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Reumatologia, 3.500 pazienti seguiti con la telemedicina

(Crediti: Kaitlyn Baker on Unsplash)
(Crediti: Kaitlyn Baker on Unsplash) 
Il numero dei centri che hanno attivato la piattaforma della Sir iARPlus è raddoppiato dal 2020, ma la telemedicina incontra ancora troppi ostacoli. Serve allargare la platea di pazienti monitorati, ma anche mettere a sistema i servizi e rendere interoperabili le piattaforme digitali
2 minuti di lettura

Sono 3.500 i pazienti che ad oggi sono seguiti con iARPlus, la piattaforma virtuale di telemedicina implementata dalla Società italiana di reumatologia (SIR) negli 80 centri in cui è stata adottata. Centri raddoppiati dal 2020, quando è stata lanciata.

Di telemedicina si torna a parlare oggi, nel corso del congresso annuale della SIR in corso a Rimini, da dove arrivano due messaggi:  primo, servono più medici reumatologi se si vuole riorganizzare la reumatologia; secondo, è necessario mantenere e potenziare i servizi di telemedicina. Metterli a sistema, integrarli nel sistema sanitario e renderli interoperabili. Superando la fase beta e il carattere emergenziale che ha consentito di seguire i pazienti durante i momenti più duri del Covid-19. Partendo, magari, proprio da iARPlus.

La piattaforma

Il progetto era stato lanciato in piena pandemia, e proprio durante un altro congresso Sir, durante il quale era emersa l'importanza delle televisite e del telemonitoraggio per seguire i pazienti. Attraverso la piattaforma iARPlus, i pazienti possono evitare, quando non strettamente necessari, i viaggi nello studio del medico. E possono compilare i cosiddetti Patient Reported Outcomes (Pro), questionari che consentono al medico di "leggere" lo stato del paziente e della malattia.


Gli ostacoli alla telemedicina in Reumatologia

Due anni dopo, di telemedicina si parla sempre di più, con una tavola rotonda dedicata all'interno del meeting di Rimini. L'occasione per fare il bilancio e per esplorare le potenzialità legate a questa prima esperienza. Se da una parte è innegabile che la telemedicina faciliti l'accesso ad alcune prestazioni mediche e alleggerisca il carico di lavoro dei centri, dall'altra sono tanti i nodi da sciogliere: "Se in questi due anni abbiamo validato l'utilizzo della piattaforma, specialmente durante il periodo della pandemia, facilitando il contatto con i pazienti, ora dobbiamo mettere tutto questo a regime, renderlo riconosciuto, partendo dal regolare la tariffazione e quindi rendicontazione delle visite in telemedicina", spiega Fausto Salaffi, Responsabile Nazionale del Progetto Telemedicina per SIR.

L'altro aspetto che Salaffi sottolinea è la possibilità che sistemi come questo siano interconnessi, magari attraverso il tanto discusso fascicolo sanitario elettronico. "Il fascicolo dovrebbe servire da elemento di interconnessione delle varie specialità, come da idea iniziale. In questo modo potremmo seguire i pazienti nel tempo e collegare tra loro e rendere interrogabili specialità che parlano linguaggi diversi, che utilizzano parametri diversi per la valutazione del paziente. Tutto questo dovrebbe essere fatto su iniziativa delle Regioni, però. Come Sir chiediamo di avere accesso a livello ministeriale per ridiscutere tutto questo, sia per la tariffazione, sia per il re-inserimento della reumatologia nei piani di sviluppo della telemedicina, perché ora non è presente, cosa non accettabile, perché è una delle specialità a più alto impatto, che necessita di gestione tele-monitorata, dei pazienti soprattutto in chi fa farmaci biologici".

Estendere la telemedicina anche al Lupus

Intanto, la Sir sta allargando l'offerta dei servizi di telemedicina. Per esempio aprendo la piattaforma iARPLus anche al lupus, mentre oggi è riservata ai pazienti con patologie a più alto impatto, come artrite reumatoide, spondiloartrite e artrite psoriasica.

"Questi pazienti sono in cura con farmaci biologici, che hanno bisogno di un controllo molto stretto e che non è più possibile con il personale in ospedale, perché genera liste infinite", continua Salaffi. Programmando le visite, invece, e grazie ai Pros, è possibile capire se il paziente ha bisogno di essere richiamato in laboratorio, realizzando - conclude - una vera e propria gestione ambulatoriale mirata.