Miopia, ipermetropia e astigmatismo: a ciascuno la sua lente

Guida pratica al tipo di lente più adatto a ciascun difetto di refrazione
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Non più soltanto un ‘presidio medico’. Ormai gli occhiali da vista - pur mantenendo la loro funzione di correzione ottica - sono considerati alla stregua di un accessorio di moda in grado di dare un tocco originale, elegante, romantico o sportivo a chi li indossa. Quindi, portarli non è più soltanto una necessità legata ad un deficit visivo, ma piuttosto un modo per stare meglio anche sul fronte dell’armonia del volto. Questo, tra l’altro, è proprio il momento dell’anno in cui arrivano le nuove collezioni autunno-inverno e la tentazione di cambiare la montatura può essere più forte. Ma la moda non può essere l’unico criterio di scelta: alla base deve sempre esserci la prescrizione dell’oculista e il consiglio dell’ottico che può suggerire quale montatura si addice meglio al tipo di lente che serve per il proprio difetto visivo.

 

La correzione della miopia

In genere, il primo ‘incontro’ con l’occhiale avviene da bambini quando in età scolare ci si accorge di essere miopi. In questi casi, la compensazione della miopia dipende sia dall’età del soggetto, sia dal valore del difetto. “Nell’età della scolarizzazione e comunque durante l’adolescenza - spiega Andrea Piantanida, oculista presso il Centro Oculistico Lariano, Cernobbio - Como e membro del Comitato scientifico della Fondazione Salmoiraghi & Viganò - la correzione ottica deve essere totale ed usata in modo permanente.

Quando usare gli occhiali per la miopia

Visto che il miope non vede bene da lontano, può evitare di mettere gli occhiali quando studia o legge? “In realtà - chiarisce Piantanida - bisogna sfatare l’idea che il giovane miope, che ha capacità di vedere bene senza occhiali da vicino, abbia giovamento se non li indossa. Infatti, rimuovere la correzione durante lo studio, la lettura ecc. implica l’obbligare il sistema visivo ad un elevato sforzo tra le attività di accomodazione e di convergenza, che invece normalmente devono essere tra loro molto armonizzate”. Spesso, nel corso degli esami della vista, gli oculisti si imbattono in giovani adulti miopi affetti da pigrizia accomodativa, generata da lunghi anni di mancata o sottostimata correzione.

 

Quali lenti per la miopia

Chi è miope ha bisogno di lenti negative o concave, cioè sottili al centro e più spesse nella zona periferica, ossia nella zona delle tempie. Guardando attraverso una lente per miopia si può notare un rimpicciolimento delle immagini di entità variabile in base alla diottria delle lenti. “Un parametro molto importante da considerare è il valore di indice di rifrazione compreso tra 1,50 e 1,74”, spiega l’oculista. “Esso indica lo spessore delle lenti che può essere normale, sottile o ultrasottile. Per valori lievi di miopia, entro le -2,00 diottrie, è possibile orientarsi su lenti a spessore normale, mentre oltre le -2,00 e fino a -4,50 diottrie è preferibile scegliere una lente sottile per avere un miglior risultato estetico, oltre che occhiali più leggeri”. Se, invece, i valori di miopia sono più elevati, allora è necessario optare per lenti ultrasottili che, oltre ad essere più leggere, permettono di evitare lo sgradevole effetto di rimpicciolimento dell’occhio”.

 

Ipermetropia: serve la correzione?

All’opposto del soggetto miope, c’è l’ipermetrope che invece vede bene da lontano, ma male da vicino, quando il difetto è modesto. Proprio per questo, spesso si ritiene che si possa fare a meno della correzione. “In effetti - chiarisce Piantanida - quando il difetto è lieve, l’occhio riesce a correggere naturalmente il difetto attivando il meccanismo di accomodazione; in questo modo la visione risulta chiara e nitida come in un occhio normale anche se questo continuo sforzo spesso affatica la visione da lontano e rende ancor più difficoltosa quella da vicino”.

 

Le lenti per l’ipermetropia nell’adulto

Per la correzione dell'ipermetropia si utilizzano occhiali monofocali con lenti positive o convesse, caratterizzate da una decisa incurvatura sporgente proprio in corrispondenza del centro. Essendo convesse, queste lenti danno l'impressione a chi guarda dall'esterno che chi porta questi occhiali abbia gli occhi più grandi del normale.

 

La correzione ottica dell’ipermetropia nel bambino

Nei bambini se non ci sono disturbi come cefalea, visione sfuocata, difficoltà di lettura, l’ipermetropia fino a + 3,00 diottrie può anche non essere corretta. “La correzione dell’ipermetropia nell’età pediatrica - spiega Piantanida - dovrebbe essere fatta il più precocemente possibile se il difetto rifrattivo supera le 3,00 diottrie o in tutti quei casi in cui si manifestano difficoltà nella lettura che spesso conduce ad errate diagnosi di dislessia”.

Le lenti giuste per la correzione dell’astigmatismo

Quando l’immagine non corrisponde alla forma dell’oggetto, non importa se più grande o più piccola, allora il difetto ottico è quello dell’astigmatismo. Chi ne soffre se visualizza la lettera H, ad esempio, mette a fuoco soltanto le linee orizzontali o verticali e non entrambe contemporaneamente. Si corregge con l’utilizzo di lenti particolari che agiscono sulla direzione che vede sfuocata e che vengono definite come lenti cilindriche. “Si utilizzano lenti piano cilindriche in caso di astigmatismo semplice e sfero-cilindriche in caso di astigmatismo associato ad ipermetropia o miopia”, spiega l’esperto. Una lente piano-cilindrica è composta da due superfici: una è piana e l’altra è concava oppure convessa. Una lente sfero-cilindrica, invece, è formata dall’unione di una lente sferica con una lente cilindrica.

 

L’importanza della prescrizione nei bambini

Non esistono astigmatismi fisiologici che non vanno corretti, ma semmai astigmatismi di lieve entità che non è necessario correggere perché in età pediatrica non penalizzano lo sviluppo visivo. “A guidarci caso per caso sulla necessità o meno di prescrivere astigmatismi anche lievi - sottolinea Piantanida - deve essere invece la misura accurata dell’acutezza visiva perché a volte nel bambino anche una piccola correzione fa la differenza sul recupero visivo”. Un altro errore comune da evitare è quello di non prescrivere il difetto astigmatico, o prescriverlo solo in parte nei pazienti affetti da miopie elevate in quanto ciò non comporterebbe un vantaggio visivo. “Questo atteggiamento clinico - fa notare l’esperto di Fondazione Salmoiraghi & Viganò - invece comporta spesso uno sviluppo non completo dell’acutezza visiva nei piccoli pazienti che presenteranno un visus ridotto a causa di un’ambliopia astigmatica. Per questo, gli astigmatismi associati a miopie elevate non solo vanno ricercati con particolare attenzione ma vanno anche corretti totalmente”.