La terapia genica anche contro il glaucoma?

La terapia genica potrebbe essere utilizzata anche per potenziare la funzione degli assoni, i prolungamenti dei neuroni, dove questi sono compromessi. Si apre così una nuova possibile via per il trattamento del glaucoma. La scoperta sulle pagine di Science Advances
2 minuti di lettura

Il glaucoma è una malattia associata a pressione oculare elevata che può danneggiare il nervo ottico e portare anche a cecità. Sebbene mostri una certa familiarità, non è considerato una malattia genetica, eppure l'uso delle terapia genica potrebbe migliorare l'andamento della malattia. Di questo si parla oggi sulle pagine di Science Advances, dove un gruppo di ricercatori dell'Università di Cambridge (Regno Unito) presenta la propria idea per utilizzare la terapia genica contro le malattie neurodegenerative, ma non per corregge l'origine di un difetto genetico, quanto per aggiustare un danno funzionale. Agendo su più fronti. Parliamo di studi molto preliminari, con evidenze raccolte nei modelli animali, ma ecco di cosa si tratta.

 

L'idea alla base della terapia genica tradizionale è quella di correggere un difetto genico introducendo dall'esterno la copia funzionante del gene difettoso (o di un sistema in grado di ripararlo, con l'avvento dell'editing genomico). Si tratta di un approccio innovativo anche se in studio ormai da anni, pensato soprattutto per malattie genetiche dovute all'alterazione di un solo gene. Eppure, all'orizzonte, potrebbero prospettarsi altri campi di applicazione per la terapia genica.

 

La terapia genica non è cosa nuova per le malattie neurologiche, scrive il team di Tasneem Khatib dell'University of Cambridge, citando i casi dell'amaurosi congenita di Leber o dell'atrofia muscolare spinale. Malattia, quest'ultima per cui l'Aifa ha appena approvato la rimborsabilità della terapie genica per i bambini di peso inferiore ai 13,5 kg. In entrambi i casi si tratta di terapie che agiscono cercando di ristabilire la funzione persa e compromessa di un gene, fornendone una copia funzionante. Khatib e colleghi sono andati oltre: hanno cercato di capire se la terapia genica riusciva a riparare un difetto funzionale comune ad alcune malattie neurodegenerative, come la mancata funzionalità di una parte dei neuroni: gli assoni.  

 

Gli assoni sono dei prolungamenti dei neuroni lungo cui viaggiano gli stimoli nervosi. Se gli assoni non funzionano quindi, la comunicazione neuronale ne risente. E sono diverse le patologie in cui si riscontra un danno assonale. Come il glaucoma e forme di taupatie, condizioni associate all'accumulo di aggregati insolubili di una proteina (la proteina tau), che possono riscontrarsi nelle demenze, come l'Alzheimer. Alcuni indizi suggeriscono che sia possibile migliorare il trasporto assonale stimolando la crescita e lo sviluppo dell'assone. Come? Potenziando l'attività di due proteine, spiegano i ricercatori. Potenziare in questo caso significa rifornire dall'esterno le proteine in questione: il fattore neurotrofico cerebrale (Brain-derived neurotrophic factor, BDNF) e il suo recettore TrkB (tropomyosin receptor kinase B).

 

Per farlo i ricercatori sono ricorsi alla terapia genica, sfruttando un unico vettore virale per trasportare le informazioni per la codifica di entrambe le proteine in alcuni modelli animali (topi e ratti) di glaucoma e taupatia (la terapia genica classica fa infatti uso di vettori virali come veicolo dell'informazione genica da trasportare nelle cellule dell'ospite). In questo modo, scrivono, è possibile ottenere un'espressione a lungo termine di entrambe le proteine nelle cellule target. “Invece che utilizzare un approccio di terapia genica standard attraverso cui si rimpiazza o si riparano i geni danneggiati, abbiamo utilizzato la tecnica per rifornire il cervello di queste molecole”, ha rimarcato Khatib, sottolineando il carattere innovativo del loro approccio.

 

Gli scienziati hanno dimostrato che la loro somministrazione riesce a migliorare il trasporto dell’impulso nervoso assonale nei modelli animali di malattia (nel dettaglio i ricercatori hanno utilizzato un tracciante colorato per osservare questo trasporto tra retina e cervello), anche se i meccanismi con cui le due proteine riescono a farlo non sono del tutto noti, spiegano. Ma non solo: alcuni indizi, ottenuti osservando il comportamento degli animali usati come modello di demenza e la loro tendenza a esplorare oggetti nuovi o già visti all'interno di un labirinto, suggeriscono che la terapia genica si associ a un miglioramento della memoria a breve termine.

 

I risultati osservati nelle vie visive lasciano pensare che interventi simili, di miglioramento del trasporto assonale grazie alla terapia genica, possano essere raggiunti anche altrove nel sistema nervoso centrale. E - concludono gli autori - aprono le strade a nuove possibili strategie terapeutiche per riparare i danni che caratterizzano alcune malattie neurodegenerative.