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Malattie reumatologiche: sono più di 150 e (quasi) tutte scoperte in due secoli

(Particolare di una delle opere esposte nella mostra 'Storia della pubblicità farmaceutica')
(Particolare di una delle opere esposte nella mostra 'Storia della pubblicità farmaceutica') 
Agli inizi dell’800 queste patologie erano quasi sconosciute. A Venezia, un convegno sulla reumatologia di genere e una mostra sulle pubblicità storiche dei farmaci per raccontare i progressi della medicina
2 minuti di lettura

L'artrite reumatoide "non esisteva" prima del 1800. Più in generale, le malattie reumatologiche - che attualmente sono più di 150 - agli inizi dell'Ottocento erano quasi sconosciute. Con poche eccezioni come la gotta, considerata una malattia "aristocratica", dal momento che è correlata al consumo della carne. Oggi lo scenario è completamente diverso. In Italia queste patologie colpiscono più di 5 milioni e mezzo di persone, soprattutto donne. E proprio la prospettiva di genere sarà tra i focus del convegno dell'Istituto di Storia della Reumatologia che si terrà a Venezia dal 14 al 28 ottobre. Saranno presentate ricerche storiche riguardanti le donne, le più colpite dalle malattie reumatologiche eppure quasi assenti nei documenti storici. Non è il solo appuntamento: il capoluogo veneto ospiterà anche la Mostra sulla Storia della Pubblicità Farmaceutica per la Terapia del dolore e delle malattie reumatologiche.

Un convegno sulla "reumatologia di genere" e la mostra sulle affissioni pubblicitarie

Ad ospitare convegno e mostra è l'Istituto di Storia della Reumatologia, fondato nel 2020 dalla Società Italiana di Reumatologia (SIR) all'interno dell'Ospedale Civile di Venezia (la conferenza di presentazione degli eventi può essere vista sul canale youtube della società scientifica, SIR TV). "La conoscenza di queste malattie è molto più vasta oggi, anche grazie al potente impatto della pubblicità", riflette Roberto Gerli, Presidente Nazionale SIR: "Basti pensare che il cortisone, uno dei farmaci che ha modificato gli esiti delle malattie reumatologiche, ha iniziato ad essere usato nel 1948. Questo dimostra quanto la ricerca abbia permesso di cambiare notevolmente il panorama terapeutico, modificando in positivo le prognosi di milioni di persone. Quella dell'Istituto di Storia della Reumatologia è un'iniziativa innovativa, che permetterà di scoprire un secolo di manifesti e inserzioni pubblicitarie, dal 1850 al 1950".

La pubblicità altro non è che una forma d'arte che ha dovuto pazientare per riuscire a ritagliarsi uno spazio nel panorama culturale, sottolinea Elisabetta Pasqualin, Direttrice del Museo Nazionale Collezione Salce di Treviso: "Esattamente come pittura e scultura, però, è stata in grado di intervenire su importanti aspetti della società, modificandola. Tra il 19° e il 20° secolo, le aziende farmaceutiche hanno cominciato a percepire la potenza del mezzo che stava nascendo, e a utilizzarlo per promuovere i loro prodotti. La democratizzazione dell'arte è passata anche dalla pubblicità del settore sanitario: le 'opere' non si trovavano più solo nelle case della borghesia, ma erano per le strade, nelle stazioni, sotto gli occhi di tutti, ricchi e poveri, unendo un altissimo valore artistico a una valenza sociale e culturale importante".

Il potere della pubblicità

C'è un 'effetto collaterale' positivo della pubblicità dei farmaci: quello di far conoscere le malattie e far prestare attenzione ai campanelli d'allarme. "La diagnosi precoce è fondamentale per le malattie reumatologiche", sottolinea Edgardo Contato, Direttore Generale Ulss3. I presupposti, ovviamente, sono avere consapevolezza di queste patologie e l'attenzione ai sintomi: "Per questo la pubblicità è così importante: maggiore è l'informazione, maggiori sono i controlli e le opportunità di iniziare a curarsi prima che le malattie peggiorino". Il progetto della mostra è nato proprio per promuovere l'importanza della pubblicità, nata a metà '800.

"Le aziende produttrici di farmaci hanno visto nella pubblicità un mezzo per la loro diffusione, con manifesti e inserzioni sulle testate più lette", spiega Leonardo Punzi, Direttore dell'Istituto di Storia della Reumatologia. "A quei tempi gli analgesici erano derivati dell'oppio, tra cui morfina, eroina e cocaina, ma si ignoravano i loro effetti negativi e, anzi, si promuoveva il loro consumo anche tra i più giovani. Il primo antidolorifico 'moderno' fu l'aspirina, nata nel 1897, una vera e propria rivoluzione nel mercato farmaceutico, con un importante impatto anche sulle pubblicità dei medicinali".

Sempre Venezia ha da poco ospitato un altro evento culturale importante, il Festival di Storia della Salute: "Diamo grande valore alla diffusione di questo tipo di cultura - conclude Mario Po', direttore della sede museale Scuola Grande di San Marco - Il Polo culturale museale della Scuola Grande di San Marco, infatti, opera al fine di conservare, valorizzare e far fruire i beni storici monumentali che appartengono all'ospedale di Venezia".