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Silvio Garattini: "Più spazio alla scienza nella scuola per il futuro dei giovani"

Silvio Garattini: "Più spazio alla scienza nella scuola per il futuro dei giovani"
L'appello dello scienziato per un'insegnamento più moderno che riesca anche a tutelare la salute
2 minuti di lettura

Sulle caratteristiche della nostra scuola esistono posizioni eterogenee, spesso non disinteressate. C'è chi la esalta come la migliore del mondo e chi la considera completamente inadeguata alle esigenze dei tempi attuali. Non vi è dubbio che non tutto è da buttare, ma anche che vi siano necessari importanti cambiamenti che cercherò di commentare.

1. La scuola italiana manca di un insegnamento che aiuti i giovani, fin dalle scuole elementari a pensare alla propria salute. Non tutte le malattie piovono dal cielo. Molte malattie da quelle croniche ai tumori sono in gran parte evitabili. Dipende da noi, attraverso l'applicazione delle buone abitudini di vita, migliorare la nostra salute, ma ciò richiede la presenza della scienza nella scuola. Manca nella nostra scuola l'idea che la scienza sia fonte di conoscenza, attraverso specifiche metodologie, che la rende diversa dalla conoscenza di altre forme di sapere come la conoscenza letteraria, filosofica o artistica.

Se voglio sapere se un farmaco fa bene o fa male, se fa bene fare esercizio fisico non lo posso chiedere alla filosofia o alla letteratura, lo devo chiedere alla scienza. Ciò richiede la presenza di insegnanti che oggi, salvo eccezioni, non esistono, ma che devono essere preparati a questo tipo di attività. Questo cambiamento necessario nella nostra scuola avrà in futuro il vantaggio di diminuire la creduloneria, di migliorare la salute dei cittadini  di ridurre l'assenteismo da malattie evitabili e  di permettere la sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale, nonché una miglior visione della realtà da parte dei politici.

2. La nostra scuola è una scuola del passato. Tutto ciò che si studia appartiene a quanto già accaduto: dalla storia alla filosofia, dall'arte alla biologia. Ciò è un bene perché ci permette di sapere da dove veniamo, ma è anche una limitazione perché non ci permette di capire dove andiamo. Manchiamo di prospettiva perché non ci occupiamo del presente e tanto meno del futuro. Ciò determina la relativa incapacità del nostro mondo imprenditoriale e politico a realizzare progetti di ricerca e piani strategici. Inoltre i nostri documenti che riguardano appunto piani strategici sono molto lunghi perché nella nostra scuola, ad esempio, rispetto a quella francese, c'è poca tendenza a fare riassunti privilegiando invece i temi. Fare riassunti abitua a capire i punti importanti di quanto si legge o si progetta.

3. La scuola italiana è passiva, molto spesso soprattutto nelle Università, soggetta solo a lezioni frontali. I giovani italiani fanno poche domande e interagiscono poco con gli insegnanti. Sembra paradossale, ma una parte delle lezioni dovrebbero farle gli studenti. L'enorme disponibilità di informazioni dovrebbe permettere di preparare una lezione con la guida e l'aiuto degli insegnanti. Sarebbe una modalità importante per ricordare ed elaborare le informazioni, per imparare cosa ritenere e cosa si può dimenticare.

Un altra modalità per rendere più attivo il comportamento dei giovani è la realizzazione di dibattiti sulla interpretazione di avvenimenti storici o su problemi che riguardano il futuro della nostra società. È una modalità per avere in futuro dibattiti meno aspri e più comprensivi.

Questi cambiamenti richiedono coraggio perché si tratta di sconfiggere tabù e di richiedere agli insegnanti più formazione per un'attività differente dall'attuale routine. Il Ministro dell'educazione ha una grande opportunità per essere ricordato nel futuro  con gratitudine.

Silvio Garattini è fondatore e presidente dell'Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS