Attenzione al virus che colpisce i più piccoli

Si chiama sinciziale. E colpisce le vie aeree dei prematuri. Che rischiano. Non c’è vaccino, ma un anticorpo monoclonale può evitare il peggio
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Con l’emergenza Covid, il ritorno dei virus stagionali avrà conseguenze peggiori del solito. E se per gli adulti sono influenza, raffreddori e sindromi parainfluenzali a rappresentare un rischio, per i più piccoli il nemico si chiama virus respiratorio sinciziale. Un patogeno particolarmente insidioso nelle prime fasi della vita, quando rappresenta la più comune causa di infezioni respiratorie gravi e di ricovero ospedaliero: stando all’Oms annualmente causa 34 milioni di infezioni acute delle basse vie aeree nei bambini al di sotto dei cinque anni, e 3 milioni di infezioni gravi che richiedono ospedalizzazione.

Guardando all’Italia, nei paesi ad alto reddito, come il nostro, gli esperti stimano che il virus respiratorio sinciziale colpisca ogni anno 2,8 milioni di bambini sotto i 5 anni, provocando 383 mila ricoveri e più di 3.300 decessi. I rischi, però, non sono uguali per tutti: è principalmente per i neonati prematuri che il virus respiratorio sinciziale rappresenta un pericolo. «I bambini prematuri hanno un organismo più fragile, e spesso hanno subito trattamenti, come l’intubazione e la ventilazione meccanica, che possono provocare danni a livello polmonare, aumentando la suscettibilità alle malattie delle vie aeree inferiori», spiega Piermichele Paolillo, vice Presidente della Società italiana di neonatologia (Sin) e Direttore di Neonatologia e terapia Intensiva neonatale del Policlinico Casilino di Roma: «In questi piccoli pazienti il pericolo è fin troppo concreto: si rischia il ricovero in terapia intensiva, sovrainfezioni batteriche, strascichi neurologici e di altra natura, e persino la morte».

Purtroppo non esiste un vaccino che metta a riparo dal virus, ma questo non vuol dire che manchino completamente le alternative. È infatti disponibile un farmaco, il palivizumab, un anticorpo monoclonale utilizzato per una forma di immunizzazione in cui gli anticorpi che neutralizzano il virus non vengono prodotti dall’organismo (come avviene nel caso dei vaccini), ma sono forniti dall’esterno. Per questo motivo, i piccoli pazienti devono sottoporsi a un’iniezione mensile durante il periodo del picco epidemico, che in Italia va da novembre ad aprile, in modo da mantenere alti i livelli di anticorpi forniti dal farmaco e contrastare i tentativi di invasione del virus. La prima dose si effettua presso il punto  nascita, mentre le altre vengono fatte in un centro vaccinale, e non interferiscono in alcun modo con le normali vaccinazioni della prima infanzia. Nel nostro paese si può prescrivere a spese del Servizio sanitario Nazionale per tutti i neonati prematuri, nati prima della 36esima settimana, ed anche in presenza di fattori di rischio come displasia broncopolmonare, malformazioni congenite, immunodeficienza primitiva, sindrome di Down, patologie neurodegenerative e altre malattie rare. «La profilassi con il palivizumab è senz’altro indispensabile nei neonati altamente prematuri, e se il farmaco avesse un costo inferiore si farebbe probabilmente a tutti i bambini», sottolinea ancora Paolillo: «È pertanto opportuno che le famiglie non rimandino, evitando di portare i bambini presso i centri vaccinali per paura del Covid».

Quest’anno, infatti, è ancora più importante evitare per quanto possibile la diffusione di malattie respiratorie stagionali. «Contro il Covid, alle note raccomandazioni, dal lavaggio delle mani al distanziamento – conclude Paolillo – per i neonati si aggiunge sicuramente anche l’attenzione  a evitare elementi ambientali nocivi, come il fumo passivo, favorire il più possibile l’allattamento al seno materno e promuovere l’utilizzo di vitamina D, un vero e proprio ormone che aiuta il sistema immunitario a resistere alle infezioni».