 luglio, la maggior parte erano donne (70 per cento): età media generale di poco superiore a 60 anni. 

Una malattia legata alle emozioni

La sindrome di Takotsubo - identificata come la possibile causa di morte per Giulitta Masina, Federico Fellini e per il fratello del cantante Mango: a sua volta scomparso pochi giorni prima - colpisce in circa il novanta per cento dei casi donne nell'età post-menopausa. La malattia, descritta per la prima volta nel 1990, è stata finora correlata a stress psichici intensi di natura negativa: dettati da lunghi istanti di paura o dalla scomparsa di persone molto care.  Da questo studio, invece, giunge la conferma di quanto riportato già nel 2016 in uno studio pubblicato sull'"European Heart Journal". "A scatenare può essere anche una emozione positiva", dichiara Ciro Indolfi, direttore dell'unità operativa di cardiologia emodinamica dell'azienda ospedaliero-universitaria Mater Domini di Catanzaro e presidente della Società Italiana di Cardiologia. Gli esperti parlano già di "happy heart" per definire quanto possa accadere in situazioni simili a quella descritta nel lavoro. Una distinzione, tra emozioni negative e positive, che in realtà non sembra però esserci a livello clinico.

Conosciamo meglio la sindrome di Takotsubo

A prima vista, la sindrome di Takotsubo può essere confusa con un infarto. Alcuni sintomi sono comuni: dal dolore al petto all'affanno improvviso, fino all'alterazione dell'elettrocardiogramma. Così come il rialzo di alcuni biomarcatori del sangue: dai livelli di troponina a quelli di mioglobina e creatinchinasi MB. "Ma quando si sottopone il paziente alla coronarografia d'urgenza, eseguita nel sospetto di un infarto, le coronarie non risultano ristrette - prosegue Indolfi, che ha coordinato il lavoro: prima firma il suo aiuto, Alberto Polimeni -. Una parziale affinità si riscontra soltanto nei casi secondari, che si manifestano in persone già alle prese con una malattia cronica. In questi pazienti la prognosi è peggiore, perché spesso è presente anche un danno del miocardio, il tessuto muscolare che compone il cuore".

Lo stress fa la differenza

Le cause della sindrome di Takotsubo non sono ancora completamente note. L'epidemiologia evidenzia come particolarmente a rischio le donne già in menopausa: un dato che ha portato la comunità scientifica a ipotizzare un possibile (mancato) coinvolgimento degli estrogeni nella protezione cardiaca. Un'altra ipotesi chiama in causa una possibile alterazione del microcircolo cardiaco. Ma lo stress rimane l'indiziato principale, come testimoniato peraltro dall'aumento dei casi riscontrati nei primi mesi della pandemia e riportati in uno studio pubblicato due anni fa sulla rivista Jama Network Open. La tempesta ormonale che si registra in queste circostanze sarebbe la causa principale della forte pressione a cui, attraverso l'azione del sistema nervoso simpatico, viene sottoposto il cuore. Al punto da non essere in grado (nei casi più gravi) di pompare il sangue fino alla periferia.

Cosa fare in caso di sintomi sospetti

È questo lo shock cardiogeno, una delle manifestazioni più gravi della Takotsubo. In ogni caso, il quadro diventa chiaro nel momento in cui "si riconosce un'alterazione della forma del cuore, che diventa a palloncino e simula il vaso che usano i giapponesi per raccogliere i polipi". Da qui il nome: "tsubo" (vaso) e "tako" (polipi). "La diagnosi è di natura differenziale - aggiunge Indolfi -. Un paziente con questi sintomi deve essere sempre portato in ospedale: non da chi è con lui, bensì chiamando il 118. Il sistema di emergenza-urgenza è in grado, già nel luogo in cui si trova la persona, di effettuare un elettrocardiogramma e di avere già una prima stratificazione del rischio. Questa prima valutazione è fondamentale anche per decidere in quale ospedale trasferire il paziente, tra quelli più vicini. Una volta in pronto soccorso, la valutazione dei sintomi, un nuovo elettrocardiogramma e l'ecocardiogramma contribuiscono a chiarire la diagnosi in maniera definitiva. Se non c'è una ostruzione delle coronarie, si tratta della sindrome di Takotsubo".

Come si cura la sindrome di Takotsubo?

Meglio così, viene da dire, considerando che "il tasso di mortalità rispetto a quello dell'infarto del miocardio è di molto inferiore", aggiunge l'esperto. Una volta fatta la diagnosi, occorre iniziare subito la terapia: alla portata di qualsiasi reparto di cardiologia. Nulla di specifico, bensì una protezione cardiaca standard: a base di beta-bloccanti, ACE-inibitori e anti-aggreganti, in grado di mantenere nella norma la frequenza cardiaca, la pressione e la coagulazione del sangue. La prognosi, se la malattia è riconosciuta in tempo, è generalmente buona. Dopo l'evento acuto, il miocardio riprende a contrarsi normalmente e ad assolvere la sua funzione di "pompa" del sangue.

Raccomandazioni per i tifosi

Complice la debacle della Nazionale italiana nelle fasi finali delle qualificazioni ai Mondiali del Qatar, il rischio di una nuova "impennata" (comunque contenuta, nei numeri) di sindromi di Takotsubo sembra scongiurato. Ma il problema non viaggia soltanto a braccetto con la maglia azzurra. Qualsiasi evento sportivo può generare emozioni molto forti nella testa e nel cuore di chi assiste. Di conseguenza è possibile dare soltanto qualche indicazione generale. "Non possiamo dire naturalmente ai tifosi di non andare allo stadio - chiosa Indolfi -. Ma almeno chi è già a conoscenza di una malattia cardiaca è bene che eviti qualsiasi stress rilevante: indipendentemente dalla sua natura". Per fare un esempio: assistere a una gara decisiva ai fini dell'assegnazione dello scudetto o a un funerale può provocare reazioni molto diverse tra gli individui. "È la personalità a fare la differenza: chi è cardiopatico o si ritiene molto vulnerabile a certi eventi è meglio che eviti di parteciparvi".