Visita oculistica, dai primi mesi di vita all’adolescenza: le tappe dei controlli della vista

Prima si rilevano i difetti visivi, prima si può intervenire per correggerli e garantire così ai bambini una vista in grado di farli crescere senza limitazioni visive
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Non è mai troppo presto. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, anche i bambini molto piccoli possono e devono essere visitati. Del resto, le visite oculistiche pediatriche vengono già condotte di routine nei reparti di neonatologia nei casi di prematurità a dimostrazione del fatto che non ci sono limiti di età per fare un check up della vista. Questo perché lo sviluppo visivo del bambino si svolge dai primi giorni di vita fino i 6/7 anni. Questo periodo viene definito ‘plastico’ e si esaurisce progressivamente fino a concludersi ai 10 anni di età.

 

I segnali oculari

Il ruolo dei genitori come ‘custodi’ della vista dei loro figli è fondamentale soprattutto fino a prima dell’età scolare quando è più probabile che eventuali difetti visivi emergano. Ma prima è importante che i genitori riescano ad intercettare alcuni segni oculari che possono richiedere un controllo medico: “I genitori dovrebbero controllare se il bambino presenta spesso occhi arrossati, fotofobia, ammiccamenti frequenti associati a prurito, lacrimazione abbondante e anche una secrezione mucosa e/o purulenta”, raccomanda Andrea Piantanida, chirurgo oculista del Centro Oculistico Lariano, Cernobbio, Como e membro del Comitato scientifico Fondazione Salmoiraghi & Viganò. Tra gli altri segni oculari da osservare ci sono il nistagmo (scosse irregolari degli occhi) bilaterale o monolaterale, l’anomalia di posizione delle palpebre (ptosi palpebrale), occhi grandi o piccoli o pupille di differente diametro (anisocoria) o forma (corectopia). “In tutti questi casi - prosegue l’esperto - i genitori devono segnalare al pediatra ed all’oculista i dubbi che possono derivare dall’osservazione degli occhi dei propri figli”.

 

I comportamenti anomali del bambino

Oltre ai segnali oculari, anche alcuni comportamenti anomali del bambino possono segnalare ai genitori la necessità di un controllo oculistico. “Se lo sguardo è assente, se non c’è reazione allo stimolo luminoso, se c’è difficoltà nel seguire gli oggetti in movimento o ad afferrarli - spiega Piantanida - significa che potrebbe esserci un difetto visivo e che è necessario fare una visita oculistica indipendentemente dall’età”. Altri comportamenti da tenere d’occhio sono le cadute frequenti e la mancanza di attenzione agli ostacoli, l’avvicinamento eccessivo nell’osservazione degli oggetti, la posizione anomala della testa specie nelle situazioni che richiedono attenzione ed impegno visivo, la chiusura di un occhio alla luce, la difficoltà nel riconoscere i colori (dopo i 5 anni) o nel colorare rispettando i bordi delle figure e, infine, una cefalea frequente.

 

Le tappe dei controlli oculistici

In assenza di segni oculari e comportamenti anomali dei bambini, quando far fare un controllo oculistico? “Oggi sappiamo che oltre i 6/7 anni risulta molto difficile se non impossibile intervenire per il recupero di un’acutezza visiva considerata normale”, premette Piantanida. Per questo, è nata l’esigenza di definire delle tappe nelle quali è utile sottoporre i piccoli pazienti a controlli oculistici in età prescolare fin dai primi giorni di vita sia per riconoscere precocemente le malattie e le anomalie oculari garantendone un rimedio tempestivo, sia per superare un’ambliopia eventualmente presente con interventi terapeutici che sarebbero scarsamente efficaci oltre i confini dell’età plastica della corteccia visiva”.

Primi mesi di vita: il test del riflesso rosso

Per valutare la presenza di difetti visivi nei bambini molto piccoli, gli oculisti possono ricorrere al semplice test del riflesso rosso. “La visualizzazione del riflesso rosso del fondo oculare presente in campo pupillare ottenuta con un oftalmoscopio consente di diagnosticare in maniera molto precoce la presenza di ombre o macchie scure anomale”, spiega Piantanida che aggiunge: “Possono essere segno molto probabile di gravi difetti visivi, di differenze elevate di difetto rifrattivo tra i due occhi, di cataratta congenita o, nel peggiore dei casi, di retinoblastoma, un tumore che può colpire l’occhio ma può dare invasione attraverso il nervo ottico delle strutture cerebrali”. Questo esame dovrebbe essere eseguito fin dai primi giorni di vita in tutti i reparti di neonatologia così come dal medico pediatra che nei casi sospetti deve inviare all’oculista per un approfondimento diagnostico.

 

10-12 mesi: il test dei riflessi luminosi corneali

Una seconda tappa importante nell’evoluzione visiva è quella dello sviluppo della binocularità e dei movimenti oculari. E’, infatti, tra il sesto ed il decimo mese di vita che le vie ottiche completano il processo di sviluppo dei movimenti oculari sincroni ed è quindi indispensabile un’analisi della situazione visiva del piccolo bambino verso i 10/12 mesi di vita. “A questa età - spiega l’oculista - si può già diagnosticare la correttezza dei movimenti oculari, la presenza di eventuali strabismi e difetti rifrattivi per i quali è già possibile intervenire”.

 

Tre anni: il momento giusto per capire se c’è ambliopia

Il periodo più importante in cui effettuare una visita oculistica nel bambino, se si esclude il controllo entro il primo anno di vita, è senza dubbio intorno ai 3 anni quando è possibile diagnosticare l’ambliopia (occhio pigro) eventualmente presente e prendere i necessari provvedimenti terapeutici. “E’ proprio questo il momento cardine per la prescrizione degli occhiali se esistono difetti visivi come ipermetropia, miopia, astigmatismo, ma soprattutto per il trattamento dell’occhio pigro”, sottolinea l’esperto. Gli anni della scuola materna sono i più importanti per intervenire: “L’occlusione a pelle, i filtri da applicare sulle lenti o la penalizzazione ottica sono terapie che possono migliorare la situazione visiva e sensoriale e che ci permettono di intervenire con calma soltanto se il trattamento prende avvio in questo arco di tempo”.

5-6 anni: l’età scolare per capire se servono gli occhiali

Un altro momento importante per fare una visita oculistica ai bambini è poco prima o all’inizio del percorso scolastico perché se vengono rilevati difetti visivi precoci si deve intervenire immediatamente con la prescrizione degli occhiali. “In questo modo - dice Piantanida - non solo si permette al piccolo paziente di vedere meglio ma si consente anche una corretta gestione dell’evoluzione dei difetti visivi presenti. Va, inoltre, sottolineato che proprio a questa età spesso cominciano ad insorgere i primi sintomi di allergia associata o meno a coinvolgimento oculare. Un’analisi accurata ed un tempestivo intervento del medico oculista potranno tenere sotto controllo i sintomi e impedire che le reazioni allergiche si aggravino”.

 

8-11 anni: l’età della miopia scolare

Gli 8 anni rimangono una tappa fondamentale nel percorso oculistico pediatrico. Spesso a questa età si presenta la miopia cosiddetta scolare per la quale si prescrive la totale correzione del difetto. “Oltre alla normale valutazione dei difetti rifrattivi ed alla loro prescrizione, all’età di 10/11 anni bisogna prestare molta attenzione all’insorgenza di astigmatismo o a lievi variazioni se era già presente”, spiega Piantanida.

 

Adolescenza: l’età delle lenti a contatto

I 14 anni rappresentano l’età in cui più spesso si ricorre all’utilizzo delle lenti a contatto abbandonando gli occhiali che possono essere vissuti come penalizzanti esteticamente o per lo svolgimento dell’attività sportiva. “Gli adolescenti - spiega Piantanida - adottano le lenti a contatto sia per la correzione dei difetti visivi presenti, sia per il monitoraggio terapeutico di eventuali irregolarità di curvatura corneale o di difetti rifrattivi elevati, che potrebbero insorgere in maniera tardiva ed essere progressivi oltre i 20 anni”.

 

Per ulteriori informazioni visita la pagina a cura della Fondazione Salmoiraghi & Viganò